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La Tribuna: Ma quale unità d'Italia! Meglio la Sardegna indipendente PDF Stampa E-mail
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Giovedì 17 Marzo 2011 15:53

di Marco Stincheddu

Oggi 17 marzo 2011 ci ritroviamo a festeggiare il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, ma mi chiedo sinceramente: quale unità?

Diciamo che gli italiani sono ben contenti e felici, in giornate come queste, di non lavorare e di sentir tutto il giorno l'inno di Mameli. Credo che l'unità italiana non sia mai esistita né geograficamente e tanto meno economicamente; per questo i festeggiamenti sono inutili, irreali perché non c'è proprio nulla da festeggiare.

Penso che, invece di festeggiare l'unità, bisognerebbe festeggiare e ricordare personalità come quelle di Mazzini, Garibaldi e Cavour e cercare di capire e di auto convincersi che le diversità esistono e che non sono per nulla esagerate ma semplicemente vere e soprattutto sono merce di ricchezza non solo economica ma anche dal punto di vista della felicità di un uomo.

Purtroppo credo che l'italiano doc sia troppo attaccato alla storia e molto conservatore, pensa si che dalla storia si debba imparare; ma non sa o forse non ha le capacità di fare quei cambi epocali che proprio i padri dell'unità italiana sono stati capaci di attuare perché ce n’era il bisogno. In poche parole voglio dire che mancano le giuste personalità politiche per far si che la storia vada avanti, per fare quei cambi epocali che sono necessari anche dovendo sancire la fine dell'unità d'Italia.

Per quanto riguarda la Sardegna, sarà pure vero, penso che nessuno dei sardisti lo neghi, che con la nascita della repubblica e dell'autonomia sarda le condizioni della Sardegna sono migliorate notevolmente; ma bisogna riconoscere che, almeno nell'ultimo ventennio, le poche cose che sono cambiate sono cambiate in peggio.

Allora penso che bisognerebbe salutarla questa vecchia autonomia: dire ciao all'Italia unita perché è davvero necessario, siamo troppo diversi per stare uniti e la vecchia autonomia non basta più.

Ora noi sardi abbiamo tutte le possibilità con l'indipendenza, non di chiuderci in noi stessi, bensì di aprirci al mondo intero, facendo una ricchezza delle nostre diversità (lingua, tradizioni, ecc.) senza vergognarcene e andando fieri del nostro essere sardi, della nostra cultura, dei nostri nuraghi (ahimé abbandonati e poco valorizzati) e della nostra lingua. Scusando i termini, direi che noi sardi a causa del freno che ci impone l'autonomia "dae s'oro non nde 'ogamus mancu sa merda".

Penso che l'indipendenza sarda sia molto vicina a causa delle politiche imposte dai vari governi di destra e di sinistra che stanno praticamente annullando la Sardegna.

E allora prepariamoci a governarci da soli, a essere sovrani di noi stessi e di dimostrare che l'unità sarda esiste e che non siamo più "pocos, locos y mal unidos". Dimostriamolo già il 15 maggio andando a votare contro la creazione di centrali nucleari nel territorio sardo, per far capire che non vogliamo più essere servi di nessuno e che noi possiamo essere energeticamente indipendenti e non solo.

Auguri all'Italia e a una futura Repubblica Sarda Indipendente.

 

 

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