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Sas noe contonadas[1] - 4a e ultima parte PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 17 Febbraio 2021 12:39

Racconti terrificanti di fantasmi e di anime dannate costrette a girovagare senza meta per le strade del paese nelle ore notturne hanno tormentato la mia infanzia e hanno turbato i miei sonni di bambino e di adolescente

di Carlo Patatu

S

i favoleggiava pure di un altro sensitivo, vissuto molti anni avanti e che io non ebbi modo di conoscere. Mi pare si chiamasse tiu Chiccu[2]. Si diceva che costui, come la donna dal sorriso enigmatico, possedesse la facoltà di vedere le ombre dei morti in testa alla processione del Corpus Domini.

Quell’uomo buono e timorato di Dio faceva ogni cosa a dovere, durante la celebrazione di quel rito annuale. Nella circostanza, non disdegnava di farsi accompagnare da qualche persona interessata a partecipare a quell’esperienza singolare. Ma non prima che tale persona gli avesse espresso fiducia piena e fornito la prova concreta di non avere paura dei morti; oltre che di essere in grado di fronteggiare una qualunque evenienza straordinaria. Anche spiacevole, eventualmente. Coi misteri dell’aldilà, diceva, non c’era da scherzare.

In un certo anno che non so precisare, dopo avere effettuato tutte le soste previste a sas contonadas[3] durante la processione e dopo avere recitato le preghiere di rito, tiu Chiccu e il suo accompagnatore occasionale si appostarono all’ultima stazione. Qui indugiarono impazienti, in attesa del corteo che proveniva dalla parte bassa di via San Matteo. Corteo che non si fece aspettare a lungo. In testa, a precedere i ragazzi che agitavano gli alberelli di ginestra ormai pressoché sfioriti, prese corpo all’improvviso una folta schiera di anime. Che, assorte nella preghiera e a capo chino, si accingevano a salire i gradini che conducevano in chiesa.

L’accompagnatore del vecchio sensitivo sgranò gli occhi e non riuscì trattenere un’esclamazione di meraviglia. Aveva riconosciuto, in quella schiera, tante persone note che da tempo erano passate a miglior vita e ai funerali delle quali non aveva mancato di partecipare. Come d’uso. Riconobbe pure i propri genitori e una sorella, morta bambina tanti anni prima. Ma, a un certo momento, ancora frastornato da quella visione eccezionale, puntò il dito su una delle ombre che chiudevano il corteo magico. Aveva identificato un’anima che aveva le sembianze di tiu Chiccu. Il quale, invece, era ancora vivo e vegeto. E gli stava pure accanto, in quel preciso momento.

Turbato dalla visione imprevista e imprevedibile, l’uomo cercò smarrito gli occhi della sua guida, aspettando da lui la spiegazione di quella visione sconcertante. Tiu Chiccu, che aveva letto bene il messaggio, gli disse mesto che, a breve, sarebbe stato chiamato a far parte, per sempre, della nutrita schiera di ombre silenziose che entrambi avevano appena visto sfilare. Infatti, gli spiegò commosso, a chiudere la sfilata delle anime dei defunti stavano proprio coloro che la sorte aveva destinato a trasferirsi nel regno dei morti entro l’anno in corso. Manco a dirlo, di lì a poco tiu Chiccu scomparve.

Il racconto di quella vicenda, da me riascoltato più e più volte, non finì mai di risvegliare sensazioni terribili. Talmente forti e sgradevoli che ancora adesso mi riesce difficile descrivere.

Ecco perché l’idea che, procedendo in testa alla processione del Santissimo con uno degli alberelli fioriti fra le mani, potessi entrare in contatto con una delle anime oranti del corteo, mi terrorizzava a tal punto che rifiutai sempre di portare in processione gli splendidi rami di ginestra ornati di giganteschi papaveri rossi. Prudentemente, preferivo starmene defilato nelle retrovie, in prossimità del prete. Magari portando in processione il crocefisso o uno dei bastoni che reggevano l’enorme baldacchino bianco con ricami d’oro.

Col passare degli anni, le paure e gli incubi notturni scomparvero, sconfitti dalla ragione e dalla logica. Lo studio serve anche a questo. Eppure anche ora che sono vecchio, se trovandomi solo in casa resto improvvisamente al buio, mi ritrovo col senso di smarrimento che già mi affliggeva da piccolo. Ma soltanto per qualche secondo. Poi tutto si riaggiusta. Evidentemente certi automatismi continuano a scattare nel mio subconscio. Senza che ci metta nulla di mio. A dispetto del tempo trascorso e a conferma, se ce ne fosse bisogno, che i condizionamenti subiti da bambini non si cancellano. Mai.


4 – fine.


Cfr.: CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pagg. 73-83.



[1] Alla lettera, le nove cantonate; e cioè nove angoli di strada o di piazza in cui ci si appostava per precedere il passaggio della processione del Corpus Domini. Nel testo che segue si comprenderà la ragione di tale straordinaria consuetudine del passato.

[2] In sardo, diminutivo di Francesco.

[3] Dietro i nove angoli scelti lungo il tradizionale percorso della processione.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Febbraio 2021 12:55
 

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