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Chi era Giorgio Falchi? – VII e ultima parte PDF Stampa E-mail
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Sabato 24 Settembre 2016 08:28

Un cronista d’eccezione che racconta fatti e fattarelli accaduti a Chiaramonti, e non solo, negli anni a cavallo fra l’800 e il ‘900

di Carlo Patatu

Negli anni della Grande Guerra Giorgio Falchi si ammalò. Non è stato possibile accertare di che soffrisse.

Nel 1919, come annota in un suo quaderno, “…perché travagliato da grave ed insanabile malattia, (…) nei primi giorni del mese di aprile si ritenne tenuto di dare le dimissioni dalla carica di presidente di questa Società di beneficenza e del Patronato scolastico”[1]. È indubbio che, da qualche tempo e nonostante le premure del fratello Francesco, oculista eminente dell’Università di Pavia, accusava una fastidiosa quanto grave diminuzione del visus. Di certo i suoi mali andarono aggravandosi progressivamente. Tant’é che nei suoi ultimi manoscritti la grafia, un tempo sicura nel tratto ed elegante nella forma, appare più incerta e persino spigolosa. Le correzioni e le cancellature divengono via via più numerose, sovrapponendosi fra loro e rendendo così più difficoltose la lettura e l’interpretazione.

Tuttavia, la narrazione puntuale dei fatti e l’annotazione dei suoi pensieri si susseguono come al solito. Le ultime pagine furono vergate negli anni 1920 e ’21. Nonostante le condizioni di salute gli imponessero limiti evidenti anche nelle attività ordinarie, egli continuò con lo stile di sempre a segnalare accadimenti, a denunciare prepotenze e soprusi. Provvide, nel 1919, a commissionare al pittore portotorrese Mario Paglietti una targa artistica dipinta su tela in ricordo dei chiaramontesi che avevano onorato la Patria partecipando alle guerre per l’indipendenza nazionale e lasciandoci la pelle.

Quel dipinto, restaurato di recente, ora é esposto nella sala consiliare del Comune. Registrò pure, e non senza disappunto, l’incremento dei furti domestici e di bestiame. Furti che, sebbene consueti a Chiaramonti, nel 1920 avevano assunto dimensioni di tutto rispetto. Segnalò anche un incendio “desolante e distruttivo” scoppiato in quell’anno. Infine, come ultima nota, nel 1921 scrisse di una medaglia d’argento conferita dalla Croce Rossa Italiana al colonnello medico Giovannico Grixoni, che poi diventerà generale.

Per tempo[2], era uomo saggio e che non amava le improvvisazioni, stese di suo pugno il testamento; col quale, fatta eccezione per alcuni immobili, destinava le proprie sostanze, compresi i libretti di risparmio postale, alla costituzione di una Società di Beneficenza, successivamente eretta in Ente Morale intitolato ai suoi genitori Cristoforo Falchi e Maria Madau[3]. L’ente da lui voluto fu amministrato inizialmente da suo fratello Francesco quale presidente; passò poi sotto le redini di suo nipote Giulio Falchi. Che ne curò la gestione fino a quando i beni appartenenti alla fondazione, in forza di una legge che negli anni Ottanta del Novecento aboliva i cosiddetti “enti inutili”, furono trasferiti prima alla Regione Sardegna e poi al Comune di Chiaramonti.

Nell’edificio che per quasi quarant’anni ospitò l’asilo infantile e le suore che lo gestivano, ora hanno sede la sala dal consiglio comunale, l’ufficio dei servizi sociali e altre strutture come il centro sociale, l’Informagiovani e una ludoteca. Durante la fase complessa del trasferimento dei beni, taluni oggetti, mobili e manoscritti si sono persi per strada. Mancano all’appello diversi arredi di buona fattura, le collezioni di monete antiche e di fossili raccolti dallo stesso Giorgio Falchi, oggetti d’oro e d’argento da lui posseduti al momento della morte e qualche tela del Paglietti. Non si ritrovano nemmeno altri quadri a stampa da lui citati e un numero imprecisato di carte geografiche. Libri e manoscritti, ma é certo che non vi sono tutti, sono conservati presso la biblioteca comunale sotto la dicitura “Donazione Giorgio Falchi”[4]. Una dozzina di quaderni sono custoditi dagli eredi, a Sassari[5].

Nella mattinata del 24 Febbraio 1922, poco prima delle otto, Giorgio Falchi rendeva la bellissima anima a Dio, dopo penosa malattia, come si legge nella necrologia apparsa sulla Nuova Sardegna di Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio di quell’anno[6].

