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La bicicletta è vostra: ora pedalate! PDF Stampa E-mail
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Giovedì 07 Giugno 2018 19:05

Non mancano le perplessità nei confronti di una maggioranza composita e, per taluni versi, contraddittoria – Aspettare per giudicare

di Carlo Patatu

Da ieri sera abbiamo in carica un Governo coi pieni poteri, avendo ottenuto fiducia ampia dai due rami del Parlamento. Auguri di buon lavoro a tutti.

Il bastimento ministeriale, guidato dal neo comandante Giuseppe Conte, molla gli ormeggi e si avvia per l’alto mare aperto. Come sarà la navigazione? Il suo equipaggio, fra il quale annovera due primi ufficiali (leggasi Di Maio-Salvini) che lo guarderanno a vista durante la navigazione, è composto da visi sorridenti, persone che, almeno a parole, dichiarano a ogni pie’ sospinto che lavoreranno sodo. Nell’interesse degli Italiani, sottolineano con tono serioso.

Noi, che frasi del genere ne abbiamo sentito a bizzeffe nel corso degli anni, non c’illudiamo più di tanto. E, scottati da molte esperienze negative fatte in passato e a nostre spese, restiamo guardinghi. In attesa, per ora. Non vogliamo atteggiarci a gufi, né a rosiconi. Né intendiamo iscriverci nel registro dei catastrofisti e dei menagrami di ruolo pronunciando vaticini improntati al pessimismo più cupo per ciò che ci attende e per quanto sapranno o non sapranno fare i nuovi soloni giunti a Palazzo.

Tuttavia, qualche preoccupazione non manca, alla luce delle affinità poco elettive dei due raggruppamenti politici che formano la nuova maggioranza in Parlamento. I quali, nel corso della lunga e articolata campagna elettorale, se ne son dette di tutti i colori. Al pari di una coppia scoppiata. Come due comari al lavatoio o nel ballatoio. Fate voi. Proponendo agli elettori, non soltanto programmi fantasmagorici di dubbia realizzazione, ma persino in marcato contrasto fra loro.

Ora che la navigazione è in corso, si tratterà di vedere quale rotta seguirebbe il comandante, se fosse costretto a scegliere fra proposte eventualmente contraddittorie che potrebbero fargli i due primi ufficiali. Per esempio: si proseguirà con la linea TAV Torino-Lione, sostenuta dalla Lega e avversata dai 5 Stelle? Si procederà all’abolizione (chiedo scusa, al superamento) della Legge Fornero e, nel contempo, a garantire il reddito di cittadinanza attuando anche la riforma fiscale con una tassa piatta (una o due aliquote)? Sarà possibile approvare una legge sul conflitto d’interessi seria senza il timore di offendere B? Non c’è riuscito il PD, grazie anche ad Alfano. Che si farà in materia di vaccinazioni obbligatorie?

Inoltre, come ci si può dichiarare fedeli all’UE e alla NATO facendo l’occhiolino a Putin? Se e quando il ministro Fontana (Lega) dovesse attivarsi per cancellare talune leggi sui diritti civili, da che parte si schiererebbero le truppe di Di Maio? Per tacere del problema immenso che riguarda gli immigrati, dei quali è stato promesso il rimpatrio imminente nel numero fantastico di seicentomila unità! Che ne sarà della Scuola e del nostro patrimonio culturale, cui il comandante Conte non ha fatto alcun cenno al Senato e che ha liquidato con poche battute alla Camera?

Mi fermo qui.

Avendo letto attentamente il famoso contratto (che non mi è piaciuto) e ascoltato gli interventi scialbi e noiosi del Presidente del Consiglio, potrei continuare ancora con un elenco di situazioni controverse per i due gruppi parlamentari della maggioranza, che dovranno pur affrontare un giorno o l’altro. I nodi, come si sa, vengono al pettine. Sempre.

Ecco perché, non avendo votato per la Lega né per il M5S, prima di esprimere qualunque critica me ne starò in attesa vigile, interessato a vedere quel che saranno capaci di fare i propugnatori del governo del cambiamento. Entro pochi giorni sapremo tutti se la navigazione procederà con mare calmo, oppure andrà incontro a qualche burrasca improvvisa. A breve si dovrà procedere alla nomina di una decina di vice ministri, a un cospicuo numero di sottosegretari, all’elezione dei presidenti delle commissioni di Camera e Senato, oltre che al rinnovo di una miriade di organismi governativi, compreso il consiglio di amministrazione della RAI.

Vedremo subito se gli uomini del cambiamento avranno di che discettare, anche accalorandosi, per fare prevalere l’interesse degli italiani o quello per le poltrone.

A presto, dunque.

 

 

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