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Chi era Giorgio Falchi? – parte V PDF Stampa E-mail
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Un cronista d’eccezione che racconta fatti e fattarelli accaduti a Chiaramonti, e non solo, negli anni a cavallo fra l’800 e il ‘900

di Carlo Patatu

Come tutti i “buoni cristiani”, né poteva essere altrimenti data la tradizione familiare, a otto anni Giorgio Falchi ricevette la cresima, in occasione della visita pastorale dell’arcivescovo turritano monsignor Domenico Varesini[1]. Gli fu padrino Matteo Tedde-Sanna, che doveva essere persona importante e influente della comunità locale. E cioè all’altezza del rango delle famiglie di origine del piccolo Giorgio. Il quale, all’età di tredici anni, lasciò il paese per entrare nel Seminario Tridentino di Sassari[2].

La scuola normale (elementare) istituita dalla legge Boncompagni prevedeva un percorso di quattro o cinque anni, che il Falchi frequentò, sicuramente e per intero, in paese. É da presumere che egli abbia concluso quel ciclo, al più tardi, nel 1854. A undici anni,quindi. Non é stato accertato, data la impossibilità di reperire tutti i registri scolastici di quel periodo, cosa abbia fatto nei due anni successivi. E cioè immediatamente prima di entrare in seminario. É probabile che, secondo la consuetudine vigente nelle famiglie benestanti, sia stato seguito anche da un precettore privato, prima di andare in città.

Come lui, nel periodo compreso fra il 1823 e il 1905, altri ragazzi di Chiaramonti studiarono presso il seminario sassarese. Ricordiamo, in particolare, Gavino Cossiga Dettori, Gavino Cossiga, Salvatore Cossu (divenuto poi teologo e rettore della parrocchia di Ploaghe), Giacomo Cubeddu, Francesco Doro, Domenico Ferralis, Cristoforo Grixoni, Giovanni Grixoni, Giommaria Migaleddu, Pietro Murruzzulu, Nicolò Pinna e Salvatore Puligheddu[3]. In quella scuola, allora, si poteva seguire un corso di studi di sette anni, suddiviso in tre di grammatica (corrispondenti, in linea di massima, alla nostra scuola media ante riforma)[4] e in quattro di retorica (una sorta di liceo classico ante litteram). Nell’anno scolastico 1859/60, a sedici anni e ancora seminarista, s’iscrisse alla prima classe di retorica. Quindi cambiò scuola. Lasciò il seminario per passare al Liceo “Azuni”. Vi frequentò la quinta ginnasio nel 1860/61 e quindi il triennio successivo, al termine del quale conseguì la maturità nel 1864. Aveva compiuto da poco la maggiore età.

Tappa successiva l’Università di Sassari. Nel 1864, matricola del corso di laurea in Leggi. Durante il primo anno fu ospite, non si sa bene a che titolo, di certo Pasquale Arzati, il cui appartamento era situato nella Stretta Viola[5]. L’anno successivo cambiò casa, andando a stabilirsi in via Turritana, presso la signora Maria Faedda, cui fu anche assegnato il ruolo di garante del nostro giovane studente[6]. Nell’anno accademico 1866/67, Giorgio Falchi cambiò nuovamente casa e si stabilì presso Maria Zoeddu, sempre in via Turritana. Ma questa volta il compito di fungere da garante-tutore fu affidato a un non meglio identificato signor Mureddu. Nell’ultimo anno tornò a stabilirsi presso quella Maria Faedda che ormai conosciamo e che gli fece ancora da garante. Conseguì la Laurea il 17 Agosto 1868. Aveva venticinque anni.

Altri giovani suoi compaesani frequentarono l’ateneo sassarese nel periodo compreso fra il 1826 e il 1860. I documenti d’archivio riportano, oltre a quello del Falchi, i nomi di Domenico Vincenzo Ferralis (baccelliere in medicina il 14 Luglio 1841); Francesco Grixoni (dottore in medicina il 2 Gennaio 1861); Bachisio Madau (laureatosi in leggi il 13 Agosto 1849, rappresentò il Comune di Chiaramonti nella Deputazione Provinciale di Sassari ricoprendovi la carica di presidente); Giovanni Maria Migaleddu (si laureò anch’esso in medicina il 12 Agosto 1856); Nicolò Pinna Soro (seguì un corso di teologia, laureandosi il 12 Agosto 1859); Giuliano Satta Quadu (conseguì la laurea in leggi il 1. Maggio 1850); Francesco Caccioni (più noto in paese come “Prete Caccioni”, divenne baccelliere in teologia il 21 Marzo 1835); infine, Giovanni Maria Quadu (diplomatosi maestro d’arte, primo grado dell’università, il 6 Agosto 1833)[7]. Alcuni di questi personaggi saranno elementi attivi della vita politica, amministrativa e religiosa di Chiaramonti. Essi costituiranno il primo nucleo di una classe dirigente locale che si distinguerà per vivacità culturale. Alcuni di essi riposano nel cimitero del paese; i loro nomi sono ricordati in forma solenne su cippi marmorei, dove si leggono epitaffi severi e, secondo l’uso del tempo, persino sovrabbondanti.

