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La Sardegna nel dopoguerra PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 24 Ottobre 2012 23:28

Gli storici Paolo Soddu e Sandro Ruju hanno delineato a Pavia i caratteri politico-istituzionali ed economico-sociali della Sardegna nel secondo dopoguerra

di Paolo Pulina

Un trittico di conferenze programmate dal Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, presieduto da Gesuino Piga, per indagare “Economia e società della Sardegna nell’Ottocento e nel Novecento”.

Dopo la relazione di Federico Francioni (22 settembre 2012), che ha illustrato la dialettica fra centralismo e istanze federaliste nella Sardegna dell’Ottocento, il trittico è stato completato dalle conversazioni di altri due storici: Paolo Soddu (6 ottobre, su “Caratteri politici e istituzionali della Sardegna repubblicana”) e Sandro Ruju (13 ottobre, su “Aspetti economici e sociali della Sardegna dal dopoguerra ad oggi”).

Soddu, nato nel 1956 a Scano Montiferro (ma con radici di Gonnosfanadiga), ha conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in storia nell’Università di Torino. Dopo essere stato professore a contratto di storia contemporanea alla Facoltà di Musicologia di Cremona (Università di Pavia), attualmente è docente di Storia contemporanea nella Facoltà di Lettere dell’Università di Torino.

Si è occupato in particolare della storia dell’Italia del Novecento. Tra i suoi lavori, “L’Italia del dopoguerra 1945-1947 - Una democrazia precaria” (1998); “Le date della storia contemporanea. Il XIX secolo” (2002, seconda ediz. 2009); “L’Italia repubblicana” (2005); “Ugo La Malfa. Il riformista moderno” 2008 (quarta ediz. 2009); con Serena Facci e Matteo Piloni, “Il Festival di Sanremo. Parole e suoni raccontano la nazione” (2011). Tra i molti altri impegni, coordina le attività culturali e di ricerca della Fondazione Luigi Einaudi di Torino.

I temi toccati da Soddu:

- dopo il settembre 1943 (cioè dopo lo sbarco degli Alleati nell’isola) la faticosa ricostruzione delle basi democratiche nella Sardegna che non ha conosciuto l’opposizione militante (dei partigiani) al fascismo;

- l’istituzione dell’Alto Commissariato italiano per la Sardegna affidato, dal gennaio 1944 fino al 1949, al generale dell’Aeronautica Pietro Pinna Parpaglia di Pozzomaggiore. Che, verso la fine del 1944, venne affiancato da una Consulta dell’Alto Commissario, composta da esponenti delegati dai “nuovi” partiti politici;

- la costituzione della società di navigazione “Sardamare” e aerea “Airone” con l’obiettivo, raggiunto solo per breve tempo, di dotare l’isola di proprie navi e di propri aerei;

- 2 giugno 1946: nel referendum istituzionale per la scelta tra monarchia e repubblica la Sardegna assegnò la maggioranza dei voti (oltre il 60 per cento) alla monarchia;

- per la Costituente la DC ottenne oltre il 41 per cento;

- 31 gennaio 1948: l’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana approva lo Statuto speciale della Regione Autonoma della Sardegna, che sarà promulgato il 26 febbraio come legge costituzionale n. 3;

- nei giorni 8-9 maggio 1949 si tennero le prime elezioni regionali della Sardegna.

Ovviamente Soddu si è soffermato su temi politico-economici come i Piani di Rinascita e l’emigrazione sarda agli inizi degli anni Sessanta e come l’istituzione, alla fine dei Sessanta, della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle cause del banditismo (presieduta dal senatore Giuseppe Medici); ma questi argomenti sono stati approfonditi nella sua conferenza da Sandro Ruju.

Ruju (Sassari, 1949) ha al suo attivo numerose pubblicazioni sulla storia dell’industria e del mondo del lavoro nella Sardegna contemporanea.

Tra le sue molte opere ricordiamo: “L' Argentiera: storia e memorie di una borgata mineraria in Sardegna, 1864-1963” (1996); “Via delle conce. Storia e memorie dell'industria del cuoio a Sassari, 1850-1970” (1998); “Il peso del sughero: storia e memorie dell'industria sugheriera in Sardegna, 1830-2000” (2002); “La parabola della petrolchimica: ascesa e caduta di Nino Rovelli: sedici testimonianze a confronto” (2003).

A Pavia ha affrontato questioni come la campagna per la lotta (novembre 1946- dicembre 1950) contro la malaria e che ebbe in Sardegna il fondamentale apporto dell’americana Fondazione Rockefeller. Ottenne il risultato di debellare definitivamente questo male endemico dell’isola; l’istituzione dell’Ente di Trasformazione Fondiaria e Agraria (ETFAS) della Sardegna (1950).

Sandro Ruju:

- ha “rivisitato” le vicende, nella prima metà degli anni Sessanta, dell’installazione delle fabbriche in aree di pregio vicino al mare;

- ha rimarcato in questa prima fase dell’industrializzazione della Sardegna l’accrescimento del numero degli emigrati verso i poli industriali del Nord Italia;

- ha analizzato la legge 588/1962, relativa al primo Piano di Rinascita, che avrebbe dovuto finanziare con fondi straordinari (aggiuntivi rispetto a quelli ordinari) dello Stato – ma che invece poi lo Stato considerò sostitutivi dei fondi ordinari – il “decollo” economico-industriale della Sardegna; a quegli stessi “formidabili anni” risale il lancio nel mercato turistico del marchio “Costa Smeralda”.

- il secondo Piano di Rinascita (legge 268/1974);

- la presa d’atto, a metà dei Settanta, del fallimento della politica dei grandi poli industriali, in particolare a seguito dell’entrata in crisi delle fabbriche petrolchimiche.

Sia Soddu che Ruju non hanno mancato di accennare alle vertenze attivate dalla Regione nei confronti dello Stato per l’ottenimento di maggiori entrate derivanti dai gettiti fiscali e le vicende della programmazione regionale fino alla adozione, a metà dei Novanta, dei Piani Integrati d’Area per favorire lo sviluppo locale utilizzando i finanziamenti dell’Unione Europea.

Alla fine di ciascuna delle due conferenze numerose sono state le domande relative ai problemi di più stretta attualità, che configurano per la Sardegna un quadro politico - istituzionale instabile e un quadro economico-sociale disastroso per ciò che riguarda situazione e prospettive dell’occupazione.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Ottobre 2012 23:40
 

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