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80 anni fa, la vergogna delle leggi razziali PDF Stampa E-mail
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Venerdì 02 Febbraio 2018 12:58

La cacciata degli ebrei italiani e stranieri dalle scuole pubbliche e private soltanto perché colpevoli di appartenere a una razza considerata impura

di Carlo Patatu

Dobbiamo fare delle scelte: decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare a esistere o la nostra società deve essere cancellata.

Così, un paio di settimane fa, si esprimeva il leghista Attilio Fontana, già stimato sindaco di Varese e candidato dalla Destra a governare la più ricca e operosa regione d’Italia: la Lombardia. Vero è che poi si è corretto e ha cercato, faticosamente, d’innestare la retromarcia. Voce dal sen fuggita. Ma quel ch’è detto è detto. E le parole, come scisse Carlo Levi, sono pietre. Pertanto occorre soppesarne significato e contesto, prima di affidarle al vento.

Quindi, grazie alla sortita di Fontana, che pure è considerato persona perbene, scopriamo che in Italia c’è ancora chi vuole difendere la razza. Quella bianca, ovviamente. Dimenticando che la Costituzione, entrata in vigore settant’anni fa, all’articolo 3 recita: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ebbene, ricorrendo l’ottantesimo anno della emanazione delle leggi razziali in Italia, mi pare opportuno sottolineare, ancora una volta, quel dettato costituzionale. Non mancando, però, di rinfrescarci la memoria su quanto disponevano le norme razziste fortemente volute dal fascismo, sostenute dal famoso Manifesto sulla purezza della razza firmato nel 1938 da scienziati e studiosi asserviti al regime e rivendicata solennemente dal Duce nel famoso discorso sull’argomento tenuto a Trieste. Applaudito da una folla oceanica che gremiva la piazza dell’Unità d’Italia.

Nella circostanza, il capo del fascismo affermò, fra l’altro, che “…Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie.” […] “Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero; poiché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio”.

Parole della vergogna sottolineate da battimani fragorosi, ripetuti ed entusiastici da una marea di italiani che parevano impazziti. Gli stessi che, nel Giugno 1940, affollavano piazza Venezia a Roma, quando Mussolini annunciava intrepido e con tono trionfalistico che l’Italia imperiale aveva appena dichiarato guerra agli Alleati. Stando al fianco di Hitler. Sappiamo com’è andata a finire.

Ebbene, tornando alle leggi razziali, il Regio Decreto Legge n. 1390 del 5 Settembre 1938, avente per oggetto Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola, fu pubblicato il 13 Settembre successivo sul n. 209 della Gazzetta Ufficiale. Di seguito, riporto una sintesi di quanto disponeva quel provvedimento, sottolineando che le parole sono testuali ed estrapolate dal documento ufficiale.

In breve, in appena 7 articolo si prescriveva che:

· All'ufficio d’insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e n on governative non potranno essere ammesse persone di razza ebraica; né potranno essere ammesse all'assistentato universitario, né al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.

· Alle scuole di qualsiasi ordine e grado non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

· Dal 16 ottobre 1938, gli insegnanti, i presidi, i direttori e il personale non docente di razza ebraica di ruolo nelle scuole saranno sospesi dal servizio.

· I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di farne parte dal 16 ottobre 1938.

È è considerato di razza ebraica chi è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Dato a San Rossore (Pisa), 5 settembre 1938.

Firmato: Vittorio Emanuele III Re d’Italia e Imperatore e Benito Mussolini capo del Governo.

Che dire?

Eppure c’è ancora in giro qualcuno che le spoglie di quell’ometto (Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e per volontà della Nazione, Re d'Italia e d'Albania, Imperatore d'Etiopia, Re del Montenegro, di Sardegna, di Cipro, di Gerusalemme e di Armenia, nonché duca di Savoia e Primo Maresciallo dell'Impero) vorrebbe collocarle nella gloria del Pantheon. Accanto a suo nonno Vittorio Emanuele II, a Raffaello, a Carracci, a Corelli. Che avrebbero un buon motivo per rivoltarsi nella tomba.

Lasciamolo in pace, sta bene dov’è. Credo che gli sia stato concesso più di quanto merita.

Chiudiamola qui. Ma tenendo bene a mente quegli accadimenti. Perché non abbiano a ripetersi. Mai più.

 

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