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Tiu Giuanneddu Tedde: una simpatia straripante PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Settembre 2016 23:36

di Tore Patatu

Anche io ero molto amico di tiu Giuanneddu Tedde, che era anche uno dei miei più preziosi informatori storico-linguistici.

A differenza di mio fratello Carlo, però, non gli davo del tu, ma "de 'ois". E non del lei, in quanto, tra noi, non abbiamo mai parlato in italiano, neanche nell'ufficialità della mia carica di sindaco, né in quella di assessore comprensoriale.

Ed è proprio durante i dieci anni in cui ho ricoperto questo secondo incarico, che è legato il ricordo più vivo che ho di lui. Insieme a Leonardo Marras, assessore comprensoriale come me, delegato per l'agricoltura e la pastorizia, decidemmo di combinare uno scherzo al personaggio più "bugliante" del paese.

Con la complicità di un consigliere regionale, che ci procurò la carta intestata  della Regione Autonoma, gli scrivemmo una lettera in cui lo avvisavamo, "con vivo piacere", che la sua azienda era stata prescelta per l'attuazione di un non meglio definito piano di ristrutturazione e ricerca, per la cui realizzazione era prevista l'assegnazione di un sostanzioso contributo a fondo perduto.

Ricevuta la lettera, andò a trovare Leonardo e gli chiese delucidazioni. Questi gli disse che si sarebbe dovuto rivolgere all'assessore comprensoriale competente. Al che chiese:

"E chie est custu assessore?"

E Leonardo:

"Tore Patatu".

Lui lo guardò intensamente, fece un sorrisetto ironico e, accartocciando la lettera, disse:

"Ah! Apo cumpresu totu".

Non mi parlò mai del fatto, ma qualche giorno dopo, m'incontrò in piazza della Costituzione, mi sorrise e mi parlò di uno scherzo che aveva combinato ai soci di una cooperativa e di altri scherzi che in parte conoscevo già.

Mi è stato molto utile, tiu Giuanneddu. Alcuni dei suoi proverbiali scherzi hanno arricchito molti miei racconti e uno, molto celebre, è diventato addirittura una commedia, che è stata rappresentata, con grande successo, dagli alunni delle Scuole Elemetari di Monti e da quelli della Scuola Media di Nulvi.

In altre occasioni ho detto che, quando muore una persona anziana, in una comunità come la nostra, è come se il fuoco distruggesse un'intera biblioteca. E così è certamente con la morte di tiu Giuanneddu. Ma con la sua scomparsa, Chiaramonti perde qualcosa di più di una biblioteca. Perde l'interprete vivente dell'arguto spirito anglonese. L'autore scanzonato di un umorismo intelligente, che non aveva uguali. Per lui, lo scherzo era una cosa seria, un modo di vivere di cui non poteva fare a meno.

Tiu Giuanneddu non si limitava all'attuazione della burla ridanciana fine a se stessa, finalizzata alla risata improvvisa e veloce. Lui, da buon tecnico dello scherzo, lo rielaborava, arricchendolo di particolari di eccezionale impatto. A volte lo rigirava, applicando quello che gli affabulatori chiamano controscherzo. Un'operazione non facile da realizzare, in quanto presuppone fine intelligenza e collaudata esperienza.  E questa era una particolarità che lo distingueva dagli altri semplici "buglianti" del paese.

Un professionista, dunque; uno sceneggiatore e un regista straordinario, che non poteva essere messo nel sacco da due ingenui improvvisatori quali eravamo io e Leonardo Marras.

Mi mancherà tiu Giuanneddu, sul piano dell'amicizia e su quello professionale e mi dispiace molto che non abbia potuto partecipare ai suoi funerali.

Ma con sincero affetto e viva commozione, rivolgo le mie più sentite condoglianze a Giuseppe, Giovanna e a tutti i familiari.

Tiu Giuanne è una delle persone che non dimenticherò.

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Settembre 2016 23:38
 
Commenti (1)
Cos'altro racconterà, lassù, tiu Giuanneddu?
1 Venerdì 02 Settembre 2016 09:09
c.coda

Simpaticone lo era forte e lo ricordo con un aneddoto personale: sostava “parcheggiato” dentro la sua auto, nel tardo pomeriggio, in piazza Repubblica. Raccontava storie passate e tante, tante avventure. Sue e di altri. Alcune assai piccanti dove protagonisti alcuni miei parenti maschi prossimi.


Diceva di loro: erano ragazzi intelligenti, bravi a scuola e un po' meno nella vita amorosa. Uno in particolare era un imperdonabile donnaiolo feminàlzu bagasséri” diceva lui... e lì a raccontare. Alcuni particolari erano di mia conoscenza, altri, e i più, no. Comunque, sempre all'interno dell'umorismo cionfraiolo, risposi così: “beh, tiu Juanne', puru bòis, mi resultàda chi, cantu ai cussu, non fìzis un'istincu 'e santu!”.


Seguì una sua grande risata furbastra e sorniona. Palese la sua cosciente approvazione.


Un altro raccontino. Quando, negli anni sessanta, si sviluppò la rete telefonica, lui che abitava a la Croce, la toponomastica del paese era incompleta. Aveva fatto domanda alla SIP per un allaccio telefonico. Gli operai, arrivati per un sopralluogo, gli chiesero il nome della via per registralo nell'elenco telefonico. La sua via, nella toponomastica paesana, non aveva nessuna intitolazione. Ma tiu Juanneddhu, carico di umorismo estemporaneo non si perse d'animo e sparò, nell'immediato, un nome, quello che gli era più congeniale: c'aveva, proprio lì, un pollaio con galli di ottima razza.


“Questa è via dei Galli d'Oro!” dichiarò. Quelli, gli operai, presero per buono quanto dichiarato dall'utente. Poi arrivò la toponomastica con via Capitano Cossu.


Ancor oggi, nell'elenco telefonico, è registrato così: via Gallidoro (senza apostrofo) n... telef...


C'è da ritenere, conoscendo il personaggio, che "c'abbia" tanto da raccontare ancora, lassù! E tutti ad ascoltarlo e quattro risate. E così il tempo passa...

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