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Domenica 10 Aprile 2016 09:26

Accadeva nel 1951 l'ordinazione sacerdotale del chiaramontese Vittorio Palestro

di Claudio Coda

Leggevo vecchi ritagli di giornali.

Tra le mani, un articolo apparso sul periodico dell'Arcidiocesi di Sassari, Libertà, pubblicato il 3 agosto del 1951. Non proprio ieri, ma sessantacinque anni fa, e chissà se qualcuno ha la memoria viva di quell'evento che ha coinvolto tutto il paese.

A parte l'interesse per l'evento della microstoria del paese, e quella che attesta la grande passione dei chiaramontesi per la bicicletta, mi ha colpito la presenza, alla cerimonia, di un personaggio d'eccezione: monsignor Damiano Filia, eloquente storico, scrittore e dall'ampia oratoria sacra.

Chi ha studiato storia dell'arte, soffermandosi sulla Chiesa in Sardegna, conosce i suoi pregevoli studi -uno dei tanti - racchiusi in tre volumi, pubblicati nel 1903 (Introduzione al Cristianesimo); 1913 (Storia della Chiesa Sarda dal 1200 al 1700); 1929 (Storia del passaggio dell'Isola ai Piemontesi, fino ai Patti Lateranensi).

Nato ad Illorai nel 1878, divenuto sacerdote, conseguì una prima laurea in Teologia e una seconda in Diritto Canonico e Civile. Nel 1908 fu nominato Canonico del Capitolo Turritano. Fondò, unitamente a padre Manzella e l'avv. Zirulia, il settimanale cattolico Libertà. Nel 1933 fu nominato Vicario Generale, carica che tenne sino alla sua morte avvenuta nel 1956.

Dopo questa premessa, non avendo altro da aggiungere su don Palestro, per non averlo conosciuto, ma di averne sentito parlare, ecco il testo pubblicato a firma dell'allora vice parroco don Giovanni Maria Dettori che, qualche mese dopo, ebbe la nomina di parroco:

“Raggiungere un ideale accarezzato per lunghi anni nel lavorio costante di una giovinezza è la migliore soddisfazione per un cuore e la maggior fortuna per un popolo che può offrire alla società un estimabile dono. Questo pensavamo domenica scorsa quando seguivamo commossi le entusiastiche accoglienze tributate a don Vittorio Palestro, sacerdote novello. Il luccichio delle macchine e le voci osannanti dei numerosi ciclisti di Chiaramonti andati ad incontrarlo, gli diedero la prima testimonianza d'affetto.

Arrivò all'ingresso del paese accolto con fragorosi applausi dalle Associazioni che in questi ultimi anni lo avevano seguito nelle sua ascesa, sostenendolo con l'umile ed assidua preghiera ed oggi gioivamo nel vederlo rivestito di una sublime dignità.

In Chiesa parlò ad una folla attenta, come può parlare un cuore che si sente travolto da una piena di sentimenti d'amore e di riconoscenza in un'ora così bella. E noi attraverso la sua rievocazione pensavamo alla gioia di un cuore, spentosi nel suo cammino, ma vivo ancora presso l'altare: il babbo.

Alla Messa, cantata in un tripudio di luci e di fiori, Mons. Damiano Filia, con la parola pervasa di freschissima arte, descrisse il cammino escursionale del giovane sacerdote, e con potenti pennellate ricamò un inno alla grandezza del sacerdozio cattolico. Un coro di sacerdoti e clerici eseguì, riuscitissima la “Messa cerviana” del Perosi[1], magistralmente diretta dal P. Boschi ed accompagnata all'armonium da don Giovanni Sanna.

Di sera la gustosissima accademia musico letteraria, fu il gesto delicato dai piccoli al giovane sacerdote, il quale ringraziò commosso.

Applauditissime le esecuzioni al violoncello di don Piero Meloni ed il canto dell'orfanello composto da don Giovanni Sanna.

Il ricevimento signorile chiuse la giornata: bella per D. Palestro perché attesa nel sacrificio silenzioso e nel brillantissimo studio di lunghi anni; bella per il popolo che saluta in lui uno dei figli migliori e gli augura un ministero lungo e fecondo di bene.

 


[1] Messa cerviana (messa polifonica a tre voci maschili con organo) con musica di Lorenzo Perosi (1872-1956), compositore e autore di musica sacra.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Aprile 2017 09:44
 
Commenti (1)
I chierichetti della prima messa di don Vittorio
1 Lunedì 11 Aprile 2016 23:38
Tore Patatu

Ricordo bene quell'evento, in quanto ero uno dei chierichetti che assistettero la sua prima messa. Purtroppo, non sono sicuro sui nomi degli altri "assistenti“. Mi pare che ci fossero anche Berto Tedde, Bucianeddu Soddu e Salvatore Gallu. Ricordo che eravamo sei. Se qualcuno di loro legge questo articolo, si faccia avanti. Tra le altre cose, la mia famiglia è imparentata con quella di don Vittorio, in quanto mio padre era cugino di suo padre. Ma io l'ho sempre chiamato dottor Vittorio. Praticamente è stato allevato dalla zia Natalina, che gestiva un negozio di generi alimentari nell'allora piazza Indipendenza. Mi piacerebbe rincontrarlo.


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Con Vittorio Palestro ho avuto un rapporto molto confidenziale (anche per via della parentela), sebbene lui avesse qualche anno più di me. Ho frequentato casa sua e, insieme, ci siamo divertiti a compiere esperimenti nel campo dell'elettrotecnica, che appassionava entrambi. Ma lui era più esperto di me in quelle cose. Tant'è che discuteva alla pari con Mario Budroni di valvole, resistenze, condensatori e altre diavolerie che facevano funzionare l'apparecchio radio.


Successivamente alla sua partenza a Roma, ci siamo persi un po' di vista. Fatta eccezione per le sue sporadiche visite a Chiaramonti per riabbracciare zia Natalina Palestro. Che, in effetti, gli ha fatto da mamma. Nato a Luras, dopo la morte del padre in giovane età, è stato "adottato" da zia Natalina e dalla nonna paterna. Ora vive la sua vecchiaia a Palau e non si fa più vedere a Chiaramonti, che pare avere dimenticato.


Per quanto attiene alla sua prima messa in paese, Tore ricorderà di certo che, guidati dall'allora vice parroco don Dettori, insieme ad altri ragazzi e ragazze siamo stati interpreti di quella che, allora, si chiamava "accademia". E cioè uno spettacolo di canti, dialoghi e altro allestito al Cinema Fontana (oggi Discoteca Marrone). In particolare, ricordo che Tore interpretava proprio don Vittorio che, sul palcoscenico, celebrava in silenzio la messa, mentre io declamavo, in italiano, una poesia che, composta da don Dettori, ripercorreva a grandi linee, la pur breve storia dell'esistenza di Vittorio Palestro.


Piacerebbe anche a me rivederlo. Mi dovrò decidere, un giorno o l'altro, ad andarlo a trovare, in una delle mie visita alla Maddalena. (c.p.)

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