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Bachisio Mastinu, da finanziere ad agente segreto della Resistenza PDF Stampa E-mail
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Giovedì 09 Maggio 2013 17:04

di Gerardo Severino*

La ricerca storica, avviata ormai da circa un anno in previsione del settantesimo anniversario dell’8 settembre 1943, con la precipua finalità di riscoprire e far conoscere alla collettività le vicende dei tanti finanzieri sardi che si distinsero durante la Guerra di Liberazione, ci consente oggi di poter parlare di un misterioso “agente segreto” al servizio della Resistenza.

È questa, in estrema sintesi, la vicenda dell’appuntato delle Fiamme Gialle Bachisio Mastinu, originario di Bolotana (Nuoro), il quale, durante l’occupazione tedesca dell’Italia del Nord, entrò a far parte volontariamente dei Servizi Segreti del Corpo Volontari della Libertà, combattendo così una durissima e rischiosa lotta contro i nazi-fascisti.

Procediamo per ordine, ricostruendo brevemente la biografia di questo autentico e sconosciuto patriota.

Bachisio Mastinu nacque dunque a Bolotana il 13 ottobre del 1909, figlio di Antonio Mastinu e Giovanna Sanna, entrambi contadini della zona. Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo, a livello di 2a elementare, il giovane Bachisio si dedicò anch’egli alla vita dei campi e ciò sino agli inizi di aprile del 1928, allorquando, dopo aver perso prematuramente il padre Antonio, riuscì ad arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza, inizialmente destinato a frequentare il corso di addestramento presso l’allora Battaglione Allievi di Roma.

Il 1° novembre dello stesso anno, divenuto a tutti gli effetti finanziere, il giovane sardo iniziò la sua lunga carriera nel Corpo, assegnato così alla brigata di frontiera di Prabello, lungo il confine con la Svizzera. Nei quattro anni che seguirono, il Mastinu operò presso altri piccoli reparti del Comasco, quali Gera Lario, Somneggio e Curiglia.

Fu solo nell’agosto del 1932 che egli ebbe la possibilità di un trasferimento “più a valle”, destinato infatti presso la brigata stanziale “Cristoforo Colombo” di Genova, città dalla quale avrebbe avuto certamente più possibilità di recarsi in Sardegna.

Successivamente presterà servizio a Piena, Ventimiglia, Grimaldi e Calvo, nei pressi della frontiera con la Francia, ed in seguito a Savona, Torino e poi nuovamente al confine con la Svizzera, destinato a Spoccia (Novara), ove giunse nel settembre del 1938.

Il 1° maggio dell’anno seguente, Bachisio dovette raggiungere, invece, la località di Baceno, ove operava una brigata di frontiera dipendente dalla Compagnia di Domodossola. Qui rimarrà qualche anno in più.

Mentre si trovava a Baceno intervennero nella vita del nostro protagonista due fatti nuovi: l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania (10 giugno 1940) ed il suo matrimonio celebrato il 4 settembre dello stesso anno con la signorina Giovannina Cosseddu, più giovane di lui di una diecina d’anni, originaria pure lei di Bolotana.

Rallegrata dalla nascita del piccolo Antonio, avvenuta il 24 novembre 1941 a Domodossola, la famiglia Mastinu rimase a Baceno sino agli inizi di febbraio del 1943, data in cui Bachisio, promosso Finanziere scelto, ottenne di essere trasferito, per motivi di salute (soffriva di forti reumatismi agli arti inferiori), presso la brigata “volante” di Borgomanero, sempre in provincia di Novara.

E fu proprio a Borgomanero che Bachisio Mastinu fu chiamato ad operare una scelta, allorquando, dopo il fatidico 8 settembre 1943, anche la provincia di Novara fu occupata dai nazi-fascisti e sottoposta, nei mesi seguenti, alle angherie e persecuzioni che tutti ormai conoscono.

Pur potendo approfittare del suo ruolo di militare della Guardia di Finanza, e quindi continuare a svolgere il proprio mestiere di “tutore dell’Erario”, il fiero sardo, pur mettendo a rischio la sicurezza sua e della sua famiglia, scelse la via più difficile: quella di offrirsi di imbracciare le armi al fianco dei tanti patrioti che avevano dato vita alle numerose Bande partigiane operanti nella zona.

Bachisio entrò così a far parte, pur non dandosi alla macchia, del gruppo di patrioti capeggiato dal tenente di Fanteria Alfredo Di Dio, operante in Val d’Ossola, della quale divenne fiancheggiatore, fornendo preziose notizie, armi ed equipaggiamenti militari a chi – come il Di Dio e tanti altri militari italiani – aveva raggiunto ormai la montagna, per difendersi dai rastrellamenti dei nazi-fascisti.

