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Commemorato a Como Salvatore Corrias

di Paolo Pulina

Dario Porcheddu (morto a 88 anni nel novembre 2009), finanziere nel 1943 in Croazia, combattente consegnato dai cetnici ai nazisti, sopravvissuto per miracolo a una fucilazione, poi capo partigiano, ha scritto un fondamentale testo "I sardi nella Resistenza" (edizioni TAIM, Cagliari 1997; poi tradotto anche in sardo).

In questa pubblicazione viene citata per la prima volta - nel capitolo relativo alla Lombardia, nella pagine che rievocano l'azione del brigadiere sardo della Guardia di finanza Francesco Pisano, cui fu affidato il comando del gruppo combattente "Artom" di "Giustizia e Libertà" -, la figura di Salvatore Corrias:

«In una di queste battaglie, a Bugone, il 28 gennaio 1945 venne catturato ed ucciso il finanziere Salvatore Corrias, nato a San Nicolò Gerrei il 18 novembre 1909 ». (Bugone si trova a 1119 metri sul livello del mare, a pochi metri dalla vetta del monte Bisbino, sul lago di Como, tra i comuni di Moltrasio e Cernobbio).

Il quotidiano "La Provincia di Como", in data 27 giugno 2003, scrisse: «È stato ricordato ieri a Palazzo Terragni, sede del comando provinciale della Guardia di finanza di Como, nel cui monumento ai caduti è inciso il suo nome, il finanziere sardo Salvatore Corrias [...]. Nel cimitero di Moltrasio una lapide ricorda la figura di quest'uomo che "ancor giovane, generosamente donò la vita per l'ideale supremo della patria".

“Ma prima ancora che per la sua patria, Salvatore combatté per i deboli, trasferendo in Svizzera, cioè in salvo, decine di rifugiati politici, di perseguitati dal regime fascista, di profughi e di ebrei, intere famiglie che a lui e ai suoi sentieri sulle montagne del Lario devono la vita ed eterna riconoscenza".

Commentando la notizia sul "Messaggero Sardo" del novembre 2003, Vitale Scanu intitolò il suo articolo "Salvatore Corrias, lo Schindler sardo che salvò decine di vite". (Il riferimento era all'imprenditore tedesco Oskar Schindler, 1908-1974, che riuscì a sottrarre oltre 1000 ebrei alle camere a gas dei nazisti con il pretesto di impiegarli presso la sua fabbrica nel distretto industriale di Cracovia. L'eroica vicenda è stata fatta conoscere dallo scrittore australiano Thomas Keneally, nel 1982, col romanzo "La lista di Schindler" e soprattutto da Steven Spielberg, nel 1993, col film omonimo).

Nel 1991, col volume "La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca", Enrico Deaglio rivelò le gesta dello "Schindler italiano": Giorgio Perlasca (Como, 31 gennaio 1910 - Padova, 15 agosto 1992), funzionario e commerciante italiano, salvò la vita di oltre 5000 ebrei ungheresi, strappandoli alla deportazione nazista fingendosi un diplomatico spagnolo (la Rai nel gennaio 2002 ha trasmesso un film sulla sua storia).

Dopo il successo popolare del racconto delle vicende di questi due grandi "benefattori dell'umanità", dopo l'istituzione (Legge n. 211 del 20 luglio 2000) della "Giornata della Memoria", si comincia a far luce anche sulle storie eroiche di semplici servitori dello Stato.

Nel gennaio 2005 il Comune di San Nicolò Gerrei dedica alla memoria di Corrias una lapide, una strada e un convegno di studi.

Nell' aprile 2005, nel libro "Antifascisti e partigiani sardi", Tonino Mulas, presidente della FASI, riserva una pagina anche al martire partigiano Salvatore Corrias.

Nell'ottobre 2005, il sindaco del paese natale di Corrias riceve il premio nazionale "Giovanni Palatucci" istituito per ricordare il funzionario di pubblica sicurezza (nato a Montella, in provincia di Avellino, il 31 maggio 1909), al quale Israele aveva attribuito il titolo di "Giusto tra le Nazioni" e lo Stato italiano la medaglia d'oro al merito civile alla memoria ("esiliato" nella Questura di Fiume, con le leggi razziali fasciste in vigore, Palatucci svolse con gran rischio personale un'intelligente attività a favore di ebrei italiani e stranieri: nel giro di sei anni salvò dalla deportazione almeno 5000 persone, prima di essere scoperto dai nazisti e inviato al campo di concentramento di Dachau, dove morì il 10 febbraio 1945).

