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La Tribuna: Festeggiamo divisi l’Italia unita PDF Stampa E-mail
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Lunedì 21 Marzo 2011 01:00

di Garzone di bottega

Caro Carlo, ti rendo comune di quanto segue. Così, tanto per dire.

Conosci la cordialità che mi lega ad una amicizia che abbiamo in comunanza e con lui abbiamo trascorso un pomeriggio a raccontarci. Argomento? "Fatta l'Italia bisogna fare gli italiani" parole di Massimo D'Azeglio.

Anche Mazzini affermava "...è indubitabile che l'Italia sia una".

Vero! Diciamo che Chiaramonti è uno, con opinioni elaborate da cervelli diversi, ma l'occasione del 150. avrebbe dovuto riunire, in un unico credo e pensiero, tutti. Amministratori compresi. Così non è stato.

Era "l'attimo fuggente" per superare steccati e ideologie basate sul niente e, proprio per il senso di responsabilità comune e condivisa, sarebbe stato lo spunto per rafforzare il cammino che rimane ancora da fare. Ricostruire le basi del vivere in accordo e aggiungere modifiche condivisibili.

Dovevamo vedere la garanzia e il sagace sostenitore dell'Unità. Invece abbiamo assistito al separatismo più netto. Neanche uno straccio di invito alla cittadinanza formulato a sostegno dell'Evento.

Non si è riusciti a coinvolgere i Gruppi Consiliari per stendere, almeno stavolta, le condivisioni del Fausto Anniversario, penalizzandone la Comunità. Cosa dire poi, della Scuola, in tutte le sue componenti: assente, risulterebbe così, come programmazione didattica, assente come presenza fisica (tranne un gruppo di studenti individuati da chi e con quale criterio didattico non è dato sapere).

Il Palazzo della Scuola senza una bandiera e un mancato invito alla cittadinanza ad esporle. Le feste si fanno anche così. L'addobbo è parte integrante per far onoranze. A Chiaramonti, per ricorrenze al patrono, e non solo, le bandierine sventolano per mesi indisturbate, dimenticandoci pure di toglierle. Tanto che queste chiedono aiuto al vento per essere portate via.

Secondo un sondaggio nazionale, l'Evento i ragazzi non lo sentono lontano e potevano così percepire un'occasione per onorare i simboli e i valori dell'italianità e della vicinanza alle amministrazioni locali, per forgiarsi ad un futuro di cittadini consapevoli del loro ruolo ed educarli per la gestione delle scelte future.

Che dire della fredda e ieratica esposizione del relatore prof. Tedde, emerito dell'Università Turritana, che da buon universitario ha dato un taglio professorale da Aula Magna, ma che a Chiaramonti non abbiamo.

Grazie a prescindere, prof. Tedde, ma riteniamo che Ella sia stata invitata all'ultimo minuto, last minute come per le tratte aeree, per colmare un vuoto decisamente voluto. D'altro canto, a essere cordialmente sinceri, Ella è un cittadino emerito di Chiaramonti. Per sua scelta. Poco ha condiviso con la nostra Comunità, se non per brevi periodi vacanzieri o come amministratore (1970-1975) e pertanto non latore del nostro vissuto quotidiano. Non ha respirato e non si è impregnato dei nostri odori e sapori se non sporadicamente.

Onore per l'invito che Ella ha voluto onorare.

Ma sinceramente non sapremo quanto Ella si potrà sentire (parole sue) "...pieno di conforto a vedere come i docenti di scuole materne, elementare e medie stiano plasmando nell'amore all'Italia gli italiani del futuro", attraverso brevi letture espresse con sicuro impegno da alcuni alunni. Poi ancora: "...sensibile numero di compaesani" e ancora: "modesto numero di cittadini!".

Ma i ragazzi della materna, elementare erano assenti perché ignari (speriamo non nella didattica), così pure i giovani pendolari che a quell'ora erano in viaggio per i rientro in sede. I compaesani non potevano rispondere all'appello e al quale non potevano aderire perché non invitati.

Poteva essere un rincorrersi di eventi organizzati, riuniti in gruppi, nelle scuole di ogni ordine e grado, un corri corri generale e passare come testimone il senso dello Stato tanto per intenderci, tanto per emozionarci.

Neppure coinvolti il gruppo di pensionati e non, che accanto alla Sala Consiliare, quotidianamente sono ospiti nel pomeriggio per la solita partitina a "quattro e tre sette". Così si dice, ma poniamo il beneficio del contrario.