Nei mesi che seguirono – siamo tra il febbraio-marzo del ’44 – il partigiano con le Fiamme Gialle fu notato da “Giorgio”, nome di battaglia di Aminta Migliari, un giovane patriota di Gozzano (Novara) che proprio in quei giorni stava organizzando, nella stessa Gozzano, il cosiddetto S.I.P. (“Servizio Informazioni Patrioti”), inizialmente costituito come rete informativa locale per l’organizzazione partigiana di Alfredo Di Dio.

Ciò si era reso necessario dopo il massacro subìto dalla Brigata “Beltrami”, di cui faceva parte il “Gruppo Di Dio”, avvenuto di sorpresa a Fondo Toce il 13 di febbraio, nel corso della quale rimase ucciso il capitano Beltrami ed il fratello del Di Dio, Antonio.

Il S.I.P. nacque dunque con la finalità di segnalare i movimenti dei reparti nazi-fascisti, in maniera tale da proteggere le Brigate partigiane operanti sul confine tra Lombardia e Piemonte. Chi meglio di un Finanziere in servizio avrebbe potuto “giovare” alla nobile causa?

Il Migliari, che nei mesi seguenti divenne commissario politico dell’organizzazione patriottica del Di Dio, ribattezzata “Brigata Alpina Beltrami” e che subito dopo passerà alla storia come “Divisione Valtoce”, facente parte delle formazioni “Fiamme Verdi”, arruolò il nostro finanziere Mastinu nel S.I.P., inizialmente come semplice “agente”, mantenendolo quindi ancora in servizio presso le Fiamme Gialle di Borgomanero.

Il Mastinu, tuttavia, sarà costretto ad abbandonare il proprio reparto il 1° di settembre dello stesso 1944, quand’ormai s’era rivelato insostenibile il suo “doppio gioco”.

Non conosciamo purtroppo, per mancanza di documenti ufficiali, molti particolari riguardo al lavoro svolto dall’agente Bachisio. Sappiamo solo che il S.I.P., superata la prima fase di disorientamento, dopo la tragica fine del tenente Di Dio, trucidato nel corso di un’imboscata dei tedeschi il 12 ottobre 1944 a Gola di Finero, ampliò sensibilmente i propri compiti, estendendo la propria attività ai sabotaggi ed alla segnalazione degli obiettivi per i bombardamenti alleati, fornendo informazioni utili sia ad altre formazioni partigiane, come nel caso della organizzazione “Franchi” capeggiata da Edgardo Sogno, sia ad alcuni patrioti e capi della Resistenza che si erano rifugiati in Svizzera.

Nel marzo del 1945 il S.I.P. cambiò denominazione, assumendo quella di S.I.M.N.I. (“Servizio Informazioni Militari Nord Italia”), che di fatto, con i suoi 354 agenti effettivi, sarà la rete spionistica ed informativa più consistente della Resistenza, direttamente dipendente dal Corpo Volontari della Libertà del C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Il S.I.M.N.I., che era in rapporto diretto con la “Missione Chrysler” del servizio segreto americano OSS (“Office of Strategic Service”), metterà a segno, sino all’epilogo dell’aprile 1945, numerose ed importanti missioni di guerra, fornendo anche, attraverso quattro stazioni radio alleate, gestite dagli uomini del Comandante Ike (si trattava del tenente di origini italiane Aldo Icardi, uno dei responsabili della Missione Chrysler), al Comando Alleato migliaia di messaggi in codice (se ne calcolano una media di 350 al mese), utilissimi per il prosieguo della lotta e della vittoria finale contro tedeschi e fascisti.

Il Mastinu dovette operare veramente tanto, e bene, se è vero, come è vero, che nell’aprile del 1945 lo troviamo citato in un documento ufficiale del S.I.M.N.I. con il grado di appuntato di Finanza e, soprattutto, con quello di “Agente Capo” del medesimo Servizio.

Ebbene, l’agente Mastinu verrà trattenuto presso il Comando Centrale del S.I.M.N.I. anche dopo la Liberazione, come emerge in una lettera che il Comandante “Giorgio” indirizzò al comando del Circolo della Regia Guardia di Finanza di Novara il 14 di maggio.

In tale documento viene, infatti, indicato che il nostro Bachisio: “...è da considerarsi in servizio attivo con grado di agente capo presso la Missione Americana”. Erano quelli, infatti, i giorni ed i mesi in cui sia gli agenti segreti italiani che quelli americani davano la caccia alle ultime spie fasciste, ovvero a chi si era fortemente compromesso a favore degli occupanti tedeschi.

