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Gli illuministi e lo Stato, di Gianni Francioni PDF Stampa E-mail
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Domenica 20 Gennaio 2013 00:00

L’autore rammenta Rousseau sulla Corsica e fa ricordare Filippo Buonarroti in Sardegna

di Paolo Pulina

Lo studioso Gianni Francioni (nato nel 1950 a Sassari, dove ha frequentato il Liceo classico “Domenico Alberto Azuni”, si è laureato in Filosofia nell’Università di Pavia) è attualmente ordinario di Storia della filosofia moderna nonché Pro-Rettore per la didattica e l’offerta formativa dell’Ateneo pavese.

Francioni è noto come massimo studioso dei manoscritti dei “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci, ma la sua carriera accademica lo qualifica come specialista della filosofia del Settecento: all’illuminismo lombardo e a Cesare Beccaria ha dedicato numerosi, fondamentali lavori; è fondatore e direttore degli “Studi settecenteschi” (1981), l’unica rivista italiana interamente dedicata al Secolo dei Lumi.

Nel capitolo IV del suo recente volume (novembre 2012) “Gli illuministi e lo Stato. - I modelli politici fra utopia e riforma” (Como-Pavia, Ibis, pp. 183) Gianni Francioni si occupa del pensiero politico del filosofo illuminista ginevrino Jean-Jacques Rousseau (1712-1778).

Scrive Francioni:

«La compiuta e organica teoria politica che Rousseau aveva elaborato nel “Contratto sociale” trovava negli anni successivi delle concrete applicazioni e dei banchi di prova. Ginevra, Corsica e Polonia si offrivano come occasioni per difendere e ribadire i princìpi della sovranità e della volontà generale [...].

«Se nel caso di Ginevra si trattava di richiamare al rispetto di una buona costituzione già esistente, nel caso della Corsica si trattava di fondare uno Stato, di dare una legislazione a un popolo che non l’aveva.[...] Secondo l’incompiuto “Progetto di costituzione per la Corsica” l’ipotetico contratto si sarebbe dovuto realizzare davvero, sotto forma di un “solenne giuramento prestato da tutti i Corsi dai vent’anni in su” tramite il quale la nazione si sarebbe unita in un solo corpo politico. [...] Il primo problema della Corsica, da sempre soggetta a dominazioni straniere, pareva a Rousseau quello della libertà e dell’indipendenza».

Il sistema economico del nuovo Stato doveva essere autarchico e fondato sull’agricoltura; si doveva arrivare a un’eliminazione pratica dell’uso del denaro; era prevista la proibizione del lusso; occorreva privilegiare i piccoli borghi e limitare la formazione di agglomerati urbani.

Per quanto riguarda il sistema politico, secondo Rousseau la forma di governo meno dispendiosa per la Corsica, e più favorevole all’agricoltura, era quella che avesse contemplato il minor numero di stati gerarchici, di classi diverse, e cioè lo Stato repubblicano, in particolare quello democratico. Il modello assembleare fissato per una singola città doveva essere modificato, diventando un governo misto «in cui il popolo si doveva riunire solo per gruppi e in cui i depositari del suo potere dovevano essere spesso mutati».

L’isola, con un territorio così esteso, avrebbe dovuto essere ripartita in dodici giurisdizioni. Dovevano essere eliminati i titoli di nobiltà introdotti dal dominio genovese con la conseguente cessazione dei diritti feudali attribuiti agli esponenti di questa nobiltà.

Francioni così sintetizza lo scopo del suo lavoro:

«Il dibattito politico del Settecento si alimenta di contributi decisivi da parte dei filosofi impegnati a elaborare un’idea di Stato che sappia realizzare e garantire la pubblica felicità. Questo piccolo manuale di storia del pensiero politico dell’illuminismo ripercorre i tratti essenziali delle posizioni in campo nell’Europa del Settecento».

Da questo prezioso «piccolo manuale di storia del pensiero dell’illuminismo» ho voluto proporre le informazioni essenziali sul Progetto di costituzione per la Corsica elaborato da Rousseau nel 1768 su richiesta di Matteo Buttafuoco, plenipotenziario del Consiglio Indipendentista Corso: la Corsica viveva i primi anni di indipendenza, ottenuta nel 1755 nei confronti della Repubblica di Genova, grazie all’opera dell’eroe còrso Pasquale Paoli, che fece dell’isola il primo Stato europeo dotato di una costituzione democratica e moderna, in parte ispirata alle soluzioni proposte da Rousseau.

Le teorie di Rousseau, in rapporto alla Corsica finalmente liberatasi dal giogo genovese, influenzarono il rivoluzionario italiano Filippo Buonarroti (Pisa,1761 - Parigi, 1837) naturalizzato francese. Buonarroti, dopo lo scoppio della rivoluzione in Francia, volle trasferirsi in Corsica per impegnarsi direttamente a fianco dei rivoluzionari còrsi: vedeva nell’isola la realizzazione delle istanze dell’uguaglianza e della libertà propugnate dal radicale movimento anti-assolutistico sviluppatosi in Francia a partire dal 1789.

