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Piero Calamandrei e la Scuola Pubblica PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 05 Novembre 2008 22:37

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata.

Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato.

E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

(Da un discorso pronunciato da Piero Calamandrei in difesa della Scuola Pubblica nel 1950 e pubblicato sulla rivista "Scuola Democratica" il 20 marzo dello stesso anno.)
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Che ve ne pare? Non sembra scritto oggi?

Chi era Piero Calamandrei? Nato a Firenze nel 1889, si laureò in legge a Pisa nel 1912 e fu professore di diritto e procedura civile nelle Università di Messina, Modena, Siena e, dal 1924 in poi, presso la nuova Facoltà giuridica di Firenze, dove tenne fino alla morte la cattedra di diritto processuale civile.

Si dimise da professore universitario per non sottoscrivere una lettera di sottomissione al «duce» richiestagli da un Rettore del tempo. Nominato Rettore dell'Università di Firenze il 26 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu colpito da mandato di cattura, cosicché esercitò effettivamente il suo mandato dal settembre 1944, cioè dalla liberazione di Firenze, all'ottobre 1947.

Presidente del Consiglio nazionale forense dal 1946 alla morte, fece parte della Consulta Nazionale e della Costituente in rappresentanza del Partito d'Azione. Partecipò attivamente ai lavori parlamentari come componente della Giunta delle elezioni della commissione d'inchiesta e della Commissione per la Costituzione.

I suoi interventi nei dibattiti dell'assemblea ebbero larga risonanza: specialmente i suoi discorsi sul piano generale della Costituzione, sugli accordi lateranensi, sulla indissolubilità del matrimonio, sul potere giudiziario. Nel 1948 fu deputato per «Unità socialista». Nel 1953 prese parte alla fondazione del movimento di «Unità popolare» assieme a Ferruccio Parri, Tristano Codignola e altri.

Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, direttore con Carnelutti della «Rivista di diritto processuale», con Finzi, Lessona e Paoli della rivista «Il Foro toscano» e con Alessandro Levi del «Commentario sistematico della Costituzione italiana», nell'aprile del 1945 fondò la rivista «Il Ponte». Morì a Firenze nel 1956.
  c.p.

Per altre notizie su Calamndrei, visita il sito:
http://www.romacivica.net/anpiroma/antifascismo/biografie%20antifascisti47.html

 

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Gennaio 2009 15:05
 
Commenti (4)
scuole
4 Giovedì 18 Dicembre 2008 21:36
Damiano Nieddu
caro Carlo, tre brevissime considerazioni, nè private nè pubbliche, sulle scuole attuali:


1)sono state ereditate dalla Chiesa Cattolica. Lo stato è venuto dopo;


2) le scuole italiane, statali e private, sono solo ed esclusivamente pubbliche quando quelle private chiedono la parificazione;

3)mi speventa il solo pensare che possa esistere, al mondo, uno stato senza le scuole private. Non è una questione di oneri a carico dello Stato, che nel caso che ci occupa coprono meno di un terzo della spesa che lo Stato sopporterebbe se le scuole private diventassero statali, ma è una questione di libertà e di democrazia e di salvaguardia di quei valori che rappresentano una società pluralistica.


ciao Carlo
scuole
3 Domenica 14 Dicembre 2008 21:59
damiano nieddu
caro Carlo, riferendomi alla chiaccherata salottiera sulle scuole private, concordo con te sul fatto che le leggi vanno rispettate, prima fra tutte la costituzione.


Sta di fatto che nessuna legge sul finanziamento delle scuole private è stata dichiarata incostituzionale. E così i vari governi che dal 1948 ad oggi, quindi da ben 60 anni ci hanno governato, non hanno avuto il coraggio di chiarire il senso delle parole "senza oneri per lo stato", sulla qualificazione delle contribuzioni erogate alle scuole private.


A me pare che abbiano sempre prevalso i principi che reggono la costituzione materiale su quelli enunciati nella costituzione formale. Non dimentichiamo che la costituzione italiana è frutto di compromessi tra i partiti di ispirazione cattolica e liberale e quelli di ispirazione marxista, leninista e comunista.


Alla nascente democrazia italiana, costruita sulle macerie della dittatura fascista, hanno dato il loro contributo uomini illuminati, ma di opposte appartenenze politiche. Perciò io penso che molti prinicipi acclarati solennemente dai nostri padri costituenti, siano ancora nel limbo in attesa di attuazione e/o di aggiornamento.


