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8 Marzo, Festa della Donna PDF Stampa E-mail
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Venerdì 07 Marzo 2014 00:00

Celebriamo l'evento, che ricorre l’8 Marzo, rinnovando gli auguri e testimoniando gratitudine alle nostre mamme, mogli, compagne, figlie, sorelle, colleghe, amiche, insomma a tutte le donne del mondo.

Con l’occasione, sottoponiamo all’attenzione dei lettori e delle lettrici questa bella poesia di Madre Teresa di Calcutta, tradotta in lingua sarda dalla poetessa chiaramontese Maria Sale. Che ringraziamo. (c.p.)


 

Donna

 

di Madre Teresa di Calcutta

 

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;

la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!


Traduzione in lingua sarda a cura di Maria Sale

 

Femina


Ammentadi

chi sa pedde s’incrispit,

sos pilos incanin,

e chi dies cun dies diventan annos.

Ma su chi ‘alet aberu no giambat;

ca sas bideas e-i sos brios tuos

no an edade.

Est su sentìdu tou

chi apitzigat a pare

calesisiat tela ‘e ranzolu.

Insegus a ogni raglia in finitìa

b’at sempre unu giassu‘e incomintzàda.

Est gai, matessi, ogni concuista,

ca tenet insegus s’ingannìa.

Ma cantu durat vida, ista sempr’ia.

Si mancamentu as de cosas fatas,

tue faghelas torra.

No campes de retratos ingroghidos...

Apìliadi, mancari totu iseten chi t’abandes.

No lesses ruinzare su ferru

ch’est intro a tie.

Faghe a manera,

ch’in giambu ‘e lastimare,

de te apan remìru.

Cando a cajone ‘e annos

no as a poder currer, anda lestra.

Cando no as a poder andare lestra,

anda ‘e totu.

Cando no as a poder andare,

lea su achiddu.

Ma no ti frimmes mai!!!


Ultimo aggiornamento Sabato 08 Marzo 2014 13:39
 
Commenti (1)
Compagne e madri
1 Venerdì 07 Marzo 2014 21:42
Salvatore Soddu

In questo periodo se ne sentono di tutti i colori sul maltrattamento delle donne, a volte fino ad arrivare ad uccidere, donne che riconoscono e difendono il diritto della propria libertà di scelta, diritto a non essere considerate proprietà privata.


Mi viene spontaneo fare gli Auguri e ringraziare le nostre donne, della loro complementarietà, ma con una marcia in più.


Sembra che nel programma della vita, la donna sia più longeva dell'uomo, questo per poterci accompagnare fino alla fine. Non potrebbe essere diversamente: sono capaci di soffrire di più, dal momento del concepimento fino a quando arriva la "nostra ora". Sono compagne e madri. Ci hanno vegliato quando eravamo piccoli e continuano ad accompagnarci come madri e compagne fino alla fine.


Perciò il mio Augurio non è soltanto per il giorno della festa della donna, ma per ogni giorno, cominciando dall'otto marzo, per chi ancora non lo fa. Cominciando da ora, a stringere la sua mano fino al momento conclusivo del nostro passaggio terreno. Perciò Viva le donne!


Auguri Un abbraccio a tutte Salvatore


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"Felice quel Popolo che non ha bisogno di eroi!". Parafrasando questo motto attribuito a Bertold Brecht, mi verrebbe di gridare, oggi 8 Marzo, "Felice quel Popolo che non ha bisogno di festeggiare le donne!". Il che starebbe a significare che le "quote rosa", lungi dall'essere attribuite offensivamente per legge, come se si trattasse di una riserva indiana qualsiasi bisognevole di protezione, sarebbero invece il frutto naturale di una presa di coscienza da parte dell'universo maschile. Ma anche femminile, direi. L'esperienza mi ha insegnato a ritenere che i nemici peggiori delle donne siano... le donne!


La parità di genere e il riconoscimento dei diritti e delle libertà (di tutte le libertà) anche alle donne, il cui ruolo avete così bene delineato, caro compare, sono ben lontani dall'essere compiuti. Non sono entrati ancora nella coscienza comune. Ci vorrà del tempo. Pertanto credo che del dovere di celebrare l'8 Marzo la nostra comunità nazionale dovrà farsi carico ancora a lungo.


Auguri! (c.p.)

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