Il 16 giugno 2006 viene conferita alla memoria di Corrias (al quale erano state attribuite, nel 1952 e nel 1956, due croci al merito di guerra) la medaglia d'oro al merito civile. All'importantissima decorazione nazionale ha fatto seguito, sempre nel 2006, la concessione da parte dello Stato d'Israele della medaglia d'oro di "Giusto tra le Nazioni" (il riconoscimento conferito dall'istituto Yad Vashem di Gerusalemme ai non ebrei che abbiano rischiato la vita per salvare gli ebrei dalla persecuzione nazifascista: nella speciale medaglia viene inciso il nome del "premiato", che riceve un certificato d'onore ed ha il privilegio di vedere il proprio nome aggiunto agli altri presenti nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme).

A Corrias sono stati altresì intitolati un Guardacoste del Servizio Navale della Guardia di finanza e la nuova caserma sede regionale in Sardegna del reparto tecnico logistico delle Fiamme Gialle.

Gerardo Severino, attualmente capitano, direttore del Museo storico della Guardia di Finanza, dopo aver pubblicato il volume, scritto con Luciano Luciani, su "Gli aiuti ai profughi ebrei e ai perseguitati: il ruolo della Guardia di Finanza, 1943-1945" (Roma, Museo storico della Guardia di Finanza, 2005), ha mandato alle stampe nel 2007 il fondamentale studio su Corrias intitolato "Un anno sul Monte Bisbino: Salvatore Corrias, un finanziere nel Giardino dei Giusti".

La pubblicazione, uscita in prima edizione nel 2007 a cura del Museo storico della Guardia di Finanza, è stata ristampata nel 2008 per iniziativa del Comune di Moltrasio, che il 10 ottobre 2008, in collaborazione con il comando provinciale della Guardia di Finanza di Como, ha organizzato una significativa cerimonia in onore di Salvatore Corrias, con solenne traslazione delle sue spoglie dalla tomba nel cimitero in quella sottostante il monumento ai caduti di Moltrasio.

Il 27 gennaio 2010 il Comune di Iglesias ha intitolato una strada a Corrias e ha commemorato anche l'altro sardo insignito della medaglia dei Giusti tra le Nazioni, ovvero Vittorio Tredici, podestà di Cagliari e poi ministro.

Nel pomeriggio del 28 maggio 2010, presso l'auditorium del prestigioso Palazzo Terragni (sede del comando provinciale della Guardia di Finanza di Como), il Circolo culturale ricreativo "Sardegna" di Como, presieduto dall'ex finanziere Paolo Cristin (nato in Friuli, sposato con una sarda originaria di Donori, è succeduto allo "storico" presidente dei sardi di Como Onorio Boi), in stretta collaborazione con il citato comando provinciale delle Fiamme Gialle, col patrocinio dell'Assessorato al Lavoro della Regione Sardegna (l'assessore Francesco Manca ha inviato un messaggio ai partecipanti), della Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (FASI; era presente il presidente Tonino Mulas), del Comune di Moltrasio e del Comune di San Nicolò Gerrei, ha organizzato su "Salvatore Corrias, storia di un Eroe - Dalla Sardegna al Bisbino" un riuscitissimo incontro.

Centocinquanta partecipanti, tra i quali il pronipote di Corrias, Bruno, il prefetto Michele Tortora, il presidente del tribunale Nicola Laudisio, il direttore della filiale Banca d'Italia Daniela Palumbo).

Sono intervenuti Rodolfo Mecarelli, colonnello comandante provinciale G.d.F. di Como; Maria Carmela Ioculano, sindaco di Moltrasio; Ettore Adalberto Albertoni, docente di Storia delle Dottrine Politiche nell' Università degli Studi dell'Insubria. Silvestro Furcas, sindaco di San Nicolò Gerrei, è stato trattenuto in Sardegna da ineludibili impegni.

Il colonnello Mecarelli, attingendo a quella che ha definito "l'ammirevole ricerca" di Severino, ha tratteggiato la figura eroica del finanziere Corrias anche a vantaggio della ventina di neo-finanzieri presenti, ai quali ha voluto offrire un supplemento di formazione per ciò che riguarda le vicende storiche della Guardia di finanza e un esempio eccezionale di dedizione al dovere.

