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Su dottore Franciscu Dore de Posada, questo sconosciuto PDF Stampa E-mail
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Lunedì 01 Settembre 2014 00:00

Autore di “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea o siat su mundu, s’umanidade, su progressu”, ponderoso poema epico di 1889 ottave in limba

di Paolo Pulina

 

Nel resoconto relativo a un convegno su Eleonora d’Arborea tenuto il 25 ottobre 2009 al Circolo sardo “Su Nuraghe” di Parabiago (MI), ebbi modo di sintetizzare:

«Il giornalista Paolo Pulina, responsabile Comunicazione FASI (Federazione delle Associazioni Sarde in Italia), si è soffermato sulla mitografia costruita intorno a un personaggio storico ma anche leggendario come Eleonora d’Arborea, prendendo come spunto l’immane poema epico (undici cantigos, 1889 ottave in limba) scritto da “su dottore Franciscu Dore de Posada” e intitolato “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea o siat su mundu, s’umanidade, su progressu: poema epicu in ottava rima” (1910), citato anche da Grazia Deledda nel romanzo “La via del male”».

Per la verità, siccome la Deledda, quando ha pubblicato nel 1896 la prima edizione de “La via del male”, poteva avere presente solo la prima edizione 1870-1871 de “Su triunfu” (anche se poi non è ovviamente da escludere che abbia avuto tra le mani anche la ristampa 1910 del poema), invece che 1910 avrei dovuto segnare la data 1870.

Nel mio libro “Su Ploaghe” (dicembre 2010) nel “Catalogo delle opere su Giovanni Spano, anni 1868-2010” ho registrato scrupolosamente la sequenza delle tre edizioni dell’imponente opera di Franciscu Dore Satta de Posada, il cui titolo completo è, come abbiamo visto, “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea o siat su mundu, s’umanidade, su progressu: poema epico in ottava rima”: 1) Calaris, Dai s’imprenta de A. Alagna, 1870-1871, 2 voll., pp. 639; 2) poi, ristampa anastatica Dai s’imprenta de G. Serreli, 1910, pp. 639; 3) infine, ristampa anastatica dell’edizione 1910, Cagliari, 3T, 1980, pp. 639.

Tutte e tre le edizioni, purtroppo, non riportano alcuna riga biografica sull’autore de “Su triunfu”. Da tempo sono alla ricerca di notizie sulla figura poco ordinaria di questo medico-poeta anche perché nell’immensa foresta letteraria de “Su triunfu” ho scoperto, nel canto undicesimo, che le ottave da n. 159 a n. 165 sono dedicate da Dore a “De Piaghe s’illustre Antiquariu” (cioè, il canonico ploaghese Giovanni Spano, 1803-1878): ne trascrivo tre in calce a questo articolo.

Ecco comunque le informazioni da me reperite su Dore, che non compare (tanto per fare qualche esempio) né nella “Storia della letteratura di Sardegna” di Francesco Alziator (Cagliari, 3T, 1982; reprint dell’edizione 1954) né nella “Grande Enciclopedia della Sardegna”, a cura di Francesco Floris, pubblicata nel 2007 in abbinamento al quotidiano “La Nuova Sardegna”.

La data di nascita sembra essere il 1833. Nel “Diario politico” di Giorgio Asproni, di “Dore Ciccu (Francesco), di Bitti, medico a Posada” (così nell'indice dei nomi), si parla solo a pagina 61 del settimo volume: «Roma, lunedì 27 aprile 1874. Stamani ho veduto il medico Ciccu Dore con la moglie. Quasi non ci riconoscevamo più. Mi ha dato notizie di Bitti e di Posada. Si lacerano sempre».

Di Francesco Dore sappiamo di più dalle lettere di “raccomandazione” dello Spano (che ho potuto leggere grazie alla ricerca di Luciano Carta).

Come ho già precisato, nella scheda bibliografica del Catalogo on line dell’ICCU (Istituto Centrale del Catalogo Unico delle biblioteche italiane) l’autore di “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea o siat su mundu, s’umanidade, su progressu: poema epico in ottava rima” (Calaris, Dai s’imprenta de A. Alagna, 1870-1871, 2 voll., pp. 639) è indicato con il doppio cognome, quindi Franciscu Dore Satta de Posada.

La nota informativa sull’autore («Medico chirurgo, poeta dialettale. Nato a Posada, NU,1833».) cita come fonte: 1) “IBN: Index bio-bibliographicus notorum hominum (vol. 57, 1992) edidit Jean-Pierre Lobies; poi ediderunt Otto et Wolfram Zeller. Osnabruck, Biblio Verlag; poi F. Dietrich, 1972-; e 2) Bibliografia nazionale italiana: nuova serie del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa a cura della Biblioteca nazionale centrale di Firenze. A. 1, n. 1 (genn. 1958)- Firenze, Centro nazionale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1958- (CDROM).

