Immagini del paese

Chiaramonti panorama 27.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 11344486

Notizie del giorno

 
Da Oristano a Phoinix? PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 
Scritto da Carlo Patatu   
Domenica 30 Novembre 2008 15:17

ovvero "pinta la legna e portala in Sardegna"

Qualche giorno fa, sul proprio sito www.archeologosardos.it, Mario Unali, riprendendola da un servizio di Gianfranco Pintore, comunicava che qualcuno vorrebbe rinominare il golfo di Oristano battezzandolo come “Golfo dei Fenici”. Perché mai? Mah! Un po’ di esotismo farebbe bene al turismo nostrano...
Sulla questione abbiamo inviato a Mario Unali la lettera che segue:

Caro Mario,
ho letto con interesse frammisto a indignazione la notizia circa un nuovo possibile nome da affibbiare al Golfo di Oristano. Phoenix, o qualcosa del genere, potrebbe chiamarsi quel luogo splendido e, come ci ricorda Gianfranco Pintore (ma nonsolo lui), onusto di storie e di leggende.

Siamo in presenza della solita solfa che vede noi Sardi ammaliati dal fascino dei nomi esotici; meglio se stranieri. Fanno tendenza...

 Senti questa.

Nella costa orientale dell'isola di Caprera, ripida e sinuosa, si apre, come per incanto, una doppia insenatura  su un mare di un blu intenso, che poi volge al verde smeraldo mano mano che ti ci addentri con la barca fino a raggiungere due spiaggette incantevoli incorniciate da cisti, lentischi, ginepri antichi e nodosi.

Quell'angolo di paradiso era da sempre noto ai maddalenini, e ai naviganti, come Cala Coticcio. E con tale nome risultava (risulta) segnato nelle carte nautiche. Ebbene, certa frenesia in voga negli anni Cinquanta e Sessanta, volta a proporre e promuovere le località turistiche nostrane col supporto di nomi d'importazione, fece venire in mente a qualcuno l'idea infelice, ma che ebbe successo, di ribattezzare quel sito chiamandolo Tahiti. Erano gli anni del Village Magique, poi diventato Club Mediterranée.

Successivamente, i maddalenini ebbero un sussulto di dignità e, constatato che, a conti fatti, quella cala è anche più bella, oltre che esclusiva, di Tahiti, si riappropriarono del toponimo originario. Oggi tutti sanno dov'è Cala Coticcio e, fortunatamente, pochi (quelli della mia generazione, appunto) lo ricordano anche col nome esotico di Tahiti.

Ti dico queste cose per lanciare un segnale di speranza. Alla fine, tutto si aggiusta, come va dicendo da sempre quella vecchia volpe di Andreotti. Tant'è che, nella stessa Costa Smeralda, abbondano i toponimi sardofoni (Cala di Volpe, Liscia di Vacca, Romazzino, Capriccioli). Cito anche la Rena Bianca a Santa Teresa, Cala Andriolu e tanti altri sparsi per le coste sarde. Ma, intanto, è bene stare ttenti e non abbassare la guardia.

Ti lascio in compagnia di un paio di foto che ritraggono quell'angolo incantevole che è Cala Coticcio e che io, con la barca, ho la fortuna di visitare, di tanto in tanto.
Cordialmente.
Carlo Patatu
Chiaramonti, Sabato 29 Novembre 2008.

---

Puntualmente, è giunta da Mario Unali la risposta che segue e che egli ci autorizza a pubblicare. Del che lo ringraziamo.

Caro Carlo,
da tempo immemorabile siamo stati terra di conquista: fenici, cartaginesi, romani, arabi, vandali, bizantini, genovesi e pisani, aragonesi e spagnoli, austriaci e, non potevano mancare, i Savoia!

Ciononostante, nei diversi periodi abbiamo saputo esprimere una nostra identità politica e territoriale, combattendo contro l'occupante di turno. Vedi la Sardegna nuragica, con una cultura propria, unica nel Mediterraneo e che ha una sua peculiarità, O quella giudicale ai tempi di Eleonora di Arborea; della quale, a torto o a ragione, conserviamo qualche vestigia anche a Chiaramonti (cito Matteo e Brancaleone Doria).

Questa lunga premessa per dirti che, se nel passato, nemmeno tanto lontano, abbiamo subito colonizzazioni geografica, culturale e politica da parte dei prepotenti di turno, oggi dovremmo essere capaci di difenderci maggiormente. Invece il potere politico, insieme a quello economico, è riuscito a prenderci la mano, coinvolgendoci, il più delle volte, in progetti di sviluppo che niente di soddisfacente hanno portato alla nostra popolazione.

Una maggiore presa di coscienza storica, geografica, sociale e politica di quello che siamo stati, di quello che siamo, potrebbe difenderci dall'assalto sconsiderato, condotto per mero profitto, della multinazionale in auge.

