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Una targa nell'atrio della scuola in onore di una valorosa maestra PDF Stampa E-mail
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Giovedì 10 Aprile 2014 16:20

La Nuova Sardegna – 18 Aprile 1976

Era venuta qui nel 1891 e ci era rimasta fino al 1932, quando fu collocata a riposo col massimo del servizio. E cioè 45 anni, di cui 41 trascorsi a Chiaramonti. In tanto tempo, una vita si può dire, passarono davanti alla sua cattedra intere generazioni.

L'aula era un vecchio magazzino, umido e privo di finestre, dove oltre sessanta ragazzi, stipati fino all'inverosimile in banchi antidiluviani, pendevano dalle labbra della signorina maestra. Che sapeva incantarli con la sua parola facile e suadente, così come sapeva richiamarli all'ordine con uno sguardo severo che non ammetteva repliche.

Questa era Giuseppina Tola. Così la ricordano ancora i nostri padri.

Erano tempi difficili. Anche per gli insegnanti, nonostante che, allora, fossero una categoria di privilegiati, in una comunità che, tolto qualche signorotto, era costituita da povera gente che tirava avanti con enorme fatica. E la maestra Tola aveva sempre considerato il proprio lavoro come una missione, che essa compiva senza badare a fatiche o all'orario di servizio. La sua scuola era dappertutto: a casa, in chiesa, per la strada.

Era un lavoro duro. Eppure le insegnanti non si ammalavano quasi mai. E la signorina Tola, anche nelle giornate più fredde, con la tramontana, quando persino i suoi alunni speravano segretamente che essa non potesse andare a scuola e già pregustavano il piacere di un'insolita vacanza, compariva sempre puntuale.

A questa maestra il consiglio comunale ha deliberato di dedicare una targa ricordo da murare nell'atrio del caseggiato delle scuole elementari. In quell'occasione, il sindaco ha brevemente tratteggiato la nobile figura di Giuseppina Tola, ricordando che essa, pochi giorni prima di morire, nel 1965 e alla bella età di 96 anni, a un nipote che le chiedeva che cosa avrebbe desiderato fare, se avesse potuto, rispose con queste testuali parole:

Se dovessi rinascere rifarei la maestra; una professione che mi ha riempito di tanta gioia e di tante soddisfazioni. Se potessi alzarmi da questo letto, tornerei a Chiaramonti, a riabbracciare i miei cari scolari. Tutti, a uno a uno”.

 

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L’impegno di murare la targa ricordo nell’atrio della scuola è rimasto nel mondo dei buoni propositi. Non se n’è fatto niente. La parete che doveva accoglierla l’attende ancora. Ma quella lapide non verrà.

A parziale discolpa del Comune e di chi all’epoca lo amministrava, c’è da dire che l’impegno di fornire la targa era stato assunto da Mario Rottigni, uno dei titolari della ditta “Budroni & Rottigni”, che negli anni Venti del Novecento aveva portato a Chiaramonti la luce elettrica e, successivamente, impiantato un mulino per i cereali e un frantoio per le olive.

Il Rottigni, che era particolarmente affezionato alla maestra Tola, sua vicina di casa a Chiaramonti e ch’egli chiamava affettuosamente “Mamma Tola”, aveva assunto solennemente un impegno che poi, non so bene il perché, non ha onorato.

“Mamma Tola”, se è vero che esiste il Paradiso e che lei è riuscita a raggiungerlo, gli ha perdonato di certo quella manchevolezza. (c.p.)

Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Aprile 2014 18:38
 
Commenti (2)
Laura Cossiga- maestra nel 1861
2 Sabato 12 Aprile 2014 10:04
c.c.

Davvero meritoria la deliberazione comunale, al tempo manifestata. Purtroppo, ahimè, rimasta negli intenti.