Nel “Dizionario biografico degli scrittori contemporanei ornato di oltre 300 ritratti” (Firenze, coi tipi dei successori Le Monnier, 1879), Angelo De Gubernatis dice di Francesco Dore: «Francesco Dore, poeta sardo, nato a Posada nel Sassarese [sic!, in realtà nel Nuorese] l’anno 1833. Studiò Lettere a Nuoro, Filosofia a Sassari, Medicina a Cagliari, dove nel 1861 si laureò. Scrisse un notevole poema in undici canti, intitolato: “Il trionfo d’Eleonora d’Arborea”, in lingua sarda-logudorese».

Lo stesso De Gubernatis, nel “Dictionnaire international des écrivains du jour” (Firenze, Luigi Niccolai editore-tipografo, 1890), scrive: «François Dore, poète italien, né à Posada, dans la province de Sassari [sic!, in realtà Nuoro], en 1833, il fit ses études littéraires à Nuoro et à Sassari, où, en 1861, il obtint aussi son doctorat en jurisprudence. Il a publié dans le dialecte du Logudoro un poème en onze chants, avec le titre: “Il trionfo di Eleonora d’Arborea”; et aussi: “Il maledetto, ossia un consigliere della Provincia di Sassari”, Cagliari, 1882; “Per la verità e la moralità dell’avv. Giuseppe Serisi”, Sassari,1887».

De Gubernatis, nel successivo “Piccolo dizionario dei contemporanei italiani” (Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato, 1895), scrive: «Francesco Dore, poeta sardo, nacque a Posada l’anno 1833. Si laureò in medicina e chirurgia nell’ Università di Cagliari l’anno 1861. Dobbiamo a lui: “La nuova cosmogonia ossia I sei giorni della creazione secondo Mosè” (1864); “Il trionfo d’Eleonora d’Arborea”, poema in dialetto sardo centrale (1870).

Nel 1893 ha pubblicato una poesia satirica, pure in sardo, in cui descrive gli intrighi e le corruzioni elettorali dei suoi tempi».

Soltanto una ricerca sul luogo e nelle biblioteche sarde può sciogliere un nodo relativo all’attribuzione a Francesco Dore Satta degli altri testi oltre “Su Triunfu” citati nelle schede sopra riportate. Dobbiamo infatti anche tenere conto di un altro Francesco Dore (nato a Olzai nel 1861, morto a Roma nel 1944, che fu medico, deputato al Parlamento, consigliere provinciale: per esempio, “Il maledetto, ossia un consigliere della Provincia di Sassari”, Cagliari, 1882, nella scheda bibliografica ICCU ha questa variante del titolo: “La maledetta ossia la provincia di Sassari, riflessi dell’avv. Musina Dore”; questo doppio cognome esclude, evidentemente, la coincidenza con Dore Satta!).

Ma ci sono altri testi che attendono di essere attribuiti al “giusto” Francesco Dore: o quello nato a Posada o quello nato ad Olzai.

Nella speranza che qualche studioso della storia culturale di Posada e dintorni ci dia altre notizie biografiche relative a “su dottore Franciscu Dore de Posada”, riporto le righe più significative – dal punto di vista biografico – di uno scritto dedicato a Franciscu Dore da una rivista sarda di fine Ottocento: ho scoperto il testo nel corso delle ricerche per il mio recente libro “Memorie su Ploaghe e Logudoro” (Pavia, maggio 2014).

Su “Vita Sarda”, anno II, Cagliari 25 dicembre 1892, numero 24, a pagina 7, in un articolo intitolato “Saggi sul poema logudorese ‘Su Triunfu de Eleonora’” Giti (Giovanni Tiana) scrive: «Chi non conosce a Cagliari il Dott. Francesco Dore? Lo si vede spesso, e spesso lo si sente discutere con vivacità, o vicino all’offelleria Clavot, o nella piazzetta dei Martiri.

Ebbene molti lo conosceranno personalmente, ma pochi certamente sapranno che egli è poeta, e poeta nel vero senso della parola. Nato a Posada da genitori Bittesi, di questi ha l’ingegno svegliato, la fierezza, il coraggio, il carattere. Per chi nol sappia aggiungeremo che egli è nipote del Canonico Melchiorre Dore, l’autore della “Ierusalem Victoriosa”, dal quale il nostro poeta ha ereditato l’amore alle muse.

Confesso la mia ignoranza, ma fino a questo momento io non sapevo che la letteratura sarda moderna contasse un poema così vasto ed interessante. Poiché il poema del Dott. Dore “Su Triunfu de Eleonora” è uno dei più importanti che si siano pubblicati in dialetto logudorese. Il poema, diviso in undici canti, ha la bellezza di 1880 strofe».[...]

