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Personaggi: il maestro "don Antoni" Grixoni PDF Stampa E-mail
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Sabato 05 Marzo 2011 01:00

di Carlo Patatu

Il nobile Antonio Grixoni, più noto in paese come don Antoni, era fratello del dottor Francesco, medico condotto di Chiaramonti fra l'Ottocento e il Novecento. Pertanto, don Antoni era zio paterno di personaggi che io ho avuto modo di conoscere. Personalmente e bene: il generale medico Giovannico, il canonico don Christovulu, il dottor Gavino, noto Su Duttoreddu per distinguerlo da suo padre (Su Duttore), e donna Cicina.

Nacque a Chiaramonti l'11 Aprile 1841 e fu battezzato il giorno successivo nell'antica parrocchiale de Su Monte 'e Cheja. I suoi genitori Giovanni e Francesca Brunu scelsero come padrini Francesco Quadu e Maria Giusta Cherchi. Tanto si legge nel registro dei battezzati conservato a Sassari nell'archivio diocesano.

Nell'unica fotografia di cui sono in possesso, don Antoni compare sulla destra, accanto ai fratelli Giovannico (tiene in braccio la figlioletta Anna, scomparsa di recente ultranovantenne), Cicina, Gavino e, seminascisto) Cristoforo. Basso di statura, indossa un abito scuro, camicia bianca e papillon. Pizzetto e baffi bianchi lo fanno d'aspetto austero e distinto. Il gruppo posa davanti al portone del palazzo di famiglia, del quale i pronipoti si sono disfatti frettolosamente una trentina di anni or sono, cedendolo ai fratelli Giacomino e Battista Solinas.

Quell'uomo svolse in paese l'attività d'insegnante nella scuola elementare comunale. Per oltre due decenni. Ma la sua prima esperienza di docente l'aveva fatta a Laerru per tre anni consecutivi dal, 1869 in poi.

La tesi di laurea di Gianni Marras (La scuola elementare a Chiaramonti dal 1904 al 1915) riporta che nell'esperienza laerrese don Antoni "non poteva dirigere più bene (...) di quanto non ha fatto, (...) sia nell'istruzione che nel comportamento civile e onesto" in quanto, all'epoca, non possedeva ancora il titolo prescritto di abilitazione all'insegnamento. Lo conseguì a Sassari nel 1871.

A quel tempo, la scuola primaria era gestita e amministrata dal Comune, che nominava e pagava i docenti. A decorrere dall'anno scolastico 1871/72, il consiglio comunale scelse don Antoni quale maestro delle classi maschili prima e seconda di Chiaramonti. Assegnandogli lo stipendio annuo di seicento lire. "...Da pagarsi a trimestri maturati...", si legge nel decreto di nomina. Qualche anno dopo (nel 1873), fu insignito per merito di "una menzione onorevole concessa dal ministro di Agricoltura, Industria e Commercio".

Non altrettanta considerazione ebbe dall'amministrazione comunale. Il sindaco Nicolò Franchini, riferisce Marras, fu autorizzato dal consiglio scolastico provinciale a irrogare "...una grave censura a presenza della giunta municipale al (...) Grixoni, dichiarando formalmente (...) la mancanza da esso commessa ed il biasimo incorso". Ciò si autorizzava "...a riparazione dello scandalo e ad ammenda dell'insubordinazione (...) fatta verso la persona" del Sindaco medesimo.

La nota dell'autorità provinciale così concludeva: "Se quella misura di rigore non fosse sufficiente a far rientrare nella linea del dovere il signor Grixoni, ella me ne avvisi senza indugio, che si provvederà al modo di ottenere più efficacemente il rispetto dovuto alle autorità locali". Chissà cosa mai avrà fatto o detto di tanto grave don Antoni per scatenare l'ira del Sindaco e provocare l'intervento censorio del provveditore di Sassari.

Al riguardo devo sottolineare che fra le due famiglie più potenti e facoltose del tempo, i Falchi e i Madau, non correva simpatia. Non ne è mai intercorsa, a dire il vero. Tutt'altro. A dispetto dei vincoli stretti della parentela che le legava. Il Franchini (sindaco del paese per 21 anni circa) era suocero del cav. Nicolò Madau (sindaco anch'esso per 8 anni), il cui padre Antonio Luigi era fratello di Maria Madau in Falchi, la cui figlia Vittoria (andata sposa al dottor Francesco Grixoni) era madre di Giovannico, Cristoforo, Gavino e Cicina già citati; e quindi cognata di don Antoni.

La censura ebbe come conseguenza il licenziamento del Grixoni, disposto nel Maggio 1876 dal consiglio comunale su proposta dello stesso Franchini. Che lo aveva motivato con l'esigenza di "...migliorare la qualità dell'istruzione nel comune mediante l'assunzione di un docente che fosse scelto in un concorso pubblico fra quelli con maggiori meriti, sulla base dei titoli d'idoneità all'insegnamento".

Ma la faccenda parve poi ricomporsi. A seguito della valutazione positiva fatta dall'ispettore scolastico Floris (don Antoni attendeva "con zelo impareggiabile all'ufficio d'insegnante"), il provveditore agli studi di Sassari gli espresse nel 1882 "...le meritate lodi, perché oltre alla soddisfazione che viene dal bene operare, potrà ottenere quelle distinzioni che s'accordano ai maestri benemerenti". Tant'è che due anni più tardi ottenne dal ministero un importante attestato di benemerenza. Che peraltro il sindaco Franchini (sempre lui!) si guardò bene dal notificargli. Bei tempi, no?