Conseguita la laurea, una fonte orale ci fa sapere che Giorgio Falchi partecipò a un concorso pubblico, che vinse. Andò così a ricoprire un posto di funzionario presso l’Intendenza di Finanza di Oristano[8]. Qui avrebbe svolto, per qualche tempo, compiti di grande responsabilità. Secondo la stessa fonte orale, il Falchi, indignato per certe irregolarità contabili imputate a un impiegato poco zelante, del quale egli era stato chiamato a rispondere perché suo subordinato, avrebbe liquidato personalmente l’ammontare della somma contestata. Dopo di che, cedendo alla spinta dell’orgoglio, avrebbe rassegnato le dimissioni irrevocabili da quell’incarico prestigioso. Quindi il ritorno definitivo a Chiaramonti. La sentenza di un processo celebratosi successivamente gli rese giustizia piena, sollevandolo da ogni responsabilità sull’accaduto e imponendo all’Erario di restituirgli la somma da lui tempestivamente liquidata per sanare l’ammanco causato dall’impiegato infedele. Pare si trattasse di duemila lire!

Ma un personaggio di tal fatta non poteva restarsene con le mani in mano, vivere comodamente e in santa pace grazie al patrimonio personale e di famiglia. Giorgio Falchi fu costantemente al centro d’iniziative importanti quanto originali. Fu partecipe di tutti i momenti tristi e lieti della vita comunitaria, che lo vide impegnato in attività di spessore e prestigio notevoli come gli incarichi pubblici; ma anche in opere di bene in favore dei poveri e dei deboli. Con un occhio di attenzione particolare per gli uomini chiamati a combattere in guerra e per i loro familiari rimasti ad attenderne il ritorno in paese.

Le sue annotazioni sui fatti accaduti a Chiaramonti, vergate puntualmente con grafia elegante a partire dal 1888 e fino alla vigilia della sua scomparsa, tracciano un percorso netto e significativo dell’attività politica mai rinunciataria, dell’impegno sociale costante e disinteressato del nostro personaggio. Nulla di quanto gli accadeva intorno sfuggiva all’attenzione di Giorgio Falchi. Che non mancò di annotare le tappe significative della carriera di quei chiaramontesi che, nel campo della scienza, della cultura in genere o dell’attaccamento alla Patria, ebbero modo di distinguersi. Diede conto, fra l’altro, della installazione del primo orologio pubblico sul campanile della chiesa parrocchiale (1893) e dell’arrivo del telegrafo (1896); della costruzione di un altare in marmo nella chiesetta di Santa Giusta (1895) e dell’impianto del mulino a vapore (1902); di una invasione di topi campagnoli (1912) e dell’arrivo della prima trebbia a vapore (1915); della dimostrazione popolare che provocò, unica nella storia di Chiaramonti, le dimissioni del sindaco allora in carica (1919). Ma non si sottrasse all’impegno di dire la sua anche in materia di provvedimenti adottati dal Governo e dal Parlamento nazionali. Criticò aspramente la nuova legge elettorale, la riforma del catasto e persino certi interventi della forza pubblica. Che, a suo dire, aveva dato corso ad “arresti arbitrari” a Chiaramonti e dintorni. I fatti descritti e le sue considerazioni al riguardo, esposti in rigoroso ordine cronologico, vengono riportati nella seconda parte di questo lavoro.

Ma fece di più. I suoi trentadue quaderni, conservati presso la biblioteca comunale di Chiaramonti, riportano altri “scritti di varia natura”. Vi troviamo “notizie desunte dal dizionario storico”, come annotava egli stesso. Si tratta di una raccolta di monografie su chiese, castelli e nuraghi sparsi per la Sardegna. Vi si leggono storie di “martiri della fede, della religione e della patria”;detti memorabili dei più rinomati scrittori”, come pure “massime e motti diversi in lingua latina”. In breve: una sorta di zibaldone che rimanda a ricerche fatte da studiosi come il Casalis-Angius, lo Spano, il Manno, il Filia e altri, già pubblicate in precedenza e riassunte dal Falchi sotto forma di monografie stringate. Dalla lettura dei quaderni è possibile trarre notizie di carattere generale sulla nostra isola risalenti fino all’epoca prenuragica. In altri quaderni Giorgio Falchi raccolse un elenco nutrito di proverbi e modi di dire in uso fra la sua gente, riportati in lingua sarda, ma con la traduzione in italiano. Quindi poesie e “laudes” in logudorese, oltre che un dizionario sardo-italiano dei nomi dei vegetali “più conosciuti dagli abitanti dell’isola”. Una summa della saggezza popolare dei suoi tempi raccolta con metodo, precisione e cura particolari. E riprodotta in bella scrittura, con tratto deciso, chiaro e di lettura gradevole.

