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Urbanistica e commissione edilizia a Chiaramonti PDF Stampa E-mail
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Lunedì 22 Ottobre 2012 20:23

di Claudio Coda

Sul quotidiano ‘La Nuova Sardegna’ ho letto un articolo che riguarda il “Movimento spontaneo geometri di Ozieri”, formalmente la Consulta dei professionisti (edilizia, urbanistica e pianificazione del territorio) che ha lanciato un messaggio all’attenzione delle Istituzioni.

Tra i promotori, il geometra dottor Antonio Canalis, nostra conoscenza per avere retto per almeno un decennio l’Ufficio Tecnico del Comune.

Interessante l’iniziativa: di parte l’appello accorato dei professionisti per rilanciare il comparto edilizio, d’interesse il diritto del cittadino, da solo o in gruppo, a partecipare alle scelte dell’Amministrazione per la valorizzazione dell’urbano.

Così pure, nello scorato appello, è rimarcato il concetto della necessità di aggiornare la cosiddetta semplificazione amministrativa, definita “borbonica” e dove ora mostra le sue crepe.

A Chiaramonti, questa semplificazione, è arrivata da tempo: giugno 2007 e anche prima.

Difatti è sulla tesi della semplificazione che non mi trovo d’accordo con la Consulta: questa richiesta di agevolazione e semplificazione ha prodotto, a discapito del risultato, e Chiaramonti docet, una procedura dove prevale l’aspetto tecnico-burocratico, ma dove è assente la qualità estetica che è lasciata a totale carico del committente, del progettista e del funzionario che segue l’iter.

Una sorta di triplice alleanza, non nel valore assoluto di santa alleanza ma, per forma mentis, di soli comprimari e attori. È sufficiente questo invito al collaborazionismo per concepire un’armonica crescita del territorio che è stato più volte saccheggiato?

A parere, l’armonia si soddisfa laddove è elaborata da una pluralità di organismi, come una sonata a più corde, a totale beneficio dell’opera e del contesto in cui la stessa è inserita. Più delle volte assistiamo a storture che niente hanno a che vedere con recupero e risanamento, che sono valori, questi, se restano tali.

Discuto della Commissione Edilizia Comunale¹ (C.E.C.), l’anello mancante della catena che, da più parti, progettisti e uffici in primis, vedono come un catenaccio che impedisce gli interessi del cittadino negandone la semplificazione della domanda e imputando, in parte, al sistema farraginoso e scassato la crisi del comparto.

Trovo leggermente difforme dalla realtà oggettiva questa impostazione. Nel concreto: oggi si presenta la pratica edilizia (regolare), una settimana circa per istruirla, dopo di che la concessione è pronta; il tempo essenziale al disbrigo formale delle normative in vigore. Semplicemente nient’altro!

Eppure, soprattutto nei piccoli centri a vocazione e connotazione storica, dovrebbe essere presente una commissione esaminatrice che valuti l’osservanza di canoni estetici legati alla struttura dell’abitato. La Commissione Edilizia la vedrei, non in supplenza del progettista, che avrà la sua autonomia unitamente al committente, ma come suggeritore e compagno di viaggio nel complesso ambito della riqualificazione storico-urbanistico.

Un esempio: Chiaramonti.

A parer mio, la presenza di quest’organismo¹ (C.E.C.), com’è stato pensato dagli estensori del P.U.C.² (confronta: Piano Urbanistico Comunale – Delibera Consiglio Comunale n. 22 del 29.10.2004 - pubblicazione BURAS = Bollettino Ufficiale Regione Sardegna n. 16 del 25.5.2006), e tuttora vigente, sarebbe stato di grande sostegno qualificativo all’Amministrazione ed efficace supporto per l’Ufficio che, seppur professionalmente qualificato, segue l’iter della pratica.

Ma soprattutto per le nozioni innovative di esperienze e idee, dell’uso dei materiali, delle finiture, delle indicazioni al decoro estetico, dell’inserimento del progetto nel contesto qualificativo urbano-architettonico, del rispetto alle caratteristiche e connotazioni storiche, povere e semplici, poco importa. Su connòtu.

È in questa visione, immagino, che gli amministratori di questo Comune pensarono di inserirla.

La nuova Amministrazione dovrà prendere atto di quel PUC² approvato dal Consiglio Comunale e molta attenzione dovrà riporre in questa specifica tematica che è già complessa per le sue mille articolazioni e dove molte giunte sono cadute rovinosamente, ma non a Chiaramonti. Noi, con la semplicità che ci caratterizza, accettiamo fiaccamente tutto o quasi. In mancanza di regole precise è facile cedere.

Conseguentemente, nel presente, abbiamo la difformità che l’U.T.C. (Ufficio Tecnico Comunale) con il cambio d’Amministrazione, può solo istruire le pratiche e attendere la nomina della Commissione¹, (mai nominata) perché anche se questa fosse presente, sarebbe decaduta con il rinnovo amministrativo. L’Ufficio deve attendere la nomina della nuova per il parere riguardante la legittimità dei progetti presentati (confronta: PUC²- Tit. V - art. 25 - lettera c - pag. 36).

Tuttavia, leggere con attenta analisi l’art. 26 (confronta: P.U.C.² - Titolo V pag. 35) aprirebbe una finestra non solo sulla trasparenza amministrativa, com’è stata pensata, ma per migliore l’efficienza e salvaguardare, con il contributo a più mani, quell’aspetto urbanistico del paese. Prima che arrivi il cartellino giallo e rosso.

Il mio è semplicemente un indizio discutibile e rimango piacevolmente a disposizione per un confronto, a contrasto di quanto esposto.

Tavola zonizzazione piano urbanistico comunale

 

Nota: foto e documenti sono dell'autore, che ringraziamo

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Ottobre 2012 17:54
 

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