Giti presenta sinteticamente la struttura del poema sottolineando anche qualche tema particolare: per esempio, i sentimenti di Dore ostili al Vaticano (non a caso era «amicissimo e parente» di Giorgio Asproni) e ai Savoja.

Certo è incredibile che a Posada o a Bitti non ci si sia interessati all’autore di un’opera così vistosa (almeno dal punto di vista quantitativo) che Grazia Deledda cita in “La via del male” (cap. 16°):

«Quando si svegliava Maria preparava il caffè, poi sedeva davanti alla capanna, all’ombra della roccia, e trapuntava una camicia, mentre Francesco leggeva un numero arretrato della “Nuova Sardegna”, o il poema sardo “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea, del poeta Dore di Posada”».

In chiusura, prima di riportare tre delle ottave di Dore in lode di Giovanni Spano, in quanto esimio linguista e archeologo, mi permetto di rivolgere un pubblico appello, a chiunque sia in grado di farlo, di segnalare a questo sito notizie più approfondite riguardo a “su dottore Franciscu Dore de Posada”.

Tre ottave di Francesco Dore in lode di Giovanni Spano


Ottava n. 163.

De Piaghe s’illustre Antiquariu

Meritat tant’onore propriamente,

Pro c’hat mustradu sempre in modu variu

D’istimare sa Patria unicamente:

Isse in s’iscr ier’ su Vocabulariu,

Sa Grammatica sarda, hat caramente

Dadu provas d’amare dae su coro

S’amena limba de su Logudoro.

 

Ottava n. 164.

Però l’inculca chi non cesset mai

De visitare sas tumbas antigas,

Ue s’inserrant glorias e guai

Dë unu mundu mortu a sas fadigas,

Giaghì medas nd’ esistint’ chi giammai

Dae personas dottas ed amigas,

Istesint visitadas, e cuntenent

Preziosas memorias, chi trattenent.


Ottava n. 165.

Narali puru, ch’inculchet continu

D’istudiare su limbazu sardu,

Chi senza custu su nostru destinu

Non podet mezorare si non tardu;

Solu custu isviluppat in su sinu

S’Amore a s’Unione a donzi sardu,

Chi si cunservet sempre sanu e piu,

A sa Patria caru: Adiu!Adiu!

 

(Da “Su triunfu d’Eleonora d’Arborea”, Calaris, 1870; cfr. Cantigu undecimu

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Agosto 2014 17:18
 
Commenti (2)
Giusta l'osservazione dell'ingegnere Giommaria Pulina
2 Sabato 06 Settembre 2014 12:02
Paolo Pulina

Ovviamente questo cugino-padrino ingegnere Giommaria Pulina è tutt’altro che un analfabeta di ritorno. Ovviamente ha ragione nel ricordare che la Provincia di Nuoro è stata istituita dal fascismo nel 1927. Secondo la giusta osservazione di Giommaria, riformulerei così, tenendo però conto in ogni caso che Posada nell’Ottocento apparteneva al territorio non del Sassarese ma del Nuorese (termine genericamente geografico, non istituzionale-amministrativo-burocratico) e che dal 1927 fa parte della provincia/Provincia (termine non solo geografico ma anche istituzionale-amministrativo-burocratico) di Nuoro, non più di Sassari: «Nel “Dizionario biografico degli scrittori contemporanei ornato di oltre 300 ritratti” (Firenze, coi tipi dei successori Le Monnier, 1879), Angelo De Gubernatis dice di Francesco Dore: “Francesco Dore, poeta sardo, nato a Posada nel Sassarese [in realtà nel Nuorese] l’anno 1833. […]». «Lo stesso De Gubernatis, nel “Dictionnaire international des écrivains du jour” (Firenze, Luigi Niccolai editore-tipografo, 1890), scrive: «François Dore, poète italien, né à Posada, dans la province de Sassari [dal 1927 nella provincia di Nuoro], en 1833.[…]».

Ex ingegnere, attualmente analfabeta di ritorno
1 Venerdì 05 Settembre 2014 10:40
Giommaria
Ovviamente tutto quello che scrive PAOLO, per un sardo come me che può vantare una grande ignoranza sulle cose sarde, non può che essere gradito e apprezzato. A mio avviso però quando Angelo De Cubernatis dice: "Francesco Dore poeta sardo nato a Posada nel Sassarese (sic! in realtà nel Nuorese) nel 1833" a mio avviso ha ragione. Perchè lo dice nel 1890 e sicuramente si riferiva alla Provincia di appartenenza di Posada in quel momento. Infatti Nuoro diventa Provincia negli anni venti del secolo successivo. Inoltre nel 1833 Nuoro era poco più che un paesotto non ancora famoso perchè ancora nessuno sapeva chi fossero Sebastiano Satta e Grazia Deledda. E' vero che l'abigeato c'era già, ma questa è altra cosa.

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