Il vice parroco Nicolò Urigo annotò nel registro parrocchiale dei defunti che il nostro uomo era trapassato in comunione con Santa Madre Chiesa. Fu sepolto nello stesso giorno della sua morte[7]. Non è certo che siano state rispettate fino in fondo le sue ultime volontà, relativamente allo svolgimento dei funerali, che dovevano essere “…senza tumulo, cantico di notturni e modestissimi…”, con l’avvertenza che “...verranno totalmente esclusi dalla mia eredità, tanto coloro che volessero infirmare il presente testamento, quanto colui che si facesse lecito - oppure permettere ad altri - di collocare un qualsiasi ricordo sulla mia tomba, anche se limitato all’indicazione del solo mio nome e cognome. Né verranno collocate corone sulla mia bara, non pronunziati elogi funebri, né rese pubbliche partecipazioni della mia morte, volendo essere del tutto in breve tempo dimenticato. Tale è la disposizione di mia ultima volontà, scritta e datata di mia mano…”[8].

É certo, invece, che le sue ceneri riposano nell’austera tomba di famiglia. Che reca, ovviamente, anche il suo nome. Il ricordo del personaggio è affidato inoltre a una targa marmorea, collocata nel 1937 nell’edificio costruito grazie alla sua munificenza e che, come abbiamo detto, ora accoglie la sala del consiglio comunale, dopo avere ospitato, per oltre mezzo secolo, l’asilo infantile prima e la scuola materna statale poi. Diversamente da quanto aveva disposto, i suoi familiari provvidero altresì a parteciparne la scomparsa pubblicando un necrologio sulla Nuova Sardegna. D’altra parte, con tutto il rispetto per il loro congiunto, essi non potevano fare altrimenti, data la caratura del personaggio. Il quale, contrariamente all’auspicio espresso nel testamento, non è stato dimenticato dai chiaramontesi. Né questi potevano farlo. Nel 1971, il Consiglio Comunale gli ha intitolato una delle vie storiche del paese. Carruzu Longu, da allora, porta il suo nome[9].

L’atto di morte, redatto dal sindaco Antonio Luigi Budroni, assistito dai testimoni Antonio Piras, Andrea Carboni e Giovanni Antonio Stincheddu, reca il numero ventuno[10]. Giorgio Falchi avrebbe compiuto settantanove anni nell’Agosto successivo.

VII - fine


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, Un cronista d’eccezione. Giorgio Falchi, ed. Studium, adp, Sassari 2004, pagg. 59-83.

 


[1] Cfr. Infra: 1919 – Dimissioni.

[2] Il 20 Marzo 1915.

[3] Cfr. Testamento olografo di Giorgio Falchi, riportato nella parte terza.

[4] Cfr. Elenco dei libri della “Donazione Giorgio Falchi” riportato nella parte terza.

[5] Cfr. Tabella riportata nella parte terza.

[6] Cfr. LA NUOVA SARDEGNA, Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio 1922, a pagina 3. Necrologio: Serenamente, dopo penosa malattia, rendeva la bellissima anima al Signore l’Avv. Giorgio Falchi. I fratelli Battista e prof. Francesco, le cognate Graziella Cocco e Caterinangela Migaleddu, i nipoti Grixoni–Falchi e Falchi–Cocco ne danno il triste annunzio. Chiaramonti, 24 Febbraio 1922.

[7] Cfr. Liber Defunctorum, anno 1922. N° 19 - A.D. millesimo nongentesimo vigesimo secundo die vigesima quarta mensis Februarii in hac Paroecia S. Matthei Apost. Evang. Falchi Georgius fili Christophori et Mariae Madau aetatis ann. Septaginta novem in Comunione Sanctae Matris Ecclesiae animam Deo reddidit die hodierna mensis huius hora septima matupt. Sacramentis Eucaristiae et Extr. Unctionis refectus cujus corpus die hodierna mensis huius sepultum fuit. Ita est: Parochus Nicolaus Urigo.

[8] Cfr. Testamento olografo di Giorgio Falchi, riportato nella parte terza.

[9] Cfr. Archvio del Comune di Chiaramonti, deliberazione del consiglio comunale n. 46 del 31 Luglio 1971.

[10] Cfr. Registro degli Atti di Morte del Comune di Chiaramonti, anno 1922, numero 21.

Ultimo aggiornamento Sabato 24 Settembre 2016 09:04
 

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