Immagini del paese
Statistiche
Tot. visite contenuti : 506678Notizie del giorno
|
| La novena di Natale in latino |
|
|
|
| Scritto da Carlo Patatu |
| Lunedì 15 Dicembre 2008 00:00 |
Domani 16 Dicembre avrà inizio la novena di Natale. Quando chi scrive era un bambino e un chierichetto (anni '40 del '900), tale funzione la si celebrava in lingua latina. Il coro delle ragazze dell'Azione Cattolica, istruito e diretto dalla superiora dell'asilo suor Giuseppina Marucchi (per noi suor Reverenda), eseguiva quei canti insieme al popolo dei fedeli. Che, per la verità, avevano a che fare con orazioni di cui non capivano il significato, essendo scritte in una lingua (il latino) ai più sconosciuta.Dopo il concilio ecumenico Vaticano II (11/10/1962-7/12/1965), il latino fu bandito dalle funzioni religiose, per far posto alla liturgia espressa nelle singole lingue nazionali. Ne guadagnò di certo la comprensione, ma a scapito del fascino che quelle musiche e quei canti sapevano esprimere e del quale oggi si è persa ogni traccia. Forse definitivamente. ![]() A beneficio dei più giovani, ma anche per il piacere di chi giovane non è più, riportiamo i testi latini di quei salmi e di quegli inni ormai scomparsi dalla liturgia, facendone seguire la traduzione in italiano. Ma, ahinoi!, non disponiamo del sonoro. Peccato! La novena si svolgeva di sera nella chiesa parrocchiale, sempre molto affollata. Si trattava di un appuntamento molto atteso e al quale pochi sapevano rinunciare. Il clima già natalizio e le molte zone d'ombra della chiesa, allora malamente illuminata, creavano una suggestione rara e un'atmosfera particolare. La funzione si apriva col canto in latino "Regem venturum Dominum, venite adoremus..." (cliccare qui sopra per leggere il testo completo) Ultimato il canto, se ne intonava subito un altro; e cioè il polisalmo "Laetentur coeli et exultet terra..." (cliccare qui sopra per leggere il testo completo) Come si vede, il rito non era di breve durata. Si svolgeva interamente cantato dalla folla dei fedeli con l'accompagnamento dell'armonium suonato dalla stessa suor Reverenda. I testi, è vero, risultavano incomprensibili alla massa; ma esercitavano ugualmente un fascino straordinario. Le musiche, pur nella solennità che esprimevano, erano gradevoli, orecchiabili e facili da eseguire. E quindi popolari. Terminato l'inno "Laetentur coeli...", s'intonava, sempre in latino: "En clara vox redarguit..."(cliccare qui sopra per leggere il testo completo). In questo canto, il tema musicale perdeva un po' della solennità dei primi due. In compenso lo si cantava con ritmo più sostenuto. Il che rendeva particolarmente piacevole l'esecuzione. Per concludere, il canto dell'antifona seguito dal "Magnificat", la cui musica, ancor più solenne e austera, non mancava di suscitare sentimenti di rispetto e devozione. Quindi l'orazione finale cantata dal sacerdote, cui facevano da contrappunto le risposte dei fedeli, composti e in piedi: Dominus vobiscum (il Signore sia con voi). ![]() Et cum Spiritu tuo (e col tuo spirito). Festina quesumus, Domine, ne tardaveris, et auxilium nobis supernae virtutis impende ut adventus tui consolationibus subleventur qui in tua pietate confidunt. Quis vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen. Traduzione: Affrettati o Signore, non tardare, e impiega per noi l'aiuto della tua grazia celeste, affinché quelli che confidano nella tua pietà vengano sollevati dalle consolazioni della tua venuta. Tu che sei Dio e vivi e regli con Dio Padre nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. A questa orazione faceva seguito la benedizione serale. I fedeli, prima di lasciare la chiesa e mentre il sacerdote abbandonava il presbiterio per rientrare in sagrestia, preceduto in processione dallo stuolo nutrito di chierichetti, intonavano canti natalizi in lingua sarda. Di questi ricordiamo con piacere e con grande nostalgia: • Duos isposos a s'iscurigada • Notte de chelu (Cliccando qui sopra, compariranno i rispettivi testi dei canti cui fa seguito la traduzione in italiano). |
| Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Dicembre 2008 18:14 |
Commenti (6)



Domani 16 Dicembre avrà inizio la novena di Natale. Quando chi scrive era un bambino e un chierichetto (anni '40 del '900), tale funzione la si celebrava in lingua latina. Il coro delle ragazze dell'Azione Cattolica, istruito e diretto dalla superiora dell'asilo suor Giuseppina Marucchi (per noi suor Reverenda), eseguiva quei canti insieme al popolo dei fedeli. Che, per la verità, avevano a che fare con orazioni di cui non capivano il significato, essendo scritte in una lingua (il latino) ai più sconosciuta.


