Chiaramonti, i nomi dei luoghi: M come... Stampa
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Domenica 07 Ottobre 2012 00:00

Questa settimana è dedicata ai toponimi che iniziano con la lettera "M" individuati da Mauro Maxia nel territorio di Chiaramonti e di cui tratta nel libro di seguito citato. (c.p.)

 

Marrùju (su) – Il sito della robbia, del marrobbio. Vedi Pianu su marrùju.

Massìdda – Vedi Nuraghe Massìdda.


Màtta – Frequente denominazione generica riferita a siti caratterizzati da folta vegetazione. Talvolta viene riferita a singoli arbusti (logudorese màtta ‘e chèssa). È sinonimo di tùppa. Nelle aree dialettali gallurese e sassarese e a Bulzi è attestata la forma màccia. Nel sistema gallurese la voce làma (rovo) si presenta concorrenziale a tale vocabolo di origine paleosarda.

 

Màtta de suèrzu – Macchia delle sughere.


Mattàriga – Probabilmente macchieto, sito dei lentischi. Si tratta probabilmente di un termine formato dal fitonimo logudorese màtta (vedi) a cui si è aggiunta la desinenza paleosarda –r + ica.


Mattèsi – Probabilmente lacchieto, sito dei lentischi. Il suffisso latino –esi(us), solitamente congiunto a nomi di persona, si associa nella toponimia sarda anche ai nomi di luogo. In questo caso si associa al paleosardo màtta e, partendo da un (locus) mattesius, ha la verosimile funzione di indicare la caratteristica principale del sito, nel senso che esso è ricco di arbusti. Confronta, per esempio, Nieddèsi, Medulèsi, Pedrèsi. Potrebbe essere, però, anche un esito del nome proprio latino Mantesius con la regolare assimilazione della nasale.


Mèla (sa) – (Il sito della) mela, dei meli.


Mèschiris – Forse si tratta di una trascrizione impropria, tipica del logudorese settentrionale di Mèrchiris (= di Mercurio), dal nome proprio latino Mercurius.


Minda - È un toponimo che ricorre genericamente molte volte in tutti i comuni. Significa pascolo (chiuso dentro il seminato). Deriva dal latino emendare, dicui costituisce una forma deverbale nell’accezione di recintare un pezzo di terreno all’interno di un’estensione più vasta.


Molinèddu – Piccolo mulino.


Mònte (su) – nei centri anglonesi sardofoni questa denominazione indica il locale del monte granatico, cioè quella struttura realizzata in ogni centro dell’isola durante il Settecento per razionalizzare l’uso delle sementi di frumento (magasìnu oppure camasìnu de su mònte). Per l’abitato di Bulzi questa denominazione è documentata nella mappa ottocentesca del villaggio conservata presso l’Archivio di Stato di Sassari. Quasi tutti i centri recano nella toponomastica urbana una ‘via Montegranatico’ relativa all’arteria dove sorgeva quelo deposito. A Perfugas la denominazione è storpiata in entrambe le targhe poste agli angoli che immettono in tale strada: via Montegranìtico” (sic!) e via ‘Bel MOnte’ (anziché Del Monte). Anche questo è un segno della scarsa importanza che viene riservata alla corretta conservazione della memoria collettiva e della cultura locale.


Monte ‘Aldu – Monte dei cardi.


Monte Attèntu (de s’) – Altura dell’assenzio. Il toponimo indica la presenza, tipica di molti siti anglonesi, di piante di assenzio o artemisia. Le foglie sono ricercate dagli uccelli, specie dai passeri, per costruire nidi ai quali conferiscono il caratteristico profumo.


Monte cuculà – Vedi Monte cucullài.


Monte cucullài – Altura del cocuzzolo. Si tratta di una denominazione avente valore pleonastico, cioè che nell’aggettivo ripete il significato del sostantivo. In questo esempio sono presenti un termine di derivazione latina (mònte) e un altro probabilmente mediterraneo (cùccu) utilizzatoper definire un insieme, un contesto montuoso attraverso un suffisso sicuramente preromano qual è –là(i).


Mònte iscùltis – Il termine iscultis è già attestato in documenti medievalo sotto forma di nome personale derivato probabilmente dal latino curtio, voce da cui è originato l’odierno logudorese iscurtòne (mostro fantastico). Nel periodo giudicale non era raro che le persone p0rendessero nome dagli animali (es.: Zorròmpis). Confronta anche Antonio Gramsci in “Lettere a Tatiana”. T. Casu e altri in “Guida alla Flora e alla Fauna della Sardegna”, pag. 262 riportano con questa denominazione il ‘gongilo sardo’, che in Anglona è però conosciuto come t(z)iligugu. È possibile, quindi, che il toponimo in questione sia sorto dalla presenza di rettili simili al gongilo oppure da una persona il cui nome derivò da quello zoonimo.

Mònte Lèdda – Questa denominazione indica l’appartenenza di tale altura(che insieme al Monte Sassu è la più elevata dell’Anglona) al distrutto villaggio medievale di Lèlla o Lèdda, che era situato nella antica diocesi di Ploaghe al confine con la regione storica di Montes e con l’Anglona. Gli attuali limiti comunali di Ploaghe, Chiaramonti, Nulvi e Osilo si toccano proprio sopra questo monte, secondo l’antica consuetudine sarda di dividere il territorio dei villaggi abbandonati fra le comunità viciniori.


Monte lìzu (su) – Altura dei gigli.


Monte lòca (sa) – Monte della loca. Vedi Lòca.