Per intanto la figlia di Santoro frequenta lo Chateaubriand, l'esclusivo e privato liceo francese di Roma, Nanni Moretti ha iscritto il proprio figlio ad una scuola americana, l'Ambrit; Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri hanno scelto e hanno iscritto la loro progenie a scuole private (...stop privacy). Per non parlare di Bianca Berlinguer, di Fausto Bertinotti e compagnia cantante. E così fa la lunga lista dei figli dei politici di centro destra.


Prima di entrare nel merito dell'argomento, mi sia consentita una riflessione: le scuole private non esistono a Cuba, in Cina, in Iran etc. Nella Russia post comunista se ne sta discutendo.


A presto per continuare il discorso.


Grazie Carlo.

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Si, caro Damiano, a presto. Riprenderò a breve l'argomento. Saluti. c.p.
piero calamandrei
2 Sabato 06 Dicembre 2008 23:35
Damiano Nieddu
Il pensiero di Calamandrei sulla scuola pubblica mi porta a immaginare uno stato non liberale nè tanto meno democratico: sarebbe uno stato fascista o comunista, comunque dittatoriale, e non sarebbe certamente uno stato laico.


Il laicismo non tollera coartazioni di voci ed espressioni pluralistiche, che nascono spontaneamente dalla società.
In tale contesto le scuole private trovano e debbono trovare lo spazio necessario a vedersi riconosciuto il diritto di esistenza.


Se tale diritto viene riconosciuto nel rispetto dei principi fondamentali e inalienabili, che stanno alla base di una democrazia laica e liberale, si potrà dialogare anche sul diritto ad ottenere il contributo dello stato per il funzionamento delle scuole prvate.


Complimenti per aver introdotto un tema così importante ed attuale nel salotto dedicato allo scambio di opinioni tra gli amici della famiglia Patatu.


ciao a tutti.

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Non è in discussione, caro amico Damiano Nieddu, il diritto della scuola privata a esistere. Uno Stato democratico e laico come il nostro non pone ostacoli all'esistenza della scuola privata. L'articolo 33 della Costituzione si apre con l'affermazione "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento". Al comma terzo, lo stesso articolo 33 recita: "Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato".


Così stanno le cose, al momento. La Carta Costituzionale statuisce: alla scuola privata niente soldi dallo Stato. Si può discutere se dargliene? Ma certo. Il guaio è che non se ne discute nelle sedi opportune; e cioè nelle aule parlamentari. Frattanto, dribblando il dettato costituzionale (disattendendone spirito e sostanza), le scuole private (ora "pubbliche paritarie", grazie al ministro Berlinguer) ricevono contributi pubblici sostanziosi. Che la Gelmini non si è nemmeno azzardata a ridurre, come ha fatto per la scuola di Stato e l'Università.


Se si vuole riconoscere anche alla scuola privata diritti e doveri (tutti) che sono in capo a quella statale, lo si faccia pure. Ma seguendo la strada maestra della riforma costituzionale. E' deprimente assistere ai giri di valzer dei Governi di turno (di destra e di sinistra), che invece preferiscono praticare più sbrigative e gratificanti scorciatoie. Il tema, come si vede, è avvincente e meriterebbe ben altro respiro.


Grazie per avergli dedicato la tua attenzione, caro Damiano. c.p.
Piero Calamandrei
1 Giovedì 06 Novembre 2008 11:38
Tore Patatu
Purtroppo, troppi sono i giovani d'oggi che non sanno chi è Piero Calamandrei, e bene ha fatto Carlo a pubblicare lo stralcio che precede. I Grandi parlano e il loro messaggio è sempre attuale, in quanto l'uomo non imparerà mai la lezione. Il “nemico” è sempre in agguato e ha poca fantasia. Non ne ne occorre molta. Il padroncino di turno usa sempre la stessa tattica, proprio perché sa che la lezione di storia non viene “ripassata” dal popolo, come invece dovrebbe fare.


Io ho “conosciuto” Piero Calamandre fin dai tempi della scuola superiore; e uno dei suoi scritti che più mi hanno affascinato (letto proprio quand'ero studente, su consiglio del mio indimenticabile professore Franco Dessì Fulgheri) è il discorso che Piero Calamandrei fece al teatro Lirico di Milano il 28 febbraio 1954, che termina con questa frase:


“E che torni, anche in politica, il tempo della buona fede”. Anche questa sembra scritta oggi.


Il discorso di cui trattasi è pubblicato nel volume “Dalla Resistenza”, edito dalla Provincia di Milano nell'aprile 1975. A tutti i giovani che me ne faranno richiesta, invierò la fotocopia del discorso.


Saluti a tutti


Tore Patatu

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