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Personaggi: Il segretario comunale Tottuccio Galleu PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 20 Ottobre 2010 12:34

di Carlo Patatu

 

"Smettere di fumare è la cosa più facile del mondo: io ho smesso una decina di volte...!". Ecco uno degli infiniti aforismi che Salvatore Galleu, Tottuccio per familiari e amici, snocciola in continuazione. A cascata. Specie quando fa crocchio al bar, davanti a un bicchiere di birra "Peroni Nastro Azzurro". Rigorosamente ghiacciata.

Compare Galleu (sono padrino di suo figlio Roberto) è ozierese. Approda a Chiaramonti nella seconda metà degli anni Quaranta del Novecento con l'incarico di segretario comunale, che ricopre ininterrottamente fino ai primi anni Settanta. Fino a quando motivi di salute lo costringono al pensionamento. Collabora con sei giunte, capeggiate rispettivamente da Gigi Madau (1946-52), Armando Fumera (1952-56), Nino Brandano (1956-60), Gerolamo Casu (1960-70) e Carlo Patatu (1970-75). Con questo per poco più di un anno. Poi la pensione.

Qui mette su casa e prende moglie, sposando l'ostetrica condotta Tina Zedda, originaria di Genoni.

Il ricordo di "signor Galleu" è legato tanto alla sua funzione di capo degli uffici comunali quanto a quella svolta sul piano sociale. In paese s'inserisce bene fin da subito. Per un paio di decenni si pone come punto di riferimento importante nelle attività legate allo sport, all'intrattenimento, alla cultura. Operando soprattutto coi giovani.

Uomo geniale, dotato di fantasia inesauribile, possiede una memoria di ferro e una notevole carica di humor. Che manifesta con battute sarcastiche e, se occorre, persino devastanti. Al pari di Cyrano di Bergerac, ironizza prima di tutto sul proprio naso. Di dimensioni rispettabili. Cartellonista abile e dal tratto originale, scrive copioni per spettacoli teatrali che manda in scena nel palcoscenico rudimentale del defunto cinema "Fontana". Sotto la sua regia, i ragazzi della mia generazione imparano a recitare (goffamente) drammi, commedie, farse.

Ma compare Galleu quelle farse le crea di sana pianta, prendendo di mira personaggi del luogo. Noti a tutti e citati per nome e cognome. Li pizzica nei tratti salienti che li connotano: l'avarizia o la predisposizione a contar frottole; l'abilità nel vendere qualunque cosa o l'imperizia nello svolgere il proprio mestiere, l'arte di rubare sul peso e così via. Il pubblico si diverte un mondo. Gli interessati un po' meno. Talvolta storcono il naso; ma poi gli passa.

In uno di quegli spettacoli, mi assegna il ruolo di commissario di polizia. Compare Giovannino Pinna veste la divisa di maresciallo dei carabinieri e, durante le prove, confonde spesso una battuta del primo atto con altra pressoché identica del terzo. E così anche la sera della "prima" ricasca nell'errore. Il regista Galleu, incastrato nella buca del suggeritore, si sbraccia nel tentativo di richiamarne l'attenzione. Il "maresciallo", vedendolo fuori dalla grazia di Dio, è colto da una risata irrefrenabile, per cui va a nascondersi dietro le quinte. Per prendere tempo. Piantato in asso, resto solo sulla scena. Come un allocco. È il regista a trarmi d'impiccio, suggerendo d'inventarmi qualcosa. Una battuta qualsiasi. In attesa che il "maresciallo" Pinna smetta di ridere. Pare (ma i dubbi non mancano) che il pubblico non si sia accorto di nulla.

Passano alla storia i grandiosi veglioni a tema che compare Galleu s'inventa per animare alcune serate speciali del Carnevale. Siamo negli anni Cinquanta e Sessanta. Ricordo, in particolare, "Una notte a Capri". Con l'abilità che gli canta, lavorando con carta da pacchi e colori, trasforma la sala del cinema "Fontana" (oggi discoteca Marrone) in una sorta di "Grotta Azzurra" caprese. Dall'interno della quale s'intravedono, qua e là, scorci di quell'isola di sogno. Il mare blu, le scogliere imbiancate di schiuma e i faraglioni, da lui dipinti su cartoncino e sapientemente illuminati. Un avvenimento irripetibile. Una serata da non dimenticare.

