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Gerardo Severino, cacciatore di eroi PDF Stampa E-mail
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Sabato 09 Marzo 2013 23:31

di Paolo Pulina

Il più recente scritto di Gerardo Severino, capitano della Guardia di Finanza, direttore del prestigioso Museo Storico del Corpo e capo sezione dell’Ufficio Storico delle Fiamme Gialle, è apparso sul numero di febbraio 2013 del mensile “Sardinews” ed è intitolato “Giorno del ricordo 2013. Così furono trucidati nove finanzieri guidati da Efisio Corrias di Decimomannu. Un appuntato sardo caduto nella trappola dei partigiani sloveni nella zona di Cividale del Friuli".

Con questo articolo Severino ha voluto annunciare il conferimento di una medaglia di bronzo al Merito Civile alla memoria di due finanzieri sardi, Efisio Corrias e Vincenzo Flore, caduti per mano slava nell’aprile del 1945 alle porte di Udine, solo perché italiani.

I lettori di questo sito, dal canto loro, hanno potuto apprezzare ultimamente l’ampio saggio che il capitano Severino ha dedicato al finanziere partigiano Costantino Salvatore Pala, di Cheremule, la cui vicenda era sconosciuta ai suoi stessi familiari.

Il capitano Severino continua dunque, senza sosta, il suo meritorio lavoro di storico, già tradottosi – per rimanere alle sole opere riguardanti la Sardegna – in due notevoli volumi: quello intitolato “Un anno sul Monte Bisbino. Salvatore Corrias un finanziere nel giardino dei Giusti” (Severino ha raccolto in questa pubblicazione del 2007 anche la preziosa testimonianza di una signora appartenente a una famiglia ebrea messa in salvo dal coraggioso finanziere di San Nicolò Gerrei, che operava ai confini con la Svizzera), e quello che ha per titolo “Il Contrabbandiere di Uomini” (Carlo Delfino editore, Sassari, 2012) e che ci narra la storia del finanziere di Chiaramonti, Giovanni Gavino Tolis, dall’autore giustamente definito “Un eroe del bene al servizio dell’umanità”.

Severino non solo ha scritto queste due importanti opere storiche su due sconosciute (prima delle sue ricerche) figure di eroi sardi, ma ha soprattutto firmato le proposte di conferimento alla loro memoria delle medaglie d’oro al Merito Civile e, per Corrias, quella di “Giusto tra le Nazioni”, una delle più pregiate e prestigiose decorazioni esistenti al mondo.

Se la Sardegna ha oggi un secondo “Giusto”, dopo Vittorio Tredici (il podestà di Cagliari poi trasferitosi a Roma e lì distintosi per aver salvato una famiglia di ebrei e protetto dei partigiani), di cui tanto s’è parlato, è proprio per merito del capitano Severino.

A leggere i suoi libri, saggi e contributi pubblicistici si comprende che il capitano Severino non è uno storico qualsiasi: egli è anzitutto un ricercatore, un archeologo o poliziotto della storia, un uomo che ha saputo e sa sfruttare egregiamente la cosiddetta “tecnica delle indagini”, maturata quand’era più giovane in quel di Palermo, quando faceva parte del glorioso “Pool Antimafia” capeggiato dal compianto giudice Giovanni Falcone.

Ed è proprio grazie a questa sua peculiare caratteristica che il capitano Severino ha regalato alla storia d’Italia, e alla storia della Sardegna in particolare, la conoscenza di personaggi esemplari come i citati Salvatore Corrias e Giovanni Gavino Tolis, tanto per fermarci ai più significativi.

Diciamolo apertamente: mai prima delle indagini del capitano Severino erano state rivelate tante valorose figure di uomini coraggiosi di origine sarda (salvatori di altri uomini e combattenti per la libertà), sottratti all’oblio del tempo e offerti all’ammirazione dei conterranei.

Eppure – dobbiamo constatare con amarezza –, nonostante la Sardegna risulti beneficiaria delle opere storiche del capitano Severino, a parte la sensibilità delle riviste sarde cartacee e on line che hanno ospitato i suoi scritti, nessuno – almeno sino ad oggi –, ha inteso manifestare, in maniera proporzionata ai meriti, la gratitudine dell’Isola a questo brillante ufficiale delle Fiamme Gialle: al contrario, egli non è stato nemmeno invitato in occasione di alcune cerimonie ufficiali dedicate in Sardegna agli stessi eroi da lui portati alla luce.

Le sue ricerche vengono spesso “saccheggiate” da improvvisati giornalisti e storici, i quali hanno raccontato ai propri lettori le vicende di Corrias e di Tolis senza sentirsi nemmeno in dovere di citare la fonte delle notizie: per l’appunto le ricerche (spesso faticose e laboriose) svolte dal capitano Severino, finanziere prestato alla Storia (a questo proposito Severino ama dire: «Strano destino accomuna gli storici agli archeologi: entrambi vengono soppiantati dalle loro stesse scoperte, delle quali si appropriano, invece, e comodamente, uomini e istituzioni»).

Nonostante i mancati riconoscimenti pubblici nell’Isola, il capitano Severino ha completato la ricerca su altri eroi sardi per i quali saranno annunciate a breve nuove importanti onorificenze.

Gerardo Severino è stato in Sardegna più volte, organizzando assieme ai suoi colleghi del Comando Provinciale di Cagliari e di Sassari ed insieme al Dipartimento di Storia della stessa Università di Cagliari, considerevoli eventi culturali: mostre, convegni e conferenze, grazie ai quali ha portato fra gli studenti non solo la storia degli eroi prima citati, ma anche quella delle stesse Fiamme Gialle, che è poi anche quella del nostro Paese.

Nella sua ricchissima bibliografia, consultabile anche in Internet, molti sono gli articoli dedicati alla Sardegna, terra che ama moltissimo anche per alcuni legami familiari che lo portano a Nuragus (paese d’origine di un suo carissimo zio). Se ne potrebbero citare molti, alcuni dei quali relativi a fatti storico-militari inediti, ma anche ad aspetti di cultura generale (uno riguarda l’etimologia della denominazione della città di Buenos Aires: cioè la devozione dei navigatori spagnoli verso la Madonna de los Buenos Aires, ovvero la Madonna di Bonaria venerata a Cagliari).

È sperabile che la Sardegna onori prossimamente, in modo adeguato, il suo debito di riconoscenza nei confronti del capitano Gerardo Severino, il quale non vorrebbe più citare la celebre morale (tratta dalla favola “Il Pellegrino e il Platano”, di Luigi Fiacchi detto Clasio) secondo la quale:

«Rinfacciare il peccato

Altrui mai non conviene;

Ma rinfacciarlo a chi ti fa del bene,

È da solenne ingrato».

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Marzo 2013 23:42
 
Commenti (1)
Ringraziamento al Prof. Pulina ed al Prof. Patatu
1 Domenica 10 Marzo 2013 12:23
Gerardo Severino

Grazie infinite, Carissimi amici, per quanto fate anche Voi per rinvogorire la cultura della Memoria.


Ricordare i "migliori" fra di noi è un nostro profondo dovere, un sentimento, una missione che abbiamo fatto propria, anche perchè l'esempio morale che deriva dagli uomini giusti come Gavino Tolis, Salvatore Corrias e tanti altri può essere utile per la crescita dei nostri giovani. Il resto sono solo "miserie umane", e l'irriconoscenza è una di queste, anche se non ci lasciamo svilire da tutto cio.


In genere le Istituzioni amano "premiare" i soliti nomi della cultura, dell'arte, dello spettacolo, sui quali piovono lauree, premi, cittadinanze onorarie (vgs. i curriculum dei vari Benigni, Camilleri, Saviano, ecc. ecc.). In realtà è che ci si avvantaggia da queste scelte, soprattutto in termini di pubblicità.


Chi come noi si occupa da anni di storia - e che storia - non abbisogna invece di ringraziamenti e premi. Ecco perchè temo che la riflessione e l'appello del Prof. Pulina rimarrà lettera morta. Potrei dire: "temo di sbagliare", ma non lo dico tutto sommato perchè il miglior premio che ho ricevuto dalla vita è quello di riuscire a svolgere bene il mio ruolo di "cacciatore di eroi".


Ancora GRAZIE, quindi, Carissimi amici Paolo e Carlo e Viva la Sardegna, la Grande Madre del Mediterraneo.


Cap. Gerardo Severino


---


Da chiaramontese e da sardo, rinnovo sentimenti di gratitudine a lei e a chi, come lei, continua indefesso a coltivare la passione del ricercatore, col solo intento di "fare il proprio dovere" nell'interesse comune.


Grazie a lei, uomini degni ed eroi sconosciuti hanno potuto risorgere dalla fitta coltre dell'oblio nella quale la nostra disaffezione, la nostra indifferenza e, diciamolo pure, la nostra ignavia li aveva relegati. A lei il merito di averli onorati, quegli uomini, e di averli collocati al posto che meritavano. Facendo quel che noi sardi avremmo dovuto fare; ma non abbiamo fatto.


Con riconoscenza infinita. (c.p.)

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