Monte mèsu – Altura di mezzo, cioè che occupa una posizione mediana rispetto alla strada che si deve percorrere per raggiungere una determinata località.


Monte ozàstru – Altura dell’olivastro, degli olivastri.


Monte òzu (‘e s’) – Monte dell’olio, oppure di Soggia, cognome.


Monte patàda (sa) – Monte del pianoro.


Monte peltùsu – Monte forato. La denominazione deriva dal fatto che nella parete meridionale dell’altura, sottostante all’omonimo nuraghe, vi sono domus de janas che dànno l’idea del pertugio.


Monte pìttu – Monte del picco, da una base pith- diffusa in tutto il bacino mediterraneo centro-occidentale. Designa il punto terminale dell’altopiano del Sassittu (vedi) che domina con imponenza sui sottostanti territori di Ardara. Meno probabile appare una derivazione dal nome proprio latino Pithius o dal cognome Pictus.


Mònte sassu – Monte del terreno rude composto di rocce alternate a sabbione.(vedi Sassu).

Mònte sennàru – vedi Monte Zènnaru.


Mònte sènnori –Vedi Mònte Zènnaru.


Mònte serròne – Probabilmente altura (a forma di) grande seracco. L’appellativo è pienamente giustificato dall’aspetto dell’altura che è un rocciaio disordinato. Potrebbe trattarsi anche di un accrescitivo del cognome Serra.


Mònte Sìstu – Probabilmente altura di Sisto, nome proprio, oppure di Sextus. L’Angius riporta per il territorio di Chiaramonti una chiesa intitolata a San Sisto, ma non ne riferisce la località che probabilmente era la medesima indicata da questo toponimo. Di una tale chiesa, però, la tradizione locale non conserva alcuna memoria.


Mònte Sòzu – Vedi Monte de s’ozu.


Monte Zènnaru – Il titolo dell’altura, che ricorre anche nella variante meno usata Monte sènnaru (vedi) e in quella disusata riportata nel 1847 (Mònte Sènnori), appare riconducibile a un radicale sen-, probabilmente paleosardo. Esso ricorre in alcuni toponimi isolani (Sènnori, Tisiènnari, medievale Capathennor) ma anche nella toponimia toscana. Confronta Riu Zènneru, Punta Zènneru e Zennerèddu (Aidomaggiore). La morfologia del sito è relativa ad un’altura, anzi al tratto terminale di un tavolato che termina a scarpata sopra una gola incisa dal riu Tiriàles. Osservandone il profilo da Nord, il sito si presenta con caratteristiche di una piccola montagna il cui iniziale declivio precipita ben presto assumendo l’aspetto di una balza. Tale particolarità autorizza ad istituire un confronto con il còrso zénna (=piccolo balzo, precipizio, luogo aspro e dirotto), che ricalca la base zenn(a)-, di questo toponimo. A ben vedere il medesimo contesto geomorfologico si può osservare anche nell’abitato do Sennori, caratterizzato dalla presenza di balze e scarpate. Il suffisso -r(i) è la desinenza del plurale o collettivo paleosardo segnalata da M. Pittau (confronta “La desinenza del plurale paleosardo e nell’etrusco” in rivista “Sardegna Antica”, n. 0, 1992, pp.22-23). Disponendo di tali convergenze sul piano geomorfologico, fonetico e semantico sembra congruo, dunque, avanzare l’ipotesi che sia questo toponimo sia quello di Sennori avessero nel paleosardo il signific


Montìju chèlvos (‘e) – Collina dei cervi. La presenza dei cervi in Anglona è ancora ricordata dai più anziani pastori. Toponimi come questo sono al tempo stesso delle eloquenti testimonianze sulla ricchezza faunistica della campagne dell’Anglona prima che l’uso sconsiderato che se n’è fatto, specialmente in quest’ultimo secolo, le riducesse nella attuale situazione di depauperamento. Meno probabile appare un’origine del nome latino Cervos, Cervus.


Montìju giòlvas (de sas) – Collina dei liburni, leguminosa arbustiva nota per i baccelli penduli e per lo sgradevole odore emanato dalle foglie al tatto. I pastori ritengono che le foglie di questa pianta conferiscano un sapore amaro al latte delle capre. Vedi Nuraghe sas giòlvas.


Montixèddu de Giuanne Mannu – Collinetta di Giovanni Mannu. La grafia non è campidanese poiché durante l’ottocento il segno x era largamente utilizzato anche in logudorese per quei casi, come questo di Chiaramonti, in cui la q affricata e la s sonora intervalica passano al suono di j francese. A Chiaramonti questo esito si riscontra anche attualmente.


Mudejalzu (su) – Il cisteto, sito dove abbondano i cisti. Appare evidente il motivo dell’insorgenza del toponimo.


Mulìnu a bèntu (su) – Il mulino a vento. È una costruzione a forma di torre cilindrica che fino a pochi decenni fa veniva utilizzata per macinare le granaglie. Oggi, privato delle pale, resta solola struttura a dominare la parte dell’abitato che sorge nella sella posta fra il colle di San Matteo e quello di Cudina Rasa (vedi).


Murrutzòlu – Probabilmente piccolo promontorio roccioso, oppure vezzeggiativo del cognome Murru.


Mùru calvàis – Probabilmente muro frondoso. Per l’etimologia, vedi Calvài.



Cfr. MAURO MAXIA, I nomi di luogo dell'Anglona e della Bassa valle del Coghinas, ed. Il Torchietto, Ozieri 1994, pagg. 221-268

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Luglio 2016 08:02