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Uno scempio che resta PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 10 Febbraio 2021 17:18

 

I lavori di restauro della parrocchiale di Chiaramonti, eseguiti nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, ne snaturarono l’assetto interno voluto dal progettista - Cancellato un pezzo della nostra storia con l’assenso del clero e del Comune, nell’indifferenza dei chiaramontesi

di Carlo Patatu

U

n giovane lettore mi ha chiesto di sapere com’era l’interno della chiesa parrocchiale prima dei lavori di restauro eseguiti nelle seconda metà degli anni Sessanta del Novecento.

Provo ad accontentarlo, sperando di riuscirci.

Quei lavori, eseguiti col benestare della curia arcivescovile, del parroco e del sindaco e nell’indifferenza di noi chiaramontesi, stravolsero l’assetto interno del fabbricato previsto dal progettista ing. Domenico Cordella[1]. Tanto da renderlo pressoché irriconoscibile.

Seguitemi, nella lettura, osservando la foto qui pubblicata.

Partendo dall’altare maggiore, fu eliminato il baldacchino istoriato e dipinto che, pendente dalla volta, sovrastava la mensa. I due archi di marmo di Carrara, opera dello scultore Giuseppe Sartorio[2], reggevano rispettivamente le statue del Cuore di Gesù e di Maria. Smantellati e fatti sparire senza riguardo unitamente alle sottostanti tende di damasco bordò che nascondevano alla vista il retro dell’altare. Spariti pure la tappezzeria, ugualmente in damasco bordò, che, nelle grandi occasioni, rivestiva per intero le pareti dell’abside insieme ai due drappi giganteschi, uno giallo e l’altro bordò, che, partendo dalla volta e ancorati alle pareti, s’incrociavano formando le lettere MA (stavano a significare Matteo Apostolo, oppure Ave Maria).

Demolite le due balaustre scolpite in marmo di Carrara. Collegate fra loro da un cancelletto di ferro a due ante, delimitavano l’area destinata all’altare maggiore, separandola dal resto dell’aula. Poggiavano su due gradini, dove andava a inginocchiarsi chi doveva ricevere la comunione. Smantellate le balaustre, l’abside fu ampliata di un paio di metri, murando così l’accesso alle due sagrestie laterali, le cui porte istoriate, in castagno massello, andarono a finire chissà dove. Per accedere alle citate sagrestie, furono ricavati altrettanti accessi attigui alle prime due cappelle laterali. In seguito, fu ripristinato l’antico ingresso alla sagrestia principale.

Furono smantellati il pulpito in marmo, la scala elicoidale di accesso e il baldacchino sovrastante, ben visibile nella foto. Il pulpito, privato della colonna che lo sosteneva, fu collocato a mo’ di ambone sul lato sinistro dell’abside, in cornu Evangelii. Nei primi anni Duemila, per iniziativa del parroco don Virgilio Businco, pulpito e colonna di sostegno furono rimessi al loro posto; ma non la scala di accesso, la quale, nel frattempo, aveva già preso il volo. Andata probabilmente ad abbellire qualche villa signorile.

Fu rimosso per intero il bel pavimento originario, formato dalla combinazione di giganteschi mattoni ottagonali di ardesia legati con tronchetti quadrati di marmo di Carrara. Rimosso e sostituito con un’anonima pavimentazione di marmo dal colore indefinito, che rimanda a quello di una stazione ferroviaria. In colore de cane fuende[3], si dice da queste parti.

Eliminata la prima cappella laterale a destra per chi entra in chiesa. Dedicata a San Giuseppe e a Santa Lucia, si fregiava di due belle tele, una delle quali di Mario Paglietti[4], ora conservate nell’ufficio del parroco. Al posto dell’altare fu poi ripristinato l’antico accesso secondario, con scivolo per i disabili. Dalla parte opposta, sta il fonte battesimale. Che è rimasto com’era; ma con l’aggiunta di una brutta cancellata di ferro, della quale non si sentiva proprio il bisogno.

Alle restanti quattro cappelle (Sant’Antonio e le Anime a sinistra; Immacolata e Su Rughifissu[5] sul lato destro) furono tranciate le rispettive pedane. Anche in questo caso, in assenza di un qualsivoglia motivo valido. Dalle arcate pendevano, sulle balaustre e al centro della chiesa, due splendidi lampadari con centinaia di pendagli in cristallo, originariamente con porta candele, poi rimodulati per accogliere le lampade elettriche.

La bussola dell’ingresso principale era sovrastata da una splendida tribuna-cantoria in legno di pino rosso, progettata dall’ing. Eugenio Serra e realizzata nel 1900 per arricchire l’interno della chiesa e ospitare l’artistico organo con mantice funzionante a manovella.

Di tanto scempio presi coscienza quando, insediato nella carica di sindaco il 1 Agosto 1970, dovetti partecipare alla seduta di collaudo di quei lavori. L’ingegnere collaudatore nominato dalla Regione li trovò conformi al progetto e li approvò. Questo è quanto.

Credo di non avere tralasciato qualcosa. Se così non fosse, gradirei segnalazioni al riguardo. Ringrazio in anticipo.



[1] Ing. Domenico Cordell (Sassari 1849.1917), progettista della chiesa parrocchiale e della casa comunale di Chiaramonti.

[2] Giuseppe Sartorio (1854-1922), autore di alcune tombe del nostro comitero monumentale, nonché del monumento a Vittorio Emanuele II in piazza d’Italia a Sassari.

[3] Del colore di un cane che scappa; e cioè indefinibile.

[4] Nato a Porto Torres nel 1865 e deceduto a Sassari nel 1943.

[5] Il Crocifisso.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Febbraio 2021 17:35
 

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