---
Se permettete, vi invidio. Auguri (c.p.)
---
L'articolo "La novena di Natale in latino", cui il suo commento si riferisce, è stato pubblicato su questo sito il 15 Dicembre 2008. la invitiamo a rileggerlo: vi troverà i link, cliccando sui quali appariranno sullo schermo i testi che le interessano. Se avrà difficoltà, ce lo faccia sapere. c.p.
Ricordo l'emozione con cui cantavamo, guidati dall'organo di chiesa, suonato da don Dettori (io ricordo suor Reverenda soltanto come suora dell'Asilo), Duos isposos a s'iscurigada e Notte de chelu, mentre il presepe lampeggiava fiocamente nell'altare delle Anime. Molti di noi credevano che questi brani di straordinaria bellezza fossero stati scritti dal nostro parroco. A dir la verità non è che lui si sia mai vantato di questo, ma non faceva niente per chiarire l'equivoco. In realtà queste due canzoni fanno parte di una raccolta di nove pezzi, intitolata Cantones de Nadale, pubblicata nel 1927 e ripubblicata nel 1998 dalla Tipografia Il Torchietto di Ozieri.
Gli autori sono don Pietro Casu di Berchidda (1878-1954), fra i più grandi poeti della storia della letteratura sarda, e don Agostino Sanna di Ozieri (1902-1982). I titoli delle nove canzoni (una per ogni giorno di novena), in ordine alfabetico, sono:
Aculzu a Bethlemme
Andemus a sa grutta
A sos primos rigores
Cand'est nadu Gesus
Duos isposos
Glòria: it'est cust'armonia
In sa notte profunda
Nàschidu est
Notte de chelu.
Io possiedo sia i testi, sia gli spartiti musicali di tutti questi pezzi e, se don Virgilio, con l'aiuto del Coro de Sos Apostulos, volesse riproporli, ovviamente per il prossimo anno, sono a sua completa disposizione.
---
Giriamo la proposta a don Virgilio e al maestro Salvatore Moraccini, direttore del coro Sos Apostulos. Se la cosa andasse in porto, realizzeremmo una bella e importante operazione culturale, oltre che una testimonianza di fede nel rispetto della tradizione. Questo sito, ovviamente, resta a disposizione per pubblicizzare testi e spartiti. Grazie. c.p.
Il Natale: Novena e preparazione alla nascita di Gesù.
Ma l'uomo volge dall'altra parte: regali sempre più poveri, pranzi, feste e festoni. L'uomo, oggi, ha bisogno di tutto ciò? E' sufficiente per renderlo felice, chiudendo gli occhi alla realtà e aprirli quando tutto è pronto: via alle luci, alle spese, alla spensieratezza limitata a qualche giorno?
E' un modo per bendarsi dalle difficoltà: economiche prima e sociale dopo. Prendiamo l'esempio festaiolo delle Sagre paesane, feste dei Santi patroni e non. Ci buttiamo corpore praesente alla ricorrenza, ma poi? Tutto il vuoto è intorno. Ritorniamo inconcludentemente nella utilità e realtà e nel limbo delle debolezze umane.
