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Al Circolo sardo di Brescia l’Italia civile di Giuseppe Fiori PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Marzo 2015 00:00

di Paolo Pulina

A Brescia, nel pomeriggio di lunedì 2 marzo 2015, presso la Sala Conferenze dell’Associazione Arcimboldo e per iniziativa del Circolo Culturale Sardo, presieduto da Paolo Siddi, è stato presentato il libro “Il coraggio della verità. L’Italia civile di Giuseppe Fiori” (Cuec, 2013), curato da Jacopo Onnis.

Il pubblico ha potuto ascoltare autorevoli valutazioni e testimonianze sulla figura e sulle opere del grande scrittore e giornalista sardo Peppino [nome vero] Fiori (nato a Silanus, Nuoro, nel 1923; morto a Roma nel 2003).

Oltre Onnis, sono intervenute infatti due personalità bresciane di prim’ordine: il giornalista Massimo Tedeschi (caporedattore responsabile dell’edizione di Brescia del “Corriere della Sera”) e il senatore Paolo Corsini, già sindaco della città per più mandati.

La manifestazione è stata introdotta dalla proiezione di un breve filmato con il quale Onnis ha voluto rinfrescare la nostra memoria sulle trasmissioni curate da Fiori che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo del popolo televisivo, a partire dalle sue “Parole in tv”: così si intitola il libro che raccoglie i graffianti editoriali di Fiori, vicedirettore nel Tg2 diretto da Andrea Barbato.

Dopo i saluti e un ricordo personale del presidente Siddi, Massimo Tedeschi ha espresso la sua ammirazione per le produzioni giornalistiche (a tutto campo, quindi nei vari mezzi di comunicazione di massa: giornali, radio, televisione, cinema) e per le pubblicazioni biografiche (in cui è stato spesso narratore di fatti rimossi) realizzate da Giuseppe Fiori.

Su Fiori, conosciuto solo attraverso la televisione, Tedeschi ha voluto dare tre giudizi:

1) è stato un giornalista sino in fondo: anche da senatore della Sinistra Indipendente, per tre legislature, ha voluto considerarsi “un inviato dentro le istituzioni”;

2) è stato un giornalista esemplare: non solo per la biografia di Gramsci (tradotta in dodici lingue) ma anche per le altre biografie (dell’anarchico Michele Schirru, di Ernesto Rossi, di Carlo e Nello Rosselli, di Enrico Berlinguer, del “venditore” Silvio Berlusconi), è andato a cercare i testimoni, ha scavato a fondo negli archivi, non si è accontentato del “già conosciuto”;

3) è oggi un giornalista “inattuale”: oggi i biografi sono solo “laudatores” del personaggio “raccontato” (Walter Veltroni nella sua testimonianza ha sottolineato invece, giustamente, che “le mura etiche di Fiori erano molto elevate”); si è rotto il legame – che caratterizza indelebilmente Fiori – fra giornalismo e cultura: per lui – dice Ettore Masina – valeva il principio di valutare le persone «dal fruscio, che si portavano dietro, delle pagine lette».

Il senatore Paolo Corsini ha detto del suo primo incontro a Brescia con Fiori, invitato dalla Cooperativa popolare di cultura, alla quale regalò una conferenza che fece vivere agli uditori momenti particolarmente intensi.

In questi tempi di degenerazione morale sarebbe bello riascoltare la voce di Fiori, per il quale non ci poteva essere giornalismo, storia, narrativa senza l’indignazione etica. Ha scritto lo storico Giovanni De Luna che l'azionista” Fiori fu folgorato dalle tesi del suo corregionale Enrico Berlinguer sulla necessità di mettere in primo piano, nella società politica e civile, la “questione morale”.

La biografia di Gramsci, scritta da Fiori, non è solo la narrazione degli snodi di una vita ma ci illumina su un orizzonte più ampio, sulla storia della Sardegna, di cui ben poco si sapeva, a livello divulgativo, fuori dell’isola. In quest’opera storiografica Fiori ha il coraggio di mettere in luce il contrasto di Gramsci con Togliatti.

Nella biografia di Berlusconi, intitolata “Il venditore”, Fiori ha saputo ben precisare che l’ ascesa del personaggio non ha trovato resistenza, che non è stato fermato il percorso del suo resistibile prevalere. Così – ha chiosato Corsini – il “venditore” si è potuto trasformare in “compratore”.

Per Corsini, Fiori ci ha lasciato in eredità pagine indimenticabili di vita morale, sotto le diverse specie.

Prima delle conclusioni del curatore del volume Jacopo Onnis (giornalista, dal 1980 al 2010 prima programmista-regista poi redattore del TGR nella sede regionale RAI della Sardegna, in cui si è occupato di cronache politiche e culturali) l’attore e giornalista bresciano Sergio Isonni ha letto alcune pagine da diversi libri di Fiori: si è avuta ancora una volta la dimostrazione che la scrittura di Fiori si dispiega in una forma che possiamo solo chiamare “classica”, che rappresenta, cioè, un modello.

Onnis ha detto che questo suo libro ha inteso parlare di Giuseppe Fiori (giornalista e scrittore, vicedirettore ed editorialista del Tg2, direttore di “Paese Sera”; senatore della Sinistra Indipendente per tre legislature; accusatore con i saggi “Baroni in laguna” e “La società del malessere” delle malefatte dei potenti e dei prepotenti in Sardegna; anche romanziere con “Uomini ex” e con “Sonetàula, da cui Salvatore Mereu ha tratto il film omonimo) così come l’hanno conosciuto oltre trenta protagonisti dell’informazione, della cultura, della politica. Fiori è stato personalità ricca e complessa, capace di sperimentare linguaggi nuovi nei più diversi campi della comunicazione.

Il libro – ha messo in evidenza Onnis – raccoglie anche lettere inedite di Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, John e Andrea Rosselli, Alfonso Leonetti, Enrico Berlinguer: sono la conferma del carattere e dei valori di un uomo libero e anticonformista, sempre alla ricerca della verità, spesso straniero in patria. Volendo coniugare etica e politica, Fiori cercava un’altra Italia, un’Italia civile e democratica.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Marzo 2015 13:15
 

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