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Martedì 11 Febbraio 2014 12:30

La ricerca di Giuliano Chirra sui sardi scomparsi nei campi di prigionia della Grande Guerra

di Carlo Patatu

Furono quasi duemila i sardi che morirono nei campi di prigionia, durante la prima Guerra Mondiale (1915-18). Di essi, quattro erano chiaramontesi: Antonio Canopoli, Celestino Luigi Malta, Paolo Antonio Murgia e Luciano Aurelio Tedde.

Questi nomi ci sono noti da sempre. Li sentiamo riecheggiare ogni anno nell’appello che il Sindaco fa dinanzi al monumento ai Caduti il 4 Novembre. Ma nulla sapevamo del luogo in cui essi perdettero la vita e furono sepolti. Giuliano Chirra, bittese, medico con la passione per la ricerca storica, ce ne ha dato conto Sabato scorso, presentandoci il proprio libro “Mortos in terra anzena”, tre volumi fitti di nomi, luoghi, date e circostanze inerenti ai 1846 soldati sardi sepolti in terra straniera durante la guerra 1915/18.

L’evento, promosso dall’associazione culturale femminile “Coro Doria” in collaborazione col Comune, ha avuto come protagonisti il prof. Aldo Borghesi, professore di storia in un liceo sassarese, e lo stesso Chirra, che ci ha dato conto dei propri pellegrinaggi nei cimiteri di guerra di mezza Europa. Alla ricerca di tombe e croci che, talvolta anonime e segnate dal tempo, indicavano i luoghi di sepoltura dei “Sassarini” morti nei campi di prigionia. A causa di stenti, malattie o altro. Dei quali, come abbiamo già detto, quattro erano di Chiaramonti. Eccone un breve profilo, con l’indicazione dei rispettivi parenti ancora in vita. Per consentire ai più giovani di dargli una giusta collocazione in ambito familiare.

Antonio Canopoli: classe 1894, morì a 23 anni nel campo di Braunau sull’Inn, Alta Austria. Il Canopoli era nato a Su Sassu, agro di Chiaramonti, in quell’area che allora comprendeva le frazioni di Tettile e Cabrana e che nel 1984 confluirono nel neonato comune di Erula. Canopoli fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Perfugas dal vice parroco Giovanni Maria Porqueddu. Ebbe per padrino lo zio Quirico Canopoli e come madrina Margherita Tortu. L’atto di battesimo fu poi trascritto nei registri parrocchiali di Chiaramonti dal vicario Giuseppe Calvia.

Di Canopoli, nell’area citata, ce n’era e ce n’è tuttora una caterva. Di certo provenienti da un unico ceppo, ma successivamente suddivisi in diversi rami. Che in quelle zone sono contraddistinti da soprannomi, anche curiosi, al fine di dare una soluzione ai tanti casi di omonimia.

Celestino Luigi Malta: classe 1895, fatto prigioniero morì di polmonite, a 23 anni, nell’ospedale di Tarnow, nella Galizia polacca, ai piedi del monti Carpazi. A guerra finita, i suoi resti furono traslati nel cimitero di guerra italiano di Bielany, a Varsavia.

Celestino era fratello di mastru Paulinu Malta, valente muratore ben noto a quelli della mia generazione. Tiu Paulinu aveva impiantato in paese, negli anni Quaranta del secolo scorso, una fabbrichetta di mattoni in cemento per la pavimentazione. Sposato con Baingia Sotgiu di Martis, era emigrato in Francia prima della seconda guerra mondiale e poi era rientrato a Chiaramonti. Ebbe sette figli. Nell’ordine:

- Celestino, cui aveva dato il nome del proprio fratello morto in guerra, morì in Francia negli anni Sessanta del Novecento;

- Giovannino, già cuoco dell’Air France a Parigi, vive a Manosque, in Provenza;

- Mario, che si era arruolato nei Carabinieri. Dopo il congedo, si era stabilito a San Benedetto del Tronto, dove lavorò come cuoco nei pescherecci d’alto mare. È scomparso da qualche tempo.

- Sebastiano, noto Lulo, abile ciclista da giovane, si sposò con la chiaramontese Pietrina Scanu e se ne tornò in Francia, dove si stabilì in un paesetto alle foci del Rodano, nei pressi di Marsiglia. È scomparso pochi anni fa.

- Emilio, noto Mimì, lavorò come muratore in Francia, dove vive con la moglie in un paese poco distante da Aix en Provence.

- Bruno, anch’esso emigrato e sposato in Francia, visse nei pressi di Marsiglia. È scomparso una decina di anni fa.

- Marie Josée, sposata e con figli, vive a Sassari.

La bella casa dei Malta, edificata a Chiaramonti nel rione San Giovanni, è disabitata ormai da parecchi anni.

