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La collana di San Barsanofio
Scritto da Tore Patatu   
Martedì 23 Settembre 2008 11:41
Rifacendomi al mio precedente commento, voglio integrarlo con un’ulteriore riflessione, suggeritami ancora dall’intervento di Claudio Coda, ma anche da quello di Gianfranco Cappai. In questa nostra società, così tecnologicamente avanzata, i passi compiuti dall’uomo in campo scientifico, non corrispondono a quelli compiuti dall’uomo nei rapporti col proprio simile. “Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo” diceva Quasimodo. Ebbene, in questa nostra società, triste, ma non malinconica, orfana di allegria e di gioia, dove la tristezza è essenzialmente causata dalla mancata realizzazione di aspirazioni meramente materiali, forse, non basta allargare gli orizzonti culturali. Abbiamo anche un impellente bisogno di sorridere, con garbo ed intelligenza, abbandonando i toni sarcastici, caustici e corrosivi, biasimi pesanti e accuse fuori luogo, denigrazione e maldicenza, che non sono solo frutto di maleducazione ed impreparazione culturale, da qualunque parte essi provengano, ma sono dettate anche da quella asprezza d’animo che ci impedisce di vedere e considerare gli avvenimenti nella corretta prospettiva e di attribuirgli il giusto valore. Abbiamo perso il gusto della semplicità, della chiarezza, del disincanto con cui certi eventi vanno interpretati. L’ironia di Claudio mi ha portato alla mente i commenti che faceva mio padre Giovanni agli avvenimenti politici ed anche a quelli di altra natura. Faccio un esempio. Quando la Russia ha invaso la Georgia (patria di Stalin), giornali e TG hanno riportato con ridondanza la notizia che Berlusconi ha subito telefonato al suo amico Putin (per sgridarlo?). Cosa gli abbia detto non lo sapremo mai. Ma il nostro “illuminato“ presidente ha lasciato intendere che Putin, a seguito della telefonata, avrebbe certamente ritirato le sue truppe. Se fosse stato vivo mio padre (coi se e coi ma non si costruisce la storia, ma io non voglio fare lo storico, voglio solo sorridere), nel sentire la notizia, avrebbe semplicemente commentato: “Imbara chi bi lu faghet bìdere issu como a Putin”. Oppure: “De comente at retzidu sa telefonada, s’est tottu c… dae s’assuconu”. Lo scritto di Gianfranco Cappai, invece, mi ha portato alla mente vecchi e lontani ricordi familiari, sopiti, ma mai completamente dimenticati, legati alla dolce figura di mia madre Ciccia Pulina (nonna di Gianfranco), la quale, con disarmante regolarità, inviava sostanziosi conti correnti a numerose associazioni dell’area cattolica; dall’Associazione del Santo dei Miracoli, a quella di Frate Indovino. Noi figli, pur non condividendo quanto lei faceva, non le abbiamo mai impedito di spendere i suoi soldi come lei preferiva. Era una fervida credente e osservante, votata all’elargizione di elemosine ai poveri, al punto da arrivare ad adottare anche due bambini a distanza, ai quali inviava mensilmente cifre di un certo spessore. Fra le abitudini di mia madre c’era anche quella di inviare un obolo (pare sostanzioso anche questo) all’Associazione di san Barsanofio, a detta di don Cristòvulu, protettore degli studenti, tutte le volte che io sostenevo un esame: da quello di ammissione alla Scuola Media, fino all’esame di maturità, per continuare poi con gli esami universitari. La delegata all’operazione era mia sorella Giovanna, la quale, però, crescendo, imparò malizia, solleticata da una collana (non certo di smeraldi) esposta nella vetrina di uno storico negozio del paese. E, alla vigilia di un mio importante esame quadriennale, mentre andava a compiere il servizio tanto nobile ed importante, (confidando, forse, troppo sulla mia bravura), invece di fermarsi all’ufficio postale, continuò il suo cammino, fino a raggiungere il negozio, dove, coi soldi destinati a san Barsanofio, comprò la collana tante volte sospirata, che esibì il sabato successivo in uno dei tanti “balli a invito”, che allora venivano organizzati al “Cinema Fontana“.