Il sindaco Ioculano ha ricordato che della "banda di benefattori", che si era formata tra le mura della casermetta del Bugone, insieme a Corrias facevano parte anche i commilitoni Benedetto Gagliardo, Felice Scoccimarro, Carmine Campitiello e Francesco Pisano. Essi non potevano sopportare «l'idea che uomini, donne, anziani e bambini subissero la deportazione nei campi di concentramento. Anche i finanzieri dovevano fare la loro parte aiutando profughi ebrei, perseguitati politici, soldati sbandati, renitenti alla leva per la Repubblica Sociale di Salò».

Ha aggiunto l'avv. Ioculano: «C'era un contrabbando che, oltre ad essere illegale, era anche sporco, abietto, immorale, crudele: il contrabbando di persone: ti faccio passare il confine ma tu mi paghi. È evidente che questo non era aiuto, ma guadagno infangato, e Corrias definiva "carogne" quelli che speculavano sugli ebrei e sulle persone in fuga verso la salvezza».

Facendo ricorso a testimonianze dirette il sindaco Ioculano ha precisato che «nei tragici momenti della cattura, insieme a Salvatore c'era, tra gli altri, anche l'amico Giovanni Pistidda (di Florinas), giovane finanziere conterraneo di Salvatore, anch'egli determinato nell'aiutare i profughi ed i perseguitati a percorrere i cosiddetti "viaggi della salvezza" oltre confine.

Avevano capito tutti che di lì a poco sarebbe sopraggiunta la fine, ma a Giovanni venne detto: "va' via e non girarti": Giovanni si aspettava da un momento all'altro di essere colpito alle spalle, ma partì una raffica di mitra diretta a Salvatore. Il suo corpo esanime venne abbandonato sotto il Fuatel, il grande faggio secolare del Bugone sotto le cui fronde Salvatore aveva trascorso alcuni momenti liberi, sperando nella fine della guerra per coronare il suo sogno d'amore con Margherita e per vivere da uomo libero».

Il prof. Albertoni si è soffermato sulla "pagina straordinaria di storia" scritta dalla Guardia di Finanza nel riuscire sia a mantenere il suo ruolo autonomo durante il ventennio fascista sia nel conservare la sua integrità - unico corpo di polizia militare - dopo l'8 settembre 1943. Fonte preziosa sul tema "La Guardia di finanza nella Resistenza", il volume pubblicato nel 1984 da Leo Valiani, protagonista della lotta di liberazione nazionale.

Tra il 1943 e il 1944, la Guardia di Finanza, in virtù di un accorto lavoro diplomatico, da un lato aveva garantito ai tedeschi e ai fascisti che si sarebbe dedicata esclusivamente ai compiti d'istituto, d'altra parte aveva, soprattutto grazie a ad Alfredo Malgeri (allora colonnello, era il comandante della III Legione della Guardia di finanza, situata nella caserma "5 Giornate" di Milano, in via Melchiorre Gioia), continui contatti con la Resistenza partigiana (in particolare con Ferruccio Parri, leader del Partito d'Azione e presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia).

Ha scritto proprio Parri presentando le memorie di Malgeri: «Il meno militare dei corpi armati, quello dal quale era legittimo meno attendersi, ha dato, durante la lunga e durissima vigilia al movimento della Resistenza un appoggio costante, amico e cordiale. Al momento culminante è stato al nostro fianco in prima linea».

Ha ribadito Gerardo Severino: «Il 25 e 26 aprile 1945 l'insurrezione si era estesa a tutta la Lombardia, ovunque i finanzieri parteciparono attivamente agli scontri finali, all'occupazione degli uffici pubblici, al disarmo delle forze tedesche e fasciste».

Purtroppo non poterono vedere la liberazione della patria né Corrias e i partigiani morti come lui in combattimento, né i 236 finanzieri scomparsi nei campi di concentramento nazisti (su 5.192 militari del Corpo catturati sia nei territori di occupazione sia in quello nazionale).

 

 
Commenti (1)
Caserma G. di F. Bugone
1 Domenica 26 Maggio 2013 16:50
Filippo Maiellaro
Conosco molto bene quei luoghi per aver prestato servizio all'inizio degli anni 70 presso la Brigata di Bugone. Ho un bellissimo ricordo di quei luoghi.

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