Don Virgilio, dal suo pulpito, ci ricorda la vanità delle cose, dei comportamenti. Tutta verità e nient'altro che verità. Ma per verità si intende: condizione di ciò che è vero. Oltre le feste religiose, ma che di religioso hanno ben poco; oltre le sagre, ben organizzate, cosa anima la nostra esistenza in questo centro? Il sacro lavoro, quando c'è; le spese, quando se ne hanno i mezzi; aspettare la prossima occasione stimabile in circa 15 giorni su 365. Fatti due conti, ne rimarrebbero 350. Quest'ultimi servono per far passare la sbornia festaiola dei 15 prescelti?
Ho delle riserve in merito. Non ho soluzioni nell'immediato, ma figure proponenti in una comunità non dovrebbero mancare. Una fra tutte: don Virgilio! In un recente invito, rivolto ai fedeli, ha comunicato le difficoltà economiche che versa la parrocchia. L'Arcivescovo don Paolo ha invitato alla contribuzione più sostanziosa per il sostentamento. Siamo in defiicit. Anche da quelle parti c'è crisi!
Mi si consenta di formulare una proposta di sovvenzione a costo zero, o quasi. Nelle diverse feste religiose (!) che si svolgono, si praticano delle questue. Le somme raccolte raggiungono decine di migliaia di euro. Si organizzano diverse serate di intrattenimento, per singola ricorrenza. Bene! Riteniamo che: S. Giusta, S. Matteo, S. Giovanni, N.S del Carmelo, ecc. si offenderebbero se le giornate in loro onore (!) vengano ricondotte ad un giorno o due di festeggiamenti?
Non ho avuto l'onore di conoscerli personalmente e mi auguro, da egoista, il più tardi possibile, ma immagino di no. Il risparmio di una serata, il Comitato organizzatore, potrebbe-dovrebbe devolverlo per il sostentamento della Chiesa in festa. Il cittadino devolvente farebbe una buona offerta e la Chiesa locale non sarebbe in debito con il suo Arcivescovo.
Risparmio sostenibile e finanza creativa, anzi benedetta !
Questo momento di grande intensità spirituale si ripete anche quest'anno nonostante venga celebrata in italiano, ma, spero sempre con quella profondità che era dei nostri antenati. Una riflessione nasce per questo incontro spirituale che la Chiesa ricorda ogni anno:
mi domando, abbiamo perso l'anima del Natale? Guardandoci attorno vediamo che il Natale si è traformato in un periodo in cui si pensa alle compere, al regalo per parenti e amici; qualcuno prepara ancora il presepe, l'albero, e qualche luminaria illumina i centri principali dei nostri paesi e città, ma Gesù che fine ha fatto?
Era il centro ma oggi è relegato dentro un presepe, bello a vedersi, ma che non intacca la nostra vita interiore piena di problemi e di cose da fare dove non c'è posto per Lui. Sembra che si ripeta il rifiuto dei locandieri alla richiesta di San Giuseppe per un posto dove alloggiare per la notte! Gli osti risposero non c'è posto e nei nostri cuori, oggi, c'è questo posto per accogliere il Figlio di Dio? Spero e auguro che si ritorni a quel disegno di Dio per l'uomo, "Un figlio c'è stato donato: l'Emmanuele il Dio in mezzo a noi".
La Novena aveva e ha anche oggi questo significato: prepararci ad accogliere il Signore nei nostri cuori. Non spegniamo il Natale e il senso profondo di questo grande dono all'umanità! Auguro a tutti di viverla così profondamente da sentire quel Bambino un dono per ognuno di noi. Buona Novena a tutti.
Don Virgilio
---
Grazie a lei, don Virgilio. Grazie anche per la sua riflessione, che si attaglia bene ai tempi che attraversiamo, connotati da molto egoismo e tanta indifferenza. Tempi in cui le luci degli addobbi natalizi sono più fioche che in passato, mentre gli acquisti di doni e cibarie, ci dicono, segnano il passo. Ricambiamo di cuore gli auguri. Buona novena e buon Natale a tutti. c.p.