In tutto ciò, l'istituzione scuola è assente. Per esempio, non insegna agli studenti la nostra vera storia, il che ci priva, tutti, di una "Coscienza Specifica di Sardi" e di appartenenza ad una cultura che, seppure circoscritta sul piano territoriale, è stata una delle più grandi nel Mediterraneo.

Gli esempi che mi hai riportato dei cambiamenti di nome alla nostra bella terra sono emblematici di quanto continuiamo a essere sottomessi al potere politico ed economico. Ora qualcuno, con la complicità dei politici e  di qualche studioso, ci ritenta col golfo di Oristano.

Noi c'eravamo prima dei fenici. Molto prima. E non dobbiamo assolutamente permettere a nessuno, per interessi politici ed economici manco tanto nascosti, di depredarci della nostra identità vera.
Ciao.
Mario
Chiaramonti, Domenica 30 Novembre 2008

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Novembre 2008 16:14
 
Commenti (4)
Il golfo di Oristano che dovrebbe cambiare nome.
4 Sabato 06 Dicembre 2008 00:55
Ottavio SODDU
Non ho capito bene, chi sono i promotori di questa iniziativa, di sicuro dei buonpensanti, che non sanno come passare il tempo; e la noia, si sa, spesso offusca le idee.


Forse sono gli stessi che hanno voluto che i quattro mori alzassero la benda, per fissarla sulla fronte, per non turbare i popoli del nord Africa (di oggi). Dato che ci siamo, chiamiamo il golfo di Cagliari golfo dei Cartaginesi, il golfo di Olbia golfo dei Romani, la Sardegna Ichnusa), Castelsardo Castelgenovese, ecc. ecc.


Mi permetto di dare la mia opinione, sulla presenza massiccia di forestieri, in particolare sulle coste, e che, a parte il mare, non conoscono la Sardegna. Non conoscono le nostre sensibilità, ma hanno investito dei soldi per costruire ville (vuote quasi tutto l'anno), e che non portano nulla all'economia della nostra isola (a parte il lavoro dei muratori) e che deturpano le nostre coste, senza benefici a lungo termine per gli abitanti. Secondo me, sono questi i gruppi di pressione che usano dei toponimi che di sardo non hanno nulla.


Un consiglio ai nostri amici continentali: venite pure a vivere in Sardegna; e, se non volete o potete viverci, venite in vacanza all'hotel e poi tornate nelle vostre valli e pianure nebbiose, evitando di costruire delle ville che deturpano i paesaggi e che voi non abitate in modo regolare. Chi viene dalle vostre parti, deve rispettare le vostre regole; cercate di fare altrettanto con la Sardegna. Non abusate dell'ospitalità e della pazienza dei sardi!


Sveglia!!!!


Calorosi saluti anche ai nostri amici, continentali e no.


Ottavio SODDU
firmare la petizione
3 Venerdì 05 Dicembre 2008 15:06
jolanda.truddaiu
allora ditemi cosa devo fare x firmare anche io,non voglio vedere altri scempi della mia Isola.grazie.


a nos bider sanos.


jolanda truddaiu.

---

Nella seconda riga del mio articolo sul Golfo di Oristano, troverai (evidenziato in verde) il link www.gianfranco pintore.it, sul quale dovrai cliccare per entrare nel sito che tratta dell'argomento e che ti aprirà la strada per sottoscrivere la petizione. Saluti e auguri. c.p.
"identità politica e territoriale"
2 Lunedì 01 Dicembre 2008 23:18
Andrea Pischedda
Le mie scelte mi hanno portato a vivere lontano dalla mia cara amata terra. Devo riconoscere che ciò ha fatto sviluppare in me una forma di campanilismo che non mi sarei mai immaginato. Sono orgoglioso di essere Sardo. Perciò non capisco, e credo che non capirò mai, come si possa decidere di dar spazio alla memoria dei popoli che ci hanno colonizzato a scapito della nostra stessa “identità politica e territoriale”. La ricchezza di un popolo risiede in primo luogo nella storia che lo precede. È con convinzione che anch’io ho firmato la petizione.
Su mare de Aristanis
1 Lunedì 01 Dicembre 2008 11:45
Domitilla Mannu
Cando una cosa non si resèssit a la baliare si narat mi nd'est pigadu su fele a dentes'e gai est capitadu a mie cando apo ischidu custa pessada autocolonialista de chie cheret giamare gai su mare de Aristanis, luego che so andada a su situ de Gianfranco Pintore e apo frimmadu sa petitzione, ispero chi àteros meda lu fatant.


Saludos


Domitilla

---

Mi l'augur'eo puru. Ti saludo meda. c.p.

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):