Alle tre del pomeriggio i compaesani lavorano, studiano, ognuno è impegnato nel proprio ruolo. Negozianti e artigiani compresi.

Bell'esempio di democrazia e correttezza istituzionale.

È mancato, a nostro modesto parere, nelle relazioni esposte, seppur qualificanti, il patrimonio storico del proprio paese, che è poco studiato perché non scritto, e poco sentito perché gli incontri mancano. Eredità verbali che si tramandano solitamente in "su foghile".

Questa era l'occasione più utile. Per appuntamenti così importanti con la storia dobbiamo attendere il 2038 data per il 150. della costruzione della parrocchiale di San Matteo e il 2061 per i 200 anni dell'Unità appena celebrata, appunto appena!

Allegria! Chi vivrà, vedrà.

Quale documento possiamo depositare in ricordo, ai nostri figli e nipoti, di questo Evento ? Una semplice e burocratica notifica di convocazione urgente (!) ai consiglieri, protocollata in un ufficio del Comune e un anonimo verbale di seduta stilato in burocratese. Sarebbe storicamente curioso averne copia, soprattutto per le presenze e le assenze. Il documento così vergato di quante righe si compone?

O forse, la relazione commemorativa del Sindaco, e quella dotta svolta dal prof. Tedde oppure dal Dirigente Scolastico? O la estemporanea proposta per un promozionale concorso di idee tirate fuori dal cilindro di un assessore? Proposta intelligente. Raccogliamo gli scritti e facciamone un opuscolo a imperitura narrazione e memoria.

Nel 1988, per il centenario della chiesa di San Matteo, questo paese si è mosso, mesi addietro, su tutti i fronti: Municipalità, Chiesa, associazioni, industrie, commercio, volontariato animato di tanta umiltà. Sono rimasti documenti scrittografici.

Apriamo un altro fronte: in questa circostanza la Chiesa ha partecipato? Per esempio entrando nel suo ambito: una messa ai caduti, una benedizione con corteo nelle vie dedicate alla Repubblica, alla Resistenza, alla Costituzione; commemorazione ai caduti per la Patria nelle vie a loro dedicate e che le varie amministrazioni hanno intitolato. Queste alcune esemplificazioni, che a parer nostro non sono del tutto strampalate.

Tanto per ricordare: il Papa tedesco ha contribuito con un caloroso messaggio rivolto agli italiani, dopo che questi, in quegli anni dell'800, avevano allontanato dal potere temporale un suo predecessore, sloggiandolo dal Palazzo.

Anche la Conferenza Episcopale dei vescovi italiani, nella persona del cardinale Bagnasco, ha partecipato alla cerimonia commemorativa.

Nel nostro piccolo, il nostro parroco ha eluso l'incontro. È stato invitato? Ma occorreva? Variegate sono le sensibilità e diversi sono gli stili di vita nella comunità. Ad ognuno il suo ruolo: carnascialesco, pecorate, ziminate che sono d'obbligo, momenti utili e aggreganti, ma un po' di riguardo alla memoria e storia avrebbero reso un servizio al cittadino, soprattutto giovane che di ricordi hanno ben poco da rimembrare. Perché nessuno li racconta.

In questa occasione, il Presidente della Repubblica ha sottolineato:"...dovere di umiltà importante per chiunque ricopra ruoli e abbia doveri istituzionali, e ritrovare il patrimonio storico del proprio paese, che è poco studiato o poco sentito". Invito certo non rivolto al comune cittadino che non ha le chiavi di casa, ma pur ha espresso i suoi delegati.

È d'uso che il Palazzo, per ogni manifestazione di carattere celebrativo, lo si renda illuminato, lucidata l'argenteria con l'olio di gomito, esposto le tovaglie ricamate del corredo buono, preventivamente lavate e stirate, il servizio di porcellana e la cristalleria scintillante. Tutto per accogliere gli invitati in maniera più che ospitale e dopo il conviviale, ricco di pietanze, brindare con il moscato più buono, il fausto Evento. Tutti insieme.

A quel "brindiam coi calici" vengono invitati anche le maestranze che lavorano nel Palazzo: garzoni di cucina, vivandieri, responsabili della cantina, camerieri e valletti in livrea, ed anche giardinieri, autisti e amministrativi. Tutti i conduttori del Palazzo.

