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| Caccia al personaggio |
| Scritto da c.c. | |||
| Domenica 10 Gennaio 2010 13:52 | |||
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Tra un impasto e l’altro, trovo tempo per leggere: “Augusto” di Antonio Spinosa (1996). Una gradevole lettura della Roma Imperiale con singolari spunti della storia repubblicana di oggi. Trascrivo integralmente un passo che mi ha colpito maggiormente. [...] Lo stato era praticamente affidato ad un uomo solo. A lui. Difatti al proconsolato decennale si univa annualmente nelle sue mani il consolato. Il potere di Augusto era fortemente stabilizzato. Lo stesso Augusto scriveva di aver assunto per universale consenso, la guida di tutti gli affari di Stato. A lui faceva capo anche il comando degli eserciti e delle province periferiche nelle quali operavano le legioni. Nonostante tale accumulo di poteri egli si presentava come un capo che agiva non più per aver usurpato il potere, ma come un principe che si reggeva su una base legale. Insomma, come un “princeps salubris”, ed era questa la definizione che più gradiva. La nuova costituzione che egli dava all’urbe romana celava una monarchia sotto mentite spoglie di repubblica. La finzione lo metteva al sicuro. E insisteva nel fingere, ammaestrato dalla tragica sorte del prozio (Cesare) che era stato travolto per aver voluto imporre la monarchia lealmente [...] In parallelo Spinosa mostra somiglianza con l’era mussoliniana: sulle alture del Palatino, a Roma, Augusto costruì la sua dimora, ad essa corrisposero le pompose residenze di Mussolini: villa Torlonia e palazzo Venezia. Nell’antico Foro Augusteo, Mussolini collocò una statua bronzea dedicata ad Augusto, nell’atto di tracciare la via dell’impero da lui aperta con lo sventramento tra piazza Venezia e il Colosseo per farne una nuova "Via