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Il postino suona (suonava) sempre due volte... PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 10 Giugno 2009 21:43
“Il postino suona sempre due volte”. Questo il titolo di un film tratto dal romanzo omonimo di James M. Cain. Libro e film ebbero molto successo. Di critica e di pubblico.
Ma a noi, che veleggiamo ben oltre i Settanta, quel titolo ricorda qualcos’altro. Che nulla ha che fare con letteratura e cinema. Ci ricorda i tempi felici dell’adolescenza e della giovinezza; quando tiu Luccheddu, il nostro mitico postino, bussava alla porta due volte al giorno. Mattina e sera. Per consegnare lettere e cartoline, qualche raro quotidiano o periodico, molti giornalini di Sant’Antonio. Che, allora, entravano in tutte le case. O quasi.

Il postino, e tiu Luccheddu in particolare, era una figura importante. Il suo bussare alla porta era atteso e, in genere, gradito. È vero che, talvolta, gli accadeva di consegnare missive con notizie personali non buone (del telefono manco l’ombra; era roba da film americani). Come pure gli accadeva di recapitare i temuti avvisi con scadenze di pagamenti. O provvedimenti dell’ufficiale giudiziario. Ma, nel complesso, i plichi che portava nelle case tornavano graditi ai più.

Soprattutto quando la busta aveva colori particolari (rosa, azzurrino o altra tinta pastello), che la dicevano lunga sul contenuto della lettera. La quale, non di rado, emanava un denso e gradevole profumo di colonia. Quasi a preannunciare il tenore delle espressioni amorose che il mittente aveva vergato.

Oggi, quanto a corrispondenza privata, è vero che scriviamo di meno. Il telefono ha fatto premio su fogli e buste. In tempi recenti ci si è messo pure internet. E gli SMS, con quel loro linguaggio da alieni, spersonalizzante. E che presume di dire tutto con abbreviazioni inconsuete. Per di più digitate con un codice che, per quelli della nostra generazione, non è sempre comprensibile.

Ma torniamo al postino. O portalettere, se preferite. Se è vero che la corrispondenza privata è ormai al lumicino, c’è da dire che essa è stata rimpiazzata da una valanga di plichi, più spesso voluminosi, fatti di riviste stampate su carta patinata, di tonnellate di fotocopie di documenti vari, di giornali con un numero sempre crescente di pagine e di supplementi piuttosto ingombranti. Per tacere del materiale pubblicitario. Specie in periodo di elezioni.

Il nostro postino, sempre in solitudine e con un bacino di utenza che ora comprende anche le case rurali, non ce la fa a distribuire in giornata tutto ciò che gli arriva. Nemmeno con l’uso del motorino. Per risparmiare, l’azienda delle Poste ha imboccato la scorciatoia del fare sparagnino. Pertanto, gli epigoni di tiu Luccheddu, a turno, possono e devono prestare le sei ore contrattuali di servizio e bo. Niente straordinari, niente espansione dell’organico. In breve, fanno quel che possono. Cercano di arrangiarsi, in qualche modo.

Ecco perché il postino non bussa più due volte; ma di tanto in tanto. Quando capita. Magari a giorni alterni, se va bene. E noi, che in materia di poste abbiamo conosciuto tempi migliori, guardiamo al passato con rimpianto, oltre che con nostalgia. Ai tempi mitici di tiu Luccheddu. Che continuiamo a rimpiangere.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Giugno 2009 21:58
 
Commenti (1)
Sostituto postino
1 Domenica 14 Giugno 2009 19:54
Gian Piero Unali
Ho letto piacevolmente il tuo articolo e mi sono ritrovato come d'incanto catapultato indietro nel tempo. Anche io ho fatto il sostituto postino, negli ultimi anni 1960, sia nel mio paese che nella Gallura di Chiaramonti, arrivavo sino a "Su Montiju de s'omine", periferia di Erula per intenderci. Tutto il percorso del ritorno regolarmente a piedi perchè per l'andata c'era il pulmino de "tiu Giulieddu".


E' stata un'esperienza che ancora ricordo, a distanza di molti anni, con molto piacere. I galluresi mi accoglievano tutti in maniera molto ospitale e data la mia giovane età mi chiamavano "Lu Postinu minninnu". Entravo nelle loro case e mi consideravano uno di loro. Inevitabili erano i bicchierini di "rosolio" e i dolcetti che venivano divorati voracemente, viste le calorie bruciate nelle lunghe camminate.


Qualche volta mi sono ritrovato anche ad aiutare qualche famiglia nelle faccende domestiche una per tutte girare la manovella della macchina per fare la pasta. L'altra cosa che ricordo con piacere sono le belle ragazze galluresi che popolavano le campagne. Ah... quanti ricordi ma soprattutto quanti chili in meno. All'interno del paese invece ricordo che annotavo a matita i vari soprannomi delle persone, nelle buste della corrispondenza, avendo cura di cancellarli prima della consegna.


Ciao un caro saluto a tutti Gian Piero

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Ricambiamo i saluti, naturalmente, e registriamo volentieri questo nuovo tassello, che va ad arricchire il mosaico dei nostri ricordi. Di com'eravamo noi, di com'era il paese, allora. E cioè, verrebbe da dire, tanti... chili fa! c.p.

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