In Corsica Buonarroti ricoprì incarichi pubblici al Consiglio generale di Corte e si associò alla Società degli Amici della costituzione e alla Società degli Amici del popolo. Nell’aprile del 1790 fondò il “Giornale Patriottico della Corsica”, allo scopo di propagandare le nuove, egualitarie idee affermate dai sommovimenti francesi in ambito sociale, politico e culturale.

Ha scritto lo storico Armando Saitta (1919-1991):

«Nella spedizione navale contro la Sardegna, Buonarroti fu aggregato alla stessa quale “apostolo della libertà”, ossia con il compito di svolgere per conto della Società degli amici del popolo una missione tipicamente rousseauiana tesa a “predicare al buon popolo di Sardegna la dottrina della libertà e della felicità”.

«Della spedizione fece parte anche Napoleone Bonaparte, legato allora da stretti vincoli di amicizia con Buonarroti: essa, com’è noto, fallì nell’impresa su Cagliari (23-25 gennaio 1793), ma riuscì nella conquista dell’isoletta di San Pietro (8 gennaio), ribattezzata in “Isola della Libertà” e dallo stesso Buonarroti dotata di una costituzione ispirata ai princìpi del più puro Rousseau».

Buonarroti presentò anche alla Convenzione questa costituzione riferendo del desiderio manifestato dagli abitanti dell’Isola della Libertà di essere riuniti alla Francia. Ma l’isola di San Pietro ritornò pochi mesi dopo ai Savoia grazie all’intervento della flotta spagnola.

Di Filippo Buonarrori, oltre Saitta, si è occupato anche un altro importante storico delle vicende nazionali, Franco Della Peruta (nato nel 1924 e morto un anno fa, il 13 gennaio 2012) e naturalmente gli storici sardi.

Lorenzo Del Piano ha scritto di “Filippo Buonarroti in Sardegna” in “Ichnusa” n. 32/1959 e di “Filippo Buonarroti e la repubblica di Carloforte” in “Dalla rivoluzione all’integrazione”, 1993.

Carlino Sole ha trattato dell’esperienza di Buonarroti a Carloforte - “Progetti di costituzione repubblicana in Sardegna agli albori del Risorgimento” - in “La Sardegna nel Risorgimento”, Sassari, 1962.

Leo Neppi Modona si è occupato di “Filippo Buonarroti e il giornale patriottico di Corsica” (“La Nuova Sardegna”, 3 dicembre 1971).

Giulio Picciotti e Giovannino Sedda hanno pubblicato un volume di 180 pagine dal titolo “L’isola della libertà: la travagliata indipendenza dell’Isola di San Pietro nel 1793: l’appassionante ricerca dei documenti scomparsi della Repubblica proclamata nell’Isola di San Pietro nel 1793, la prima dell’epoca moderna in Italia: Filippo Buonarroti, l’albero della libertà e la Costituzione”, Cagliari, Demos, 2000.

Ma, in chiusura, mi piace riportare due brevi citazioni su Filippo Buonarroti da studi di storici sardi “azunisti” (allievi cioè del Liceo “Azuni” di Sassari”) come Gianni Francioni e come chi scrive queste note.

Hanno scritto Antonello Mattone e Piero Sanna nel saggio intitolato “I Simon, una famiglia di intellettuali tra riformismo e restaurazione” e pubblicato in Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994, All’ombra dell’aquila imperiale: trasformazioni e continuità istituzionali nei territori sabaudi in età napoleonica, 1802-1814: atti del Convegno, Torino, 15-18 ottobre 1990, cfr. vol. ii, pp. 764-863:

«Al seguito delle armate era giunto dalla vicina Corsica anche Filippo Buonarroti che, ispirandosi alla “Costituzione per la Corsica” di Jean-Jacques Rousseau proporrà una sua costituzione per l’ “isola della libertà”, intitolata Code de la nature».

E Federico Francioni (fratello di Gianni) in “Vespro sardo. Dagli esordi della dominazione piemontese all’insurrezione del 28 aprile 1794” (Condaghes, 2001):

«Buonarroti si era quindi inserito nella spedizione dei franco-corsi ed aveva partecipato all’occupazione dell’isola di San Pietro, ribattezzata nell’occasione “Isola della Libertà”, alla quale aveva dato una costituzione ispirata a Étienne-Gabriel Morelly e a Rousseau».

Insomma, siamo grati a Gianni Francioni perché ci permette di ricordare che senza Rousseau e il suo scritto sul Progetto di costituzione della Corsica non ci sarebbe stato neanche quello per l’Isola della Libertà di Filippo Buonarroti.

Bisogna aggiungere che il rivoluzionario Buonarroti non è adeguatamente conosciuto in Sardegna, isola con la quale peraltro – sostiene Federico Francioni – «mantenne direttamente o indirettamente rapporti più o meno stretti anche dopo la sua partenza da San Pietro».

Ultimo aggiornamento Sabato 19 Gennaio 2013 11:53
 

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