Caro Carlo, io e il mio amico, dopo esserci raccontati, ci siamo incamminati verso Martis. Avevamo ricevuto personale invito. Ma ti giuro, saremmo andati lo stesso anche senza, perché sapevamo della manifestazione.

Lì siamo stati accolti e coinvolti per intero, abbiamo assaporato la storia passata, abbiamo reso omaggio ai valori dell'essere cittadini italiani prima di tutto, ma l'essere anche sardi nel sangue versato dai nostri padri, nonni e bisnonni e donato la loro esistenza per la patria unita e indivisibile.

Quel pomeriggio abbiamo cantato, abbiamo sventolato le bandiere con i nostri figli e nipoti, e come bambini abbiamo gioito e, per commozione, qualche lacrima è scesa su volti fieri, dignitosi e austeri, consapevoli della propria dignità di essere cittadini.

L'amico mio è stato contattato da due Assessori provinciali per caldeggiare un progetto inevaso (nemo propheta acceptus est in patria sua) e di cui erano venuti a conoscenza, motivandolo come un'opportunità recondita da esporre. Ma l'amico mio, pur ringraziandoli della sensibilità manifestata ha risposto che ci avrebbe pensato, ma nel Palazzo non era rimasto oramai neanche un lumicino acceso.

Grazie sindaco di Martis. Grazie di cuore al prof. Piero Solinas, che per forma mentis, anche stavolta è stato Docente anche tra gli amministratori.

Dovevamo andare a Martis. Così la giornata del 17 marzo 2011, con il mio amico, si è conclusa con una stretta al cuore. Siamo rientrati al paesello dove sventolavano alcune bandierine del tricolore.

 

 
Commenti (3)
Consiglio per gli acquisti !!!!
3 Giovedì 07 Luglio 2011 05:19
Domenico Perinu

Non potevo aspettarmi nient'altro.


Si riveda lo scritto di quanto da lei sopra citato. Per una verifica di quanto da me scritto si consiglia la lettura sul sito www.ztaramonte.it di Carlo Moretti. Basta cliccare "siti dei nostri amici". Cercare l'articolo "AMARE CHIARAMONTI: MEMORIA DEL PASSATO, CONFERMA DI IDENTITà di Anghelu de Sa Niera.


Saluti.


Domenico Perinu

Cittadinanza onoraria
2 Mercoledì 06 Luglio 2011 16:27
Garzone di bottega

Ho molto rispetto di chi fa applicazione della mente: "uno studiato". Non ho mai inteso ”affibbiare” o togliere la “cittadinanza onoraria” a chicchessia, che potrebbe anche meritarla e di cui personalmente ne condividerei la proposta. Quando ciò avverrà . Ma non è di mia autorità e ho ben poco da offrire e proporre, io.


La più vicina nel tempo, in questo paese, è datata 7 dicembre 2001, conferita dal Consiglio Comunale, al Senatore Francesco Cossiga, Emerito Presidente della Repubblica. Così pure, mi pare strano, che Lei indichi al Prof. Tedde, affermazioni tipo: “arga de muntonarzu!”, non consoni certamente ad un intellettuale con studi nel settore dell’Istruzione e delle Istituzioni Educative. Non sarebbe nello stile e nella forma mentis del Prof., di cui Ella si fregia a recente e novello difensore.


Si ricorda … Don Chisciotte? Ma potrei affiancarmi al Suo progetto, qualora lo proponesse, anche se ben poco o niente conosco dei pensieri e delle opere della Figura da Lei richiamata. Che saranno certamente onorevolmente cospicue e mi riprometto, da grande, di seguirne tutto il percorso.

Emerito sarai tu!!!
1 Giovedì 30 Giugno 2011 23:03
Domenico Perinu

Sono costretto a ribattere su un punto dello scritto del garzone nonostante non avessi nessuna intenzione.


Il prof. Tedde ha scritto diversi articoli nel sito Moretti che dimostrano ampiamente il suo amore verso il paese con particolari che rendono molto chiaramente quanto Lui si senta legato alle proppie radici che portano sempre a Chiaramonti.


Il sentirsi dire, molto probabilmente non solo da te, cittadino emerito lo manda letteralmente in bestia al punto da definire il vivere quotidiano e le chiacchere del paese arga de muntonarzu.


Il prof. ha diritto di scegliere dove vivere per mille ragioni senza con questo dover sentirsi affibbiato cittadino onorario. Non so quante persone esistono a Chiaramonti che dimostrano il legame che Lui sente verso il paese. Credo molto poche.


Saluti.


Domenico Perinu

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