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Viaggi 2005 - In Egitto, alla corte dei Faraoni PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Martedì 24 Giugno 2008 21:35

Chi non ha sognato, almeno una volta, di spingersi fin sulle sponde del mitico Nilo? La storia (compresa quella dell'arte), la letteratura, la documentaristica e la cinematografia hanno portato nelle nostre case immagini favolose di monumenti straordinari e ci hanno raccontato, sconfinando sovente nella leggenda e nell'aneddotica, una miriade di vicende, affascinanti e suggestive a un tempo.

Continuo a chiedermi: perché mai Tonina e io abbiamo tardato tanto a metter piede in quei luoghi magici e meravigliosi? Perché mai non ci siamo precipitati a visitarli qualche decennio addietro? Probabilmente quei posti, anche per certe vicende legate alla situazione politica turbolenta, in passato non apparivano così accoglienti da poterci trascorrere in serenità un paio di settimane di vacanza. Che sono il minimo indispensabile per "fare il pieno" di tutto quanto rende affascinante e misterioso l'Egitto dei Faraoni.

Infine, il dado è tratto nella primavera del 2005. In compagnia, ancora una volta, di Filippo e Peppina Ruiu, partiamo per una crociera sul Nilo di una dozzina di giorni. Arrivo al Cairo, città caotica, inquinata, sporca; ma ricca di fascino e d'interesse. Circolarvi a piedi è un'avventura. Specie quando si deve attraversare la strada. Strisce pedonali o no, chi va a piedi deve guardarsi da quella specie di re della foresta che sono gli autoveicoli. Nessuno, dico nessuno, si ferma. Nemmeno in presenza dei numerosi soldati che, armati e in uniforme bianca, fanno la guardia a non si sa bene che. Se ne vede, mediamente uno ogni trecento metri o giù di lì.

Ma, percorsi alcuni chilometri e giunti El Giza, ecco il profilo magico delle piramidi stagliarsi sull'orizzonte infuocato da un sole che ti cuoce a quasi 40° all'ombra. Tutte e tre, Cheope, Chefren e Micerino stanno lì da migliaia di anni, immobili, a testimoniare la grandezza di una civiltà scomparsa; di un potere immenso che, per millenni, dettò legge sull'Alto e sul Basso Egitto. Incutendo timore e rispetto fra le popolazioni di quell'area sconfinata. La sfinge, in asse con la piramide di Chefren, è anch'essa testimone muto ma eloquente di quanto il popolo dei Faraoni ebbe a produrre in termini di potenza militare, arte, scienza, religione, cultura.

La visita al museo del Cairo è altra fonte di meraviglia e stupore. Innumerevoli i reperti di quella civiltà straordinaria: statue gigantesche, pitture raffinate, colonne e capitelli di fattura pregevole, monili, mummie, sarcofagi, suppellettili varie, armi, costumi. Ma, su tutti, è il tesoro di Tutamkhamon a catalizzare maggiormente l'attenzione del visitatore. Gli ambienti destinati all'esposizione sono perennemente affollati da una marea di persone, che non mancano di ammirare estasiati la maschera funebre, il sarcofago in scintillante oro massiccio e migliaia di monili, orecchini, cinture, bracciali, carri da guerra e le tre gigantesche urne in legno dorato che, collocate come scatole cinesi all'interno della tomba più famosa della Valle dei Re, contenevano la mummia del Faraone e il ricco tesoro ancora intatti.

Qualche ora di volo e via a Luxor, dove ci attende una nave splendida, che salpa le ancore e ci porta a navigare sul Nilo per una decina di giorni. Intorno a noi scorre un panorama eccezionale: una sorta di giardino lussureggiante, un paradiso terrestre dove si miete il grano ogni quattro mesi. Finché il terreno è pianeggiante, e quindi facilmente raggiungibile dalle acque del Fiume. Non appena il livello sale, tutto diventa di un colore giallo bruno. Colline sulle quali, per millenni, gli Dei hanno scaricato sabbia dorata e finissima invece che acqua o neve o grandine. Un contrasto incredibile che, nelle ore dell'alba e del tramonto, viene impreziosito da certo tremolio che, lungo la linea dell'orizzonte, fonde la terra col cielo.

La nostra nave fa rotta verso Nord fino a Denderah, poi vira e si dirige a Sud, per sostare nuovamente a Luxor. Quindi attracca a Isna, Edfu, Kom Ombo, Aswan. Si naviga soltanto di giorno. Le escursioni ci portano a visitare templi, tombe e antiche dimore dell'Egitto dei Faraoni. Costruzioni ciclopiche connotate da un'eleganza stilistica di spessore notevole. Soprattutto i templi di Luxor e Karnak lasciano il visitatore frastornato per la grandiosità delle sale ipostile, le statue monumentali di granito tirato a lucido, la lunga sequenza di sfingi dal corpo d'ariete che ornano il lungo viale che collega i due templi. E poi le gigantesche colonne che, istoriate da migliaia di geroglifici in bassorilievo, si elevano eleganti fino al soffitto, per terminare con capitelli scolpiti a forma di fiore di papiro. Chiuso o aperto.

Le Valli dei Re e delle Regine appaiono immense, prive di una benché minima traccia di vegetazione e costantemente arse dal sole che, luminoso e caldo più che mai, percorre col suo carro di fuoco il cielo di un azzurro intenso, trasparente, terso, immobile. Cartelli indicatori, posti lungo il percorso, ci ricordano nomi che abbiamo conosciuto da sempre e che ci sono cari per il fascino che le loro vicende ci hanno trasmesso: Ramses II, Sethi I, Tutamkhamon, Amenofi III, Akhenaton, Thutmosi III... Le belle regine Nefertari, Nefertiti e l'incredibile Hatshepsut, unica donna ad assurgere alla dignità di faraone. Un mondo scomparso da millenni che continua a parlarci ancora con voce possente.

L'ultima visita è riservata a quella che è una vera e propria meraviglia: Abu Simbel. Il tempio, edificato da Ramses II, ha in sé due motivi di grande interesse: il primo è legato alla sua realizzazione, voluta da quel grande Faraone. Un trionfo dell'architettura egizia. Il secondo concerne la tecnologia moderna, grazie alla quale quel monumento stupendo è stato salvato dall'allagamento prodotto dalla costruzione della diga Nasser ad Aswan. Smontato pezzo per pezzo, è stato rimontato e ricollocato a una quota superiore di sessanta metri. Incredibile!

Un aereo ci riporta al Cairo, dove trascorriamo l'ultima notte egiziana nello splendido Marriott Hotel. Quindi Alitalia ci riporta a Fiumicino, dove ci attende un volo Airone per Alghero. Da qui, raggiungere Chiaramonti è un gioco da ragazzi. Ma non con la malinconia nel cuore. Contiamo di tornare in quella terra stupenda, dove la popolazione è gentile accogliente.

 

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Giugno 2008 12:08
 

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