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Chiaramonti ieri PDF Stampa E-mail
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Venerdì 11 Febbraio 2022 17:20

di Carlo Patatu

L

e scarne notizie attinte dalle poche fonti a disposizione sono tuttavia sufficienti per consentirci di comprendere che il villaggio di Chiaramonti si costituì alle pendici del monte San Matteo e immediatamente sotto le mura del castello, che poteva offrire rifugio e protezione nei momenti di necessità.

Infatti, le case più antiche del paese sono quelle costruite lungo le stradette che portano a “Su Monte”.[1] Una di esse, intitolata proprio a Giorgio Falchi, dagli anziani del luogo è conosciuta  ancora come “Carruzu Longu”, toponimo che richiama alla mente i carruggi genovesi.

Il castello fu per lungo tempo punto di riferimento sicuro per gli abitanti del villaggio. Rappresentava ai loro occhi la garanzia della protezione in caso di bisogno, l’autorità e il potere che vi esercitavano i signori di turno, nonché il prestigio che, di riflesso, inorgogliva i chiaramontesi di allora. Tanto da renderli persino alteri e sussiegosi nei confronti dei paesi vicini. Crediamo di potere affermare che, fin dalle sue origini, questo villaggio dovette riconoscere e rispettare l’autorità della famiglia potente che albergava, sia pure per interposta persona, dentro le mura del bianco maniero e che, dalla torre quadrangolare tozza e ben piantata, esercitava un potere immenso, che potremmo definire razionale e tradizionale a un tempo. Ma forse anche carismatico[2].

Il potere e l’autorità personali a Chiaramonti affondano le loro radici nel feudalesimo. Sarebbe certamente interessante ripercorrere tutte le vicende accadute da quel tempo fino ai giorni nostri. Ma ciò non rientra negli scopi del nostro lavoro. Ci limiteremo, pertanto, a dire che il medioevo, da queste parti, durò più a lungo che altrove e che, fatte salve le differenze formali, nella sostanza il clima feudale rimase tale fino all’Ottocento. Fino a quando, cioè, qualcosa incominciò a muoversi e il potere dei vecchi notabili avvertì i primi segnali deboli di quelle trasformazioni impetuose che avrebbero fatto seguito alle due guerre mondiali.

Chiaramonti, a metà dell’Ottocento, contava poco meno di duemila abitanti, principalmente dediti all’agricoltura e alla pastorizia; ma soprattutto all’agricoltura. Nota al riguardo il Casalis che “...la prima va sempre più prevalendo sulla seconda, da questo che a quella sono applicate più di 400 persone, a questa circa 300. Su che onde non si concepiscan idee false, convien sapere che di quel numero di agricoltori forse la metà manca di buoi e quindi o lavora negli altrui campi a conto altrui, o a proprio semina quei tratti di terra che poté dissodare; e sono pochissimi fra quei che diconsi pastori che abbiano suoi gli armenti, e però gli altri o custodiscono roba raccomandata, o servono subalterni o travagliano a legnare o, come usano i meno onesti e più infingardi, vagano a trovar sua fortuna, che è ad altri o diminuzione o sventura”[3].

Dal che si comprende come la maggioranza dei cittadini fosse tributaria di terzi per l’uso dei terreni, per l’allevamento del bestiame e per la coltivazione dei campi con l’aratro a buoi. Vi era allora una sorta di dipendenza economica a carattere locale. Se si eccettuano gli artigiani e i commercianti, che godevano di una certa autonomia, e tolti coloro che operavano nel terziario (pochi), si può dire che il resto dei chiaramontesi dipendeva, in tutto o in parte, dalle famiglie che avevano in mano la fetta più grossa e più grassa del territorio comunale.


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp. Sassari 2004, pagg. 41-42.



[1] Così viene comunemente indicato, nella parlata locale, il colle San Matteo che sovrasta l’abitato.

[2] Cfr. MAX WEBER, Economia e Società, Edizioni di Comunità I, Milano 1974 p. 210.

[3] Cfr. V. ANGIUS, Chiaramonti, in G. CASALIS – Dizionario Geografico, Storico, Statistico e Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Torino Tip. Cassone Marzoratti Vercellotti 1842.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Febbraio 2022 17:26
 

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