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1826: Chiaramonti, paese di lussuria PDF Stampa E-mail
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Martedì 10 Luglio 2018 23:26

Così in una relazione dell’epoca[1]

di Claudio Coda

Brevi, brevissime dall'800.

È l'avvocato Giambattista Caval che, da Nulvi, nel 1826 relazione con l'allora Arcivescovo -quanto da quest'ultimo richiesto- ovvero, verificare lo stato sociale-religioso-morale del villaggio di Chiaramonti.

Così, in breve, riassumo due passaggi, quelli “bonari”, tanto per riportare accadimenti: come “eravamo” e come ci “vedevano” da quel di Nulvi.

[...] il villaggio è demoralizzato, soprattutto in lussuria, il concubinato, vi sono dalle dieci/dodici celibi incinte, e gli uomini, trovando facilmente occasioni per professare il celibato voluttuoso, evitano per sistema sottoporsi al giogo maritale […].

Per di più: [...] i funzionari ecclesiastici dovrebbero e potrebbero porre argine a quel quartiere di Babilonia […].

Ecco !, ci aveva sistemato a dovere. L'avvocato.

 



[1] Da documento ASD SS – Fondo Arcivescovile.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Luglio 2018 13:02
 
Commenti (2)
Babilonia e il frutto del "peccato".
2 Giovedì 12 Luglio 2018 21:16
c.coda

Al di là delle cronache del tempo, talvolta curiose (leggasi Babilonia), emerge lo stato umano, più che religioso. Lo strato sociale, quasi penoso, per buona parte delle famiglie, era abbastanza misero. L'abbandono, talvolta forzato, delle proprie virtù, da parte di quelle dieci/dodici fanciulle, denotava, in larga misura, la povertà assoluta e tutta a vantaggio, a piacimento, dei prinzipàles, che soddisfavano le proprie ”voglie”, dentro e fuori dal matrimonio.


Anche la Chiesa, che tanto si preoccupava di “catalogare”, “monitorare”, “condannare” queste situazioni, bollava colui/colei, che era nato fuori sacramento, come “spurius”. Negli atti battesimali questo aggettivo era ben evidenziato, così pure, nei registri comunali, l'acronimo -per la paternità- era N.N. (NESSUNO) anche se, geneticamente, era da tutti conosciuta. La stessa Chiesa, che pretendeva moralità, uguaglianza, denunciava lo stato di “irregolarità” chi intendeva avviarsi al sacerdozio. Ai figli illegittimi le porte del seminario era sbarrate (risanata, mi pare, negli anni '70 del novecento, ma con speciale dispensa).


Così pure le fanciulle incontravano opposizione -quasi un veto- della famiglia dell'innamorato. Non tenevano conto della discriminazione umana che, questi, si portavano appresso per tutta la loro esistenza: erano “ bùldos/bùrdos ” e tali rimanevano. Questi appellativi, ingiuriosi, riecheggiavano e riaffioravano nelle situazioni di difficoltà, di scontri verbali e fisici. Un attacco violento per annientare, per annullare la propria autostima, come se fosse un disonore da portarsi appresso. Diritti negati, una tara irrimediabile e frutto del “peccato”. Come la Chiesa lo circoscriveva.

Tradizioni
1 Mercoledì 11 Luglio 2018 08:26
AlessandroSini

Quante belle tradizioni si perdono nel tempo.


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Hai ragione, Alessandro. E, insieme alle belle tradizioni, quante persone care, quanti amici, quanti volti familiari scompaiono, col passare del tempo. Chi invecchia assiste a questi eventi e non può non rattristarsene. Ma il tempo, che è galantuomo, si porta via anche consuetudini e tradizioni che non hanno alcun titolo per essere mantenute e ricordate. E così le cose si riequilibrano.


Saluti. (c.p.)

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