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alla conquista dell’est
Scritto da Andrea Pischedda   
Domenica 21 Settembre 2008 12:06
Complimenti a Franco che con questa esperienza ha portato un briciolo di cultura sarda alle porte del medio oriente. Immagino che il salto in quella terra, la Turchia, geograficamente, culturalmente e religiosamente lontana da noi, non sia stato completamente indolore per Franco e famiglia; ciò rende ancora più grande e ricca l’esperienza vissuta da Franco: bravo. La lettura dell’articolo ha suscitato in me qualche riflessione che voglio condividere con voi. Il nostro compaesano è andato in Turchia per produrre formaggio secondo il nostro “savoir faire” al fine di esportarlo nel nuovo continente. In passato anche la produzione casearia di Chiaramonti era in parte destinata ai clienti d’oltre oceano. Come si è potuti arrivare a lasciare cadere in rovina un sistema produttivo chiaramontese per mandare i nostri concittadini a chilometri di distanza o, come nel caso di Franco a migliaia di chilometri, semplicemente per esercitare il mestiere che facevano comodamente nel loro piccolo e felice paese? Cosa si potrebbe fare per recuperare la situazione? Chi potrebbe giocare un ruolo chiave? Non conosco quali siano i motivi, senz’altro validi, che hanno spinto l’imprenditore Fadda a guardare verso il medio oriente, ma sono convinto che si possono trovare altrettante ragioni per aumentare la produzione nella nostra terra. La ricchezza media procapite aumenta dov’è presente una struttura produttiva che crea posti di lavoro. Un abbraccio e un “in bocca al lupo” a Franco per la sua prossima avventura alla conquista dell’est!
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Condividiamo l'analisi di Andrea Pischedda che, anche per motivi familiari, ha una ragione in più per recriminare sulla scomparsa, nell'arco di pochi anni, dei tre caseifici già funzionanti a Chiaramonti. E nei quali suo padre Peppino, in diverse stagioni, ha esercitato il ruolo di protagonista, come responsabile della lavorazione. Il nostro, caro Andrea, è un paese di persone per lo più senza ambizioni; che si accontentano del poco e subito, non preoccupandosi di quanto accade intorno. Basti osservare che quei caseifici (attorno ai quali ruotava l'interesse di centinaia di famiglie fra pastori e operai) sono scomparsi nell'indifferenza generale. Nemmeno l'amministrazione comunale ha mostrato di accorgersene. In breve: un morto senza pianto. Chi come Franco, come te e tanti altri, ha accettato di sfidare il mondo per andarsi a cercare il lavoro dove c'è, ha dimostrato che anche Chiaramonti "produce" belle intelligenze. Che però sono costrette a emigrare per emergere e a lavorare a beneficio degli stranieri. E così oggi i turchi, grazie anche a noi, fanno egregiamente bene ciò che noi abbiamo scelto di non fare a casa nostra. Che tristezza! c.p.
 
Questo è un commento di "Ha portato in Turchia sapori di Sardegna"