Dalla sequenza raccontata, mi pare di capire, la storia era agganciata ai continui “rilanci” del cittadino Rottigni. Giravano così tanto, i rilanci, come le pale del mulino da restaurare. Così il vento s'è portato via, pale e libri che avrebbero dovuto riempire il cofano della macchina del Sindaco di allora: Salvatore Patatu. Ma anche la delibera, che aveva un'anima e un corpo, poteva camminare da sola. Lo slancio filantropico, pubblico e privato, è rimasto campato in aria, in attesa di miglior... vento !


Da quel che so, ma non sono certo, l'edificio non ha intitolazione, allora chiediamoci: “Non è mai troppo tardi”! (trasmissione del maestro Alberto Manzi, pedagogista e conduttore televisivo negli anni '60). Perché non riproporre quella delibera, vecchia di quasi 37 anni che, magari frugando frugando, è riposta in qualche cassetto comunale. Se non altro per renderla esecutiva e rendere un giusto riconoscimento a sa màstra 'e iscòla Tola.


Da altri, un rinnovato “rilancio”. Chissà!


E, per stare al tema, con la figura della maestra Giuseppina Tola, propongo un documento del 1861, anno dell'Unità d'Italia. A Chiaramonti la prima, o una delle prime figure femminili, della Scuola Elementare si chiamava Laura Cossiga. Correva l'anno scolastico 1861-62. A lei, il Comune eroga un mandato: stipendio del mese di dicembre di £ 31,66.



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Anche se la cosa è finita nel dimenticatoio, ricordo che la Scuola Elementare di Chiaramonti, con delibera dell'Amministrazione da me presieduta, fu intitolata al professor Francesco Falchi, docente universitario dell'Università di Pavia e celebre oculista pluripremiato e acclamato dal mondo accademico. In Italia e all'estero. Tant'è che, per un certo periodo, circolarono buste e carta intestate "Scuola Elementare Francesco Falchi - Chiaramonti".


In ogni caso, credo che qualcosa potrebbe essere fatta per ricordare i tanti docenti che, nel corso degli anni, hanno contribuito a educare e a migliorare la nostra Comunità. (c.p.)



La targa, le pale del Mulino a Vento e i libri dell'avvocato Sergio.
1 Giovedì 10 Aprile 2014 18:51
Tore Patatu

Ricordo benissimo quell'impegno non mantenuto da signor Mario, in quanto ero io sindaco allora.


Accadde questo: dopo la deliberazione del Consiglio comunale, poco più di un mese dopo, io mi assentai per un anno e mezzo per la grave malattia che colpì mio Figlio Manuel e la conseguente prematura morte, avvenuta nel luglio del 1977. Tornai al mio posto in settembre di quell'anno e c'era da affrontare l'annoso problema delle riforma agro-pastorale, per cui vennero i giornalisti della RAI a fare un servizio nella trasmissione Tam Tam, servizio trasmesso ai primi del 1978.


A quel punto, ripresi in mano la questione e contattai più volte signor Mario, il quale non abbandonò l'idea, non lasciò, ma raddoppiò, anzi triplicò la promessa, dicendomi che intendeva regalare i libri dell'avvocato Sergio, suo fratello, alla biblioteca comunale e, inoltre, promise di comprare e far mettere in opera le pale del Mulino a Vento di Codinarasa.


Lo sollecitai “chimai boltas”, ma sempre senza esito. Un giorno passai in macchina davanti a casa sua, mi fermò gentilissimo e mi invitò ad entrare in casa. In quell'occasione mi fece vedere i libri e io gli dissi:


“Signor Mario, ho la macchina qui di fronte, li carichiamo e li porto in biblioteca”.


E lui rispose che intendeva donarli in modo ufficiale con una manifestazione pubblica, che comprendeva anche l'inaugurazione della targa della maestra Tola. L'occasione per la lapide si presentò varie volte. Glielo ricordavo tutte le volte che un marmista veniva in cimitero a sistemare o costruire una tomba. Lo misi in contatto con qualche ditta, ma non se ne fece nulla.


I tre episodi sono riportati sul mio ultimo libro Boghes e Caras Antigas de su Mulinu de su 'Entu.

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