Infine, sei quaderni riportano riflessioni personali e ricordi: “Come ai suoi tempi fosse solito di pensarla il buon vecchio Caio Gunidio”. Questo il titolo di tali manoscritti. Assumendo come pseudonimo Caio Gunidio, Giorgio Falchi espresse giudizi ed espose riflessioni di natura filosofica, religiosa, sociale. Per delineare riassuntivamente i contenuti di questo suo lavoro, diremo che vi si leggono considerazioni interessanti su “Elemosina e Carità, La voce pubblica, Temerarietà e coraggio, La natura umana, La longevità degli uomini malvagi, La lotta per la vita, Il lusso, L’influenza degli agenti esterni sulla natura e sui sentimenti degl’individui” e decine di altri argomenti, tutti di grande fascino, per quel tempo. Ma sempre attuali. “Perché i birbanti raramente sono poveri?”, si domandava Caio Gunidio in una delle sue numerose riflessioni. “Perché non hanno scrupoli nel prevalersi di mezzi disonesti onde riuscire ad appropriarsi la roba altrui; perché non pochi, per timore di danno nella persona o negli averi, gli gratificano con frequenti rigali. E finalmente perché le persone agiate largamente gli compensano nelle vendette del di loro interesse compiute. Né a tali bricconi il favore popolare fa difetto, giacchè nonostante arricchitisi con mezzi disonesti, sono ossequiati da molti; le azioni umane venendo quasi sempre giudicate dal finale successo, sebbene con illeciti mezzi persino delittuosi conseguito”. Sembra scritto oggi!

È certo che la rilettura attenta dei pensieri di Caio Gunidio, lo studio approfondito degli argomenti trattati e dei ragionamenti svolti richiederebbero una pubblicazione apposita. Non è detto che ciò non avvenga.

Uomo di cultura vasta, possedeva una biblioteca personale ricca e varia. Era lettore attento della stampa quotidiana e periodica. E non disdegnava nemmeno di dedicarsi allo studio degli atti della Deputazione Provinciale e di quelli parlamentari. Ma con riferimento particolare agli interventi svolti da deputati e senatori sardi. Fondò la prima biblioteca pubblica del paese, intitolandola a Eleonora D’Arborea e mettendo così a disposizione della comunità i libri e le pubblicazioni che egli possedeva. Manifestò un grande interesse per l’agricoltura e la pastorizia, assecondato dai fratelli Battista e Nicolò, i quali dirigevano personalmente le aziende di famiglia. Furono sue tante iniziative che portarono all’impianto di frutteti di qualità e di essenze nuove, per lo più sconosciute agli agricoltori nostrani. Leggeva molto di queste cose e si teneva aggiornato. Era amante della natura, dell’arte e del bello in genere. Pertanto si preoccupò persino d’ingentilire gli spazi che circondavano la casa padronale nella splendida tenuta di “Cachile”, realizzandovi un rosaio stupendo e mettendovi a dimora dei lillà, il cui profumo si spandeva intorno per un largo raggio[9].

V - continua

Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, Un cronista d’eccezione. Giorgio Falchi, ed. Studium, adp, Sassari 2004, pagg. 59-83.



[1] Cfr. Liber Confirmatorum Quintus ab anno 1840 ad annum 1851. Archivio Storico Diocesano di Sassari, Fondo Arcivescovile - C V° – Parrocchia S. Matteo Apostolo Chiaramonti (1840-1851). In hoc oratorio S. Crucis a Claramonte ab ill.mo Rev.mo DDD. Al. Domenico Varesini Archiepiscopo Turritano metropolitano: Georgius Falchi Madau Christophori et Mariae. Patrinus Mattheus Tedde Sanna Joannis et Victoriae die 10 Junii 1851. In quo fidando Ignatio Satta.

[2] Cfr. DORA QUARANTA, Il Seminario Tridentino nel Secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905. Tesi di laurea Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a.a. 1994/95, scheda n. 432.

[3] Cfr. DORA QUARANTA, Il Seminario Tridentino nel Secolo XIX. Catalogo degli alunni dal 1823 al 1905. Tesi di laurea Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a.a. 1994/95, schede nn. 1267, 1186, 601, 1231, 854, 12, 1119, 982, 208, 905, 67 e 1462.

[4] La scuola media attuale è nata con la legge n. 1859/1962.

[5] Cfr. LUCIA ENEDINA PITTORRU, Gli iscritti alla Facoltà di Leggi dal 1849 al 1875 Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a.a. 1994/95, volume primo, scheda n° 23.

[6] Cfr. LUCIA ENEDINA PITTORRU, Gli iscritti alla Facoltà di Leggi dal 1849 al 1875. Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a.a. 1994/95, volume secondo, scheda n° 13.

[7] Cfr. MARIA GIUSEPPINA ACCA, I laureati (graduati) all’Università di Sassari dal 1826 al 1860. Tesi di Laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero a.a. 1994/95, volume secondo, schede nn. 213, 1215, 769, 1132, 216, 714, 491, 503.

[8] La notizia é stata raccolta dalla testimonianza orale del dott. Giulio Falchi, nipote di Giorgio

[9] V. Nota che precede.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Settembre 2016 13:09
 

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