Murgia Paolo Antonio: classe 1886, era il più anziano dei quattro eroi raccontati da Giuliano Chirra nel suo libro. Morì anch’esso di polmonite a 32 anni nell’ospedale di Samorin, Repubblica Slovacca. Fu sepolto nel riquadro italiano del cimitero di guerra di quella cittadina.

Era figlio di Giacomo (Inzamu) e di Marianna Cossu, i quali abitavano in via Littu (oggi via Grazia Deledda). Ebbero otto figli:

- Paolo Antonio: morì prigioniero di guerra nel 1918 a Samorin.

- Vincenzina: sposò a Chiaramonti un figlio di Matteo Quadu, che, negli anni Quaranta del secolo scorso, fu giudice conciliatore e pertanto presidente del primo seggio elettorale in occasione del referendum e delle elezioni politiche del 1946.

- Peppa: sposò Antonio Gavino Denanni e generò, fra gli altri, tia Maria Denanni, madre di Pinuccia, Placido, Giulio, Lidia, Teresa, Piera e Massimo Schintu.

- Luisa: fu la prima moglie di tiu Giommaria Urgias ed ebbe un figlio, Toeddu, che si arruolò (Carabinieri o Guardia di Finanza?) e visse in Continente, dove morì una ventina di anni fa.

- Francescangela si sposò a Ploaghe con un certo Mele, più noto come Meligheddu.

- Giovanna Battista: sposò Francesco Ruiu e generò Faricu e Peppa. Il primo sposò tia Andreuccia Budroni ed ebbe tre figli: Filippo, Francesco (morto giovane) e Gian Mario. Tia Peppa sposò tiu Tomeu Perinu e trascorse il resto della vita a Busto Arsizio.

- Gavino: sposò Giovanna Battista Cossiga (zia di Francesco, Presidente della Repubblica). Dal loro matrimonio nacquero quattro figli:

o Luisa, nota Gigia, che sposò Nicolangelo Pinna.

o Giacomo, noto Inzamu, si stabilì a Busto Arsizio, dove vive tuttora.

o Paolo, noto Pauleddu, scomparso qualche anno fa, si sposò con Maria Satta.

o Giuseppa, nota Peppa, vive a Chiaramonti.

Luciano Aurelio Tedde: classe 1895, morì nel 1918 di tubercolosi polmonare e fu sepolto nel cimitero del campo di prigionia di Sigmundsherberg, nel circondario di Horn, bassa Austria. La sua famiglia di origine era così composta:

- Matteo Tedde e Angela Unali, i suoi genitori.

- La sorella Francesca, che andò sposa ad Antonio Busellu e generò:

o Giovanni (il padre di Tonio Busellu), sposò Claudina Farci.

o Antonio noto Toeddu, sposò Laura Doneddu.

o Dionisio, noto Gigi (padre di Antonio Busellu), sposò Vittorina Doneddu.

o Mariangela, andata sposa a Giovanni Soddu (padre di Umberto).

- Federico, che sposò in prime nozze Luisa Marras, da cui nacque Matteo, emigrato nel Torinese, dove fu vittima di un incidente stradale. Rimaso vedovo della prima moglie, Federico sposò Sebastiana Gambella nota Ciana (madre di Luciano, Tonino e Berto) tutti emigrati nell’Alta Italia.

- Faustino, classe 1896, e Dionisio, classe 1898.

Siamo grati al dottor Giuliano Chirra. Che, grazie alle sue ricerche, ha gettato uno squarcio di luce sulle vicende umane dei quattro eroi chiaramontesi. I cui nomi figurano nel murale che impreziosisce la sala convegni de Su Municipiu ‘ezzu e in un bel quadro esposto nella sala del Consiglio comunale.

La tela, opera del pittore portotorrese Mario Paglietti (1865-1943), fu commissionata dal filantropo chiaramontese Giorgio Falchi (1843-1922), che la donò al Comune.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Febbraio 2014 11:29
 
Commenti (2)
Il libro l'ho letto anni fa
2 Lunedì 29 Febbraio 2016 18:43
emilio
Forse è meglio avere notizie degli amici anziani, dei quali da tempo non ho più otizie.


Mimia

Emozione
1 Domenica 28 Febbraio 2016 18:09
Malta Emilio

Vi ringrazio di questa pagina mi fa venire le lacrime. Vi ringrazio dinuovo. Mimia


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Grazie a voi, caro compare. Sono ben lieto del vostro messaggio. Fatemi avere il vostro indirizzo postale, così potrò farvi avere un mio libro che, su Chiaramonti, non mancherà di ridestare tanti bei ricordi.


Un abbraccio da Carlo Patatu

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