È sua l'idea, a fine anni Cinquanta, di fondare la prima società sportiva organizzata. Ma con l'intento lodevole di fare anche cultura insieme allo sport. Nasce così il "CSC (Circolo Sportivo Culturale) Chiaramonti". Si attiva per la formazione di una squadra di calcio che, con Flavio Schintu allenatore, partecipa al campionato del CSI (Centro Sportivo Italiano), organismo d'ispirazione cattolica. La squadra schiera in campo i chiaramontesi Giulio Sale, Faricu Manghina, Malleddu Moretti, Gesuino Cossiga, Mario Pinna Ciccione, Pietrino Ghisu, Peppino Pischedda, Tonino Caccioni e altri di cui non ho memoria. Come rinforzi, arruola (gratis) i ploaghesi Antonio Sini, Rino Fois, Ico Masala e Maieddu Murgia.

Sono anni di grandi passioni e pochi soldi. Il campo roccioso (e ventoso) di Codina Rasa richiama tifosi più spesso esagitati. Mai equanimi, sempre di parte, pronti a invadere il terreno di gioco, privo di una qualsiasi recinzione. Il presidente Galleu e i suoi collaboratori sudano le sette camicie proverbiali per contenere gli entusiasmi di quei sostenitori scalmanati, sempre vogliosi di... menare le mani.

Da allora in poi, sia pure cambiando denominazioni e casacche, qui la società calcistica continua a vivere e a operare. Con fortune alterne; ma c'è.

Da sindaco, di compare Galleu ho modo di apprezzare la solida preparazione professionale, il garbo e la signorilità. Nonostante tutto, continua a darmi del lei in presenza del pubblico e degli impiegati. Tiene a mente un numero incredibile di leggi, decreti, ordinanze, articoli e commi. Una sera, essendomi trattenuto a lavorare in ufficio fino a ora tarda con lui e un paio di consiglieri, uno di questi, osservando dalla finestra la piazza deserta e buia, sbotta:

"Chissà cosa penserà la gente, vedendo la casa comunale aperta. A quest'ora...".

E lui ribatte pronto:

"Quel che pensavi tu della giunta precedente!...".

Quel consigliere imprudente incassa in silenzio, visibilmente imbarazzato.

Un giorno, sua moglie compra da un ambulante una piccola brocca in terracotta. Lui la prende in mano e, tenendola per uno dei manici, in un batter d'occhio vi dipinge sopra uomini e donne in costume che danzano in cerchio. Sul modello delle figure di antichi tappeti sardi. Quindi posa la brocca sulla credenza.

"Quando la vernice si sarà asciugata - dice -, metterò mano all'altro manico".

Quel manico è ancora lì, tutto da dipingere. Incompiuto. A dispetto degli inviti pressanti di sua moglie. Lo lasciano indifferente. Inutile insistere, l'uomo è fatto così.

A Carnevale di un anno che non ricordo, organizza un trio mascherato: i Re Magi, vestiti con costumi di foggia orientale. Sgargianti e bene assortiti, sebbene rimediati in fretta e furia. Galleu è Gaspare; Antonio Caccioni (impiegato comunale di pelle bruna) è Melchiorre (re di Nubia e pertanto nero); mio padre è Baldassarre. Per cammello un asino. Che li segue pazientemente lungo il tragitto che li porta fino alla "grotta". E cioè a su soziu, la sala da ballo.

Strada facendo, la gente offre loro da bere e tante frisciolas a imbudu (frittelle lunghe). Manco a dirlo, partecipa alle libagioni anche il "cammello". Che brinda lieto bevendo da una truddha (mestolo). Giunti a destinazione, fanno il loro ingresso trionfale al cinema "Fontana". Tutti e quattro. E occupano la pista da ballo in posizione centrale. Lascio immaginare a chi legge in quale stato il somaro-cammello è costretto a discendere i sette gradini che conducono alla sala... Per tacere dell'impresa titanica compiuta dai "tre re" nel farglieli risalire per portarlo fuori. Quanto a reggersi in piedi, essi non stavano meglio dell'asino.

Scomparso a 72 anni nel 1986, Salvatore Galleu riposa nel nostro cimitero. Accanto a sua moglie Tina.

Altri tempi, altri personaggi!

 

Ringrazio Roberto Galleu per avermi messo a disposizione l'archivio fotografico di famiglia

 

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Ottobre 2010 11:40
 

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