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Andare via dalla propria terra perché si deve o perché si vuole PDF Stampa E-mail
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Giovedì 08 Febbraio 2018 18:34

Le orde di migranti hanno fatto sempre più male che bene, soprattutto alla nazione ospitante

di Marco Brunu


Carissimo Carlo,

nessuno ha dimenticato i 24 milioni di italiani che hanno lasciato il nostro paese per tentare la fortuna altrove ma questo é successo nell'arco di cento anni, un secolo.

In Italia arrivano centinaia al giorno, migliaia alla settimana, centinaia di migliaia all'anno e tu sai benissimo a che livello organizzativo é il nostro povero paese, che mai e poi mai riuscirà a gestire questa migrazione, come hai detto bene tu, nel migliore dei modi.

Una delle tante cose che ho imparato negli ormai miei 35 anni passati da emigrato in Olanda é che c'é molta differenza tra l'emigrato che va via dal suo paese perché deve (vedi situazione economica, mancanza di lavoro o altre gravi motivazioni) e quello che va via perché vuole di sua iniziativa andare via (come ho fatto io).

Si sa che una cosa quando si fa perché si deve fare, implica un altro tipo di approccio da quella che si fa perché si vuole farla. Ho conosciuto moltissimi emigrati sardi venuti qui in Olanda nei primi anni '60, ebbene nonostante il lavoro, nonostante il matrimonio misto, nonostante tutte le agevolazioni sociali olandesi, nonostante un buono stipendio, nonostante l'assoluta libertà di pensiero e di parola, loro non facevano altro che piangere, lamentarsi del freddo, del mangiare, dell'acqua, dei canali, delle scale ripide nelle case, degli orari di lavoro, delle mogli che non capivano la loro struggente nostalgia del paesello, della madre, dei fratelli, delle sorelle, dei cognati, della vigna, delle olive, delle pecore, del prete, della vicina di casa ecc. ecc.; e quando io domandavo loro del perché fossero sempre così tristi e abbacchiati, loro mi rispondevano:

- Maledetta emigrazione e maledetto il giorno che son venuto qui. Non vedo l'ora di andare via, perché qui son venuto perché dovevo -.

Dopo 50 anni di emigrazione, nessuno di loro si era ancora inserito completamente nella società olandese e a nessuno di loro piaceva vivere in Olanda, terra che loro criticavano e mandavano a quel paese un giorno si e l'altro pure. Dopo cinquant'anni continuavano a riunirsi nel centro italiano, continuavano a parlare italiano, ascoltavano la radio italiana, guardavano solo la televisione italiana e leggevano solo i giornali italiani e tutto questo, caro Carlo, perché loro avevano dovuto emigrare.

E stai pure tranquillo che così accadrà' anche per i migranti che a migliaia raggiungono le coste italiane, che sono partiti perché dovevano (causa guerre, miseria ecc. ecc.). Ecco perché mi fai sorridere quando tu dici che i giovani della terza e della quarta generazione saranno gli italiani del domani. Dovresti andare a farti un giro dalle parti del mercato dell'Ája o ad Amsterdam in certi quartieri che sembra di essere in una Kasbah nordafricana per renderti conto di quanto siano integrati i giovani turchi o marocchini nella società olandese, che, guarda caso, fino al loro arrivo era sempre stata tollerante al massimo con gli omosessuali che adesso, grazie a queste risorse, vengon pestati e coperti di sputi da parte di questi giovanotti e, bada bene, questi ragazzi sono nati e cresciuti in Olanda e il loro malcontento nei confronti della terra che ha dato loro i natali, gli é stato tramandato dai loro genitori arrivati in Olanda perché dovevano.

Oppure vai nella liberalissima Svezia, punta di diamante dell'Europa libera e laica, a Malmoe e vedi cosa ti succede grazie agli asilanti e migranti di prima e seconda generazione. In Svezia, nelle loro famose saune, ci andavano maschi e donne tutti assieme e mai si era registrato un incidente, da quando sono arrivati i migranti, guarda caso, non é più possibile stare in una sauna assieme in quanto ci sono stati centinaia di casi di approcci sessuali indesiderati, tentati dalle nuove risorse svedesi.

Per concludere, tali ondate di migranti, hanno fatto sempre più male che bene, sopratutto alla nazione ospitante. Esempi di tali sciagure sono gli Stati uniti d'America, dove gli indiani autoctoni (i veri americani) sono stati mandati in esilio nelle riserve; l'Australia, dove gli aborigeni (i veri australiani) sono ancora considerati entità di seconda categoria; la Nuova Zelanda, dove i Maori (i veri neozelandesi) ormai sono stati assorbiti dalla massa delle nuove risorse arrivate secoli fa dall'Inghilterra.

I cinesi sono da anni alle prese con l'invasione del Tibet, nazione ormai relegata a provincia dello stato cinese. E tra poco, continuando così, arriverà anche il nostro turno.

Un caro saluto.

P.S.: Le parole di Franco Sechi sono bellissime, ma puoi stare tranquillo che non ho mai visto un emigrato italiano nascosto in un angolo, con la paura di parlare e di sbagliare. Se dovessi raccontare le storie che ho sentito, riempirei tre bibbie di fatti raccapriccianti.

 
Commenti (1)
Le parole di Franco Sechi...
1 Giovedì 08 Febbraio 2018 23:36
salvatore cossu

Caro Marco,


innanzitutto, premetto che non intendo polemizzare o controbattere all'articolo da te soprascritto, anzi, mi trovo pienamente d'accordo sulla analisi da te descritta sul tema dei migranti in Italia, in Europa e nel mondo.


Mi preme però precisare, o più giustamente testimoniare, sulle angherie subite dagli emigrati italiani.Tu affermi di non avere mai visto un emigrato italiano nascosto... ecc. ecc...


Credibile, vero, nella tua esperienza. Molto probabilmente la tua. Andato via, voluto o non voluto, é avvenuto in epoca diversa dalla mia e in realtà o luoghi diversi. La mia esperienza di emigrato avvenuta nella meta' degli anni '60, testimoniano vicende vissute che, purtroppo, riscontrano fatti ed avvenimenti, più o meno, come descritto nel testo della canzone di Franco Sechi. Di queste potrei elencarne tante.


Mi limito a segnalare una legge, fra tante, sulla regolarizzazione della immigrazione, vigente qui in Svizzera negli anni '60 e '70 del secolo scorso, la quale non permetteva ai lavoratori stranieri, in regola con il permesso di soggiorno, il raggiungimento dei propri famigliari per una durata determinata, per cui molti lavoratori stranieri, fra questi tanti italiani, facevano entrare la moglie e i propri bambini in modo clandestino tenendoli nascosti in casa con le saracinesche abbassate anche durante il giorno, talvolta anche negli scantinati, sempre con la paura di essere scoperti ed espulsi.


Queste testimonianze caro Marco ti assicuro di averle vissute di persona. Per fortuna ora non é più così, almeno per noi italiani.


Carissimi saluti.


Salvatore Cossu

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