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Ottavio Olita, giornalista e romanziere PDF Stampa E-mail
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Giovedì 08 Novembre 2012 00:00

Presentati a Pavia gli ultimi suoi due romanzi: “Il futuro sospeso” e “Il faro degli inganni”

di Paolo Pulina

A Pavia, nel pomeriggio del 27 ottobre 2012, per iniziativa del Circolo culturale “Logudoro”, presieduto da Gesuino Piga, sono state presentate le due ultime opere di narrativa del noto scrittore e giornalista di RAI Sardegna Ottavio Olita.

Il romanzo “Il futuro sospeso” (Edizioni Cuec di Cagliari, 2009) è autobiografico: il protagonista, quando scopre di essere affetto da un tumore, vede davanti a sé la buia prospettiva di un “futuro sospeso” (di qui la ragione del titolo). La sua vita si blocca; il lavoro viene lasciato da parte; si interrompe l’interesse per i contatti con le persone.

L’inaspettata via crucis del malato nei diversi ambulatori, l’angoscia dell’attesa dei risultati delle analisi, il difficile adattamento ai pur indispensabili giorni di ricovero sono tutte esperienze drammatiche che obbligano il protagonista – alter ego dell’autore – a riflettere sul suo nuovo status, caratterizzato da un fisico che ha un male che si cerca di esorcizzare anche con le parole (il crudele “cancro” viene nominato “ospite”) e da una psiche a pezzi.

Il libro racconta come, oltre le adeguate terapie, gli affetti protettivi delle persone amate aiutino il protagonista a riassaporare di nuovo le piccole/grandi gioie della vita. Quando, consolidata la sua ripresa fisica e psicologica, l’autore si dispone a concludere il libro (scrivere il diario del suo “calvario” lo ha aiutato a reagire alla malattia) non può non riagganciarsi al suo precedente “vissuto” di giornalista impegnato nel sociale.

E quindi non dimentica di avere avuto dopotutto una vicenda da “privilegiato” in rapporto ai tanti meno fortunati compagni di sventura incontrati negli ospedali; non rinuncia a invitare la classe medica a porsi il problema di come comunicare col malato (sottolineando la necessità di non nascondergli la verità ma anche l’obbligo di predisporre misure di supporto psicologico che gli evitino l’immediata caduta nella disperazione).

Oltre questi aspetti di natura “universale”, nel romanzo “Il futuro sospeso”, l’autore propone dei quadri che non possono non interessare gli emigrati sardi nell’Italia continentale e in particolare in Lombardia: a questo scopo usa lo stratagemma narrativo di riferire di un’inchiesta svolta da un suo collega tra i personaggi (alcuni facilmente riconoscibili anche se camuffati sotto diverso nome) dei circoli che raggruppano i sardi emigrati in terra lombarda.

A Pavia Olita ha dichiarato che la conoscenza della vita sociale delle associazioni dei sardi in Lombardia è stata per lui molto istruttiva sul piano umano e personale. Gli ha fatto capire che chi vive fuori della Sardegna si interessa dei problemi dell’isola più di chi vi risiede.

Ha elogiato le iniziative culturali dei circoli degli emigrati: la Regione deve continuare a investire sul mondo dell’emigrazione, le cui iniziative, specialmente quelle culturali, sono di grande utilità per tenere alto il buon nome dell’isola e per far conoscere – anche a scopo di incentivazione turistica – le sue “eccellenze” monumentali e artistiche.

Per quanto riguarda il libro “Il futuro sospeso”, Olita ha ricordato quanto conti, nel combattere la malattia, l’affetto dei luoghi e delle persone (specie se manifestato con naturalezza, senza “forzature”). La malattia ci obbliga a pensare ai nostri rapporti con i vivi ma anche con i morti. Nel romanzo, quasi in filigrana, scorrono le vicende del padre lucano, che trova lavoro in Sardegna (precisamente a Sindìa, come palista nei lavori di elettrificazione), e che nell’isola chiama la sua sposa.

Viene illustrata la scelta della madre che, dopo un temporaneo ritorno con marito e figli in terra calabrese (dove è nato l’autore nel 1949), rimasta vedova, ha voluto fissare la residenza sua e della famiglia in Sardegna (di nuovo a Sindìa, poi a Bonorva, a Barumini, infine a Cagliari), nella terra in cui aveva imparato il ruolo di “mater familias”.

La malattia costringe a riconsiderare il nostro rapporto con i luoghi ed ecco che Olita ci guida con mano nella conoscenza dell’amata città di Cagliari: angoli incantevoli (Via del Fossario nel quartiere Castello), suggestive visioni (le strade tappezzate dai fiori di jacaranda, cosicché la città bianca diventa lilla).

Acuto è il rimpianto per la perdita di pezzi di paesaggio urbano fatti sparire da ben prosastici amministratori che non avevano capito né l’importanza storica e sociale né il significato “poetico” dei casotti al Poetto.

La seconda opera presentata dall’autore a Pavia ha per titolo “Il faro degli inganni” (Edizioni Edes di Sassari, 2012); tratta delle vicissitudini del protagonista che, a seguito di un grave lutto (la perdita della figlia), si trasforma in strozzino usuraio e, morendo misteriosamente, lascia alla moglie un faro a Capo Comino di Siniscola trasformato in lussuoso albergo.

La moglie vuole approfondire come è morto il marito e conduce delle indagini, che, a distanza di anni, mettono in evidenza gli inganni in cui ha vissuto il marito e che vedono la centralità del faro.

Al di là dell’esteriore veste formale del “giallo”, Olita dichiara che è il contenuto filosofico di questo romanzo che a lui preme sottolineare. Cita una recensione di Silvano Tagliagambe:

«Il libro propone una sapiente ibridazione di generi e linguaggi. Un giallo in piena regola, con un delitto dai contorni enigmatici, dipanati da tre investigatori eterogenei. Ma anche un romanzo filosofico, al centro del quale stanno due categorie, quella di paesaggio e quella di bellezza».

Per Olita bisogna che ci ricordiamo che le persone dipendono dai luoghi. Se un faro, – che connota, anche agli occhi di chi sta a terra, aiuto, solidarietà nei confronti dei naviganti – viene trasformato in bisca clandestina è come se il male sconfiggesse la bellezza, mentre invece deve essere la bellezza a vincere sul male; se c’è bellezza, ci sono relazioni positive tra le persone, c’è empatia tra gli uomini e i luoghi, tra gli uomini e le cose. Come diceva Fedor Dostoevskij, «la bellezza salverà il mondo».

Stando in tema, è da dire che l’incontro di Pavia ha offerto alcune “bellezze”: Olita ha trovato in Gesuino Piga, presidente del “Logudoro” e cagliaritano doc, un commosso valorizzatore delle sue pagine su Cagliari; ha ritrovato Filippo Soggiu, conosciuto ai tempi in cui era presidente del “Logudoro” e poi presidente della FASI (oggi ne è presidente emerito), ancora combattivo rivendicatore dei diritti degli emigrati, specie in materia di continuità territoriale; ha riabbracciato due cugine (figlie della sorella di sua madre) che non vedeva da oltre cinquant’anni.

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Novembre 2012 12:39
 

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