Il Mastinu rimarrà in servizio presso l’italianissimo S.I.M. (“Servizio Informazioni Militari”) sino al 15 aprile del 1946, data in cui ne fu decretata dal Ministero della Guerra la cosiddetta “smobilitazione” con il conseguente rientro dei vari agenti al proprio reparto.

Ripreso dunque servizio presso la Brigata di Borgomanero, Bachisio non si vide però riconoscere il grado di appuntato al quale era stato elevato sin dal settembre del 1944. Lo diverrà solo per anzianità il successivo 16 ottobre 1946.

Al di là di tale “irriconoscenza”, la vita di Bachisio Mastinu riprese, tuttavia, e per il verso giusto, tanto che agli inizi di agosto di quello stesso anno volle trascorrere un mese di ferie nella sua amata Bolotana. Nel marzo del 1947 la famiglia Mastinu fu allietata dalla nascita del secondogenito Eliseo, mentre nel giugno del 1956 venne al mondo la sospirata figlia Carla.

Il 25 novembre dell’anno seguente, avendo maturato una lunga permanenza a Borgomanero, così come prevedeva il regolamento del Corpo, l’ormai maturo appuntato sardo dovette essere trasferito a Novara città, ove rimarrà ad operare per quasi un anno.

Il 5 novembre del 1958, dopo aver compiuto trent’anni di servizio nella Guardia di Finanza, ormai minato nel fisico e forse anche nell’anima, Bachisio chiese ed ottenne di potersi ritirare in pensione, facendo così ritorno a Borgomanero, ove prese alloggio in corso Garibaldi 75.

Del suo passato di agente segreto e di patriota per l’Italia evidentemente non parlò con alcuno, tanto da non voler nemmeno approfittarne per ottenere avanzamenti di carriera, attestati onorifici e quant’altro. L’unico riconoscimento che abbiamo verificato sul suo foglio matricolare fu quello di potersi fregiare del distintivo della guerra di Liberazione, istituito nel novembre del 1948.

Anni dopo il congedo, l’ormai anziano appuntato Mastinu si trasferì a Piedimulera, in provincia di Verbania, ove morirà l’8 marzo del 1989, a pochi mesi dal suo ottantesimo compleanno, pianto dai figli, dai nipoti e da quanti lo conobbero come uomo giusto e leale, finanziere onesto ed irreprensibile, italiano e democratico convinto.


*Capitano, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Maggio 2013 17:13
 
Commenti (2)
Capitano Severino
2 Sabato 11 Maggio 2013 21:15
c.c.

Distinto Cap. Severino.


Leggo della sua lagnanza e di ciò non ne abbia dispiacere. Mi permetta di dirlo, ma può accadere. L'onore delle risposte, come quello delle armi, è sempre valido. Succede, talvolta, che segnalazioni e petizioni segnino il passo. Sensibilità e buone maniere dovrebbero essere la normalità, invece, rimangono un esercizio difficile da gestire. Ma qui è come viaggiare su un binario morto. Le cose buone, le azioni di coraggio fanno meno notizie di altre. Non bucano.


Buon lavoro!


Claudio Coda

Ringraziamento
1 Venerdì 10 Maggio 2013 13:41
gerardo severino

Ringrazio ancora una volta Lei, Carissimo Prof. Patatu, oltre all'amico Prof. Paolo Pulina, che diffonde i miei modesti contributi, per aver accolto questo semplice articolo dedicato ad un grande sardo e grande italiano. Mentre i quotidiani nazionali e quelli isolani nemmeno rispondono alle mie segnalazioni, a loro inviate nel chiaro intento di diffondere fra i lettori queste belle storie di patriottismo ed amor patrio, solo i siti della famiglia Patatu, www.emigratisardi.com e www.luigiladu.it rispondono ai miei appelli ed alle mie iniziative storiche, segno evidente di quanto sia alto e nobile il sentimento che Lei, Prof. Carlo, l'amico Paolo Pulina ed i responsabili dei siti prima citati nutrite per il nostro Paese e per la bellissima Sardegna. Ancora grazie a tutti ed a presto.


Gerardo Severino, Direttore Museo Storico Guardia di Finanza.


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E noi rinnoviamo a lei il nostro grazie per il lavoro di ricerca che, con passione e competenza, continua a portare avanti anche nell'interesse delle genti di Sardegna. Saluti cordiali. (c.p.)

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