Dietro richiesta del consiglio scolastico provinciale e previo parere favorevole del Comune di Chiaramonti, al maestro Grixoni fu rilasciato nel 1887 il certificato di "lodevole servizio". Che gli permise di raggiungere (era ora!) la stabilità del posto. Il suo lavoro di docente fu qualificato meritevole dei "più larghi elogi" dagli ispettori scolastici che ebbero modo di visitare le sue classi negli anni successivi.

In forza di quei riconoscimenti, l'autorità scolastica provinciale rispose picche a una nuova richiesta del consiglio comunale di Chiaramonti, essendo ancora sindaco Nicolò Franchini. Con deliberazione del 1889, si riproponeva il licenziamento di don Antoni, ritenendo "incompatibili gli uffici di maestro e di commesso postale nella stessa persona del Grixoni". L'interessato presentò subito ricorso alla delibera, adottata da consiglieri comunali che, è evidente, lo avevano in uggia. Ebbe la soddisfazione di spuntarla anche stavolta.

Fu così che don Antoni Grixoni potè operare nella nostra scuola per 23 anni. Rassegnò volontariamente le dimissioni “per malattia” nel 1903; con 25 anni di servizio e 62 di età. Non mise su famiglia e visse da scapolo, preferendo starsene con i nipoti. Morì d’improvviso alle due del mattino del 12 Febbraio 1929. Tant’è che il parroco padre Salvatore D’Eramo annotò sul registro dei defunti: “Sacramentis quia morte improvisa correptus non refectus”; e cioè che non ricevette i sacramenti (confessione, eucaristia ed estrema unzione) perché la morte lo aveva colto inattesa. Come d’uso, fu seppellito nello stesso giorno nella tomba monumentale di famiglia. Altri due mesi e avrebbe compiuto 88 anni. Una bella età per quel tempo.

Fu maestro di tanti compaesani. Che da lui appresero i primi rudimenti dello scrivere e del far di conto. Ma anche uno stile di vita improntato alla sobrietà e al risparmio. Fu amministratore oculato della Società di Beneficenza fondata da Giorgio Falchi, che ne fu presidente fino allo scioglimento, avvenuto nel Gennaio 1920. Il tempo libero don Antoni amava trascorrerlo nel proprio vigneto-frutteto-oliveto di Frassos sottostante la mia casa, che è sorta nei primi anni Settanta del Novecento su un'area che gli era appartenuta e che io avevo acquistato dai suoi eredi negli anni Sessanta.

Con cura maniacale, don Antoni seguiva da vicino l'opera dei fedeli fattori (i fratelli Giovanni Matteo e Leonardo Gallu). Fece mettere a dimora vitigni pregiati, ulivi e alberi da frutto, fra i quali numerosi ciliegi carrafale ora scomparsi. Tant’è che Giorgio Falchi lo cita nelle sue cronache come persona che a Chiaramonti mise cura nella “coltivazione delle piante fruttifere”. Ma scelse pure piante ornamentali quali pini, palme, cipressi, e un'infinità di cespugli di rose multicolori e gigli profumati, a far da cornice al sentiero serpeggiante che dal cancello conduceva alla bella fontana artistica. Anch’essa abbattuta e trasferita nella villa di Sassari dalla pronipote Anna Maria Grixoni.

Di quella specie di paradiso terrestre oggi sono rimaste tracce appena percettibili. Dopo la scomparsa de Su Duttoreddu, l'attività pastorale del mezzadro ha fatto premio su quella agricola e sull'amore (oltre che sul rispetto) per le piante. E per il bello. Non c'è più l'elegante portale di accesso al podere; una rarità nel nostro territorio. Si affacciava a s'istradone subito dopo il filare dei pini, sul lato sinistro del viale Marconi in direzione di Codinas. Era quello il punto di sosta del feretro di chi moriva in campagna. Data l'inesistenza di carrarecce, lo si trasportava in paese adagiato alla meglio su due fascine di legna assicurate alla sella di una cavalcatura.

Giunti a "su cancellu 'e don Antoni", il corteo si arrestava per il tempo necessario a ricomporre i resti mortali nella bara o, se non disponibile al momento, sulla lettiga comunale. Portato a spalla, il feretro giungeva in chiesa per la cerimonia funebre e infine al cimitero.

Un intervento improvvido disposto dal Comune negli anni Ottanta, favorito dall'indifferenza dei Grixoni e dal disinteresse dei chiaramontesi, ci ha privato per sempre di quel riferimento topografico significativo. Come del resto era già avvenuto per altre emergenze architettoniche notevoli: l'abbattimento della facciata della vecchia parrocchiale negli anni Cinquanta, la demolizione di Cunventu e della tribuna della chiesa del Carmelo, oltre che il restauro discutibile (molto discutibile) della nuova parrocchiale negli anni Sessanta.

 

Testi consultati:

GIOVANNI CARMELO MARRAS, La scuola elementare a Chiaramonti dal 1904 al 1915, tesi di laurea, Università degli Studi di Sassari, Facoltà di Magistero 1994/95

Liber Baptizatorum in Paroecia Claramontis - 1841

Liber Defunctorum in Paroecia Claramontis - 1929

Archivio del Comune di Chiaramonti

CARLO PATATU, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004

Archivi fotografici della prof. Anna Grixoni e di Carlo Patatu

 

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Marzo 2011 14:10
 

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