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I ziccosi e " sotto il campanile"
Scritto da C.Coda   
Martedì 23 Settembre 2008 08:53
Paese che vai, usanze che trovi. Non è proprio così. Nell'era della globalizzazione, tutto il mondo è paese. Quando si tratta di risparmiare. Tore Patatu ha paragonato i corsi ai cugini genovesi "zeneisi". Anche a me è capitato di non poter utilizzare collegamenti internet. Ma solo perchè in Austria gli alberghi, quelli da me utilizzati, non avevano prese di collegamento alla reta elettrica. Per la verità, una c'era, era quella utilizzata per il rasoio, ma era in bagno, in alto, sopra il lavandino. E se uno voleva utilizzarla per altro scopo, la posizione era quella di star seduto su un accessorio di quel locale. Troppo scomodo! Gli hotelier così evitano consumo di corrente a sbaffo, e non solo. L'utilizzo di internet è modulato secondo tabelle proprie: 3 euro ogni 30 minuti, attraverso una loro postazione, guadagnando così due volte (...e giamalos maccos!... (!)). Visto che siamo nel risparmio, ne approfitto per dire una, anzi due, delle mie. Sotto il campanile 1: Mi è capitato di leggere una notizietta sul Il Secolo XIX. Il tribunale di Chiavari ha imposto una multa di 60mila euro alla parrocchia di Lavagna. Secondo la sezione civile, avrebbe recato ad una parrocchiana, una invalidità permanente e un danno esistenziale da 2mila euro per ogni anno in cui ha patito (!) i rintocchi giudicati troppo frequenti ed eccessivamente rumorosi. Tutto facendo riferimento a consulenze tecniche. Esagerati! Come al solito. Il nostro don Virgilio è avvertito e speri... nella Provvidenza. Sotto il campanile di San Matteo, vivono decine di famiglie. In tempo di magra tutto è possibile! Sotto il campanile 2: A proposito di "zeneise"-genovesi. Ogni qualvolta passo per Genova, mi soffermo qualche giorno in questa meravigliosa città marinara, costruita su miseria e nobiltà. E se ci fosse ancora la famiglia Doria in sella, da suo castellano avrei dovuto recargli doni simbolici in segno di rispetto e soggezione: pabassinos e coccoi. Passano gli anni e Genova, città caratteriale e tradizionale, sta cambiando. I palazzi restano tali, i carruggi sono gli stessi, ma chi li anima sono somaticamente diversi. Il quartiere Pré, con la sua via Del Campo, dove i genovesi onorano il concittadino Fabrizio De Andrè diffondendo la sua musica, è vissuta oramai fisicamente ed economicamente da ecuadoregni, cinesi e altri ancora. Premesso che non ho minina forma i razzismo contro i nuovi arrivi, ma un po' di nostalgia dei tempi passati. Cos'hanno da dividere con noi del '68, o giù di li, gli equadoregni, con la musiche dei genovesi: De Andrè, Paoli, Lauzi, Tenco e Bindi ? Passare per quelle vie è sentirsi estraneo, uno su cento. La storica via Prè è un'altra, non è più riconoscibile per la sua storia urbanistica, sociale e per altro ancora.