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Un altro “Urlo” per la parrocchiale manomessa PDF Stampa E-mail
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Martedì 08 Gennaio 2013 00:00

Ma ingegneri e architetti che progettano chiese (o le modificano) sono credenti?

di Claudio Coda

 

Se dovessi esprimere in forma grafica e rappresentativa quanto hai descritto nel tuo, ma non solo, urlo, ricorrerei al linguaggio visivo pittorico. Precisamente, a due grandi interpreti del '900: Edvard Munch e Pablo Picasso.

Il primo con una litografia del 1893, “L'urlo”, dove l'autore Munch ha delineato, con tratti accentuati, gli occhi dilatati e la bocca spalancata. È l'idea del terrore che pervade il personaggio. Infatti, sono proprio la deformazione della bocca e quella degli occhi, gli aspetti che maggiormente trasmettono l'espressione e lo stato d'animo di una persona.

Nel secondo riferimento, penserei alla “Guernica” di Picasso. Un grande quadro dalle misure non indifferenti (m. 3,51x7,82) e realizzato nel 1937.

L'autore ha voluto simbolicamente rappresentare, se paragonabile, il bombardamento dell'aviazione tedesca nella città spagnola di Guernica di quell'anno. Accorato per l'accaduto, ci lavorò subito, e in un solo mese, dipinse un quadro simbolo della devastazione bellica.

In quel quadro, diverse sono le raffigurazioni e simboli:

· animali: il toro e il cavallo, che caratterizzano la corrida, il simbolo del popolo spagnolo vittima dell'aggressione;

· l'urlo: uomini e animali, hanno la bocca aperta per lanciare un grido di terrore;

· i colori: esclusivamente toni neri, bianchi e grigi per creare un'atmosfera drammatica della morte e del lutto;

· deformazione: ogni figura è deformata, spezzata dai contorni irregolari, tormentata la sua forza che la opprime.

È così che immagino e figuro il tuo lamento, è sempre così che siamo colti dallo spasimo del trapasso della memoria. Diverse sono le raffigurazioni e simboli che oramai non troviamo più: così per il pavimento, così per gli archi ai lati dell'edicola dell'altare. Così le scalette e i baldacchini, così le porte e l'altare dedicato a San Giuseppe e Santa Lucia; la cantoria, l'organo, il catafalco e le sedie impagliate con le iniziali riferite alla proprietà.

E poi ancora: i lampadari di cristallo... e persino, forse, la fede. Tutto in un solo intervento predatorio.

Si dirà! Allora mancava la sensibilità sia del pubblico che del privato, della Curia custode e degli Organismi preposti.

Ma in appendice mi chiedo, ti chiedo, anzi non lo chiedo proprio: se gli interventi di cui riferisci, fossero stati oggetto di restauro conservativo, come lo era allora, nell'oggi, la musicalità sarebbe cambiata? Crediamo davvero che la Soprintendenza ai Monumenti avrebbe sfoderato le armi micidiali in suo possesso?

Fedeli e infedeli avrebbero impugnato tutta la loro rabbia e disappunto in una Santa Crociata?

Suvvia!

Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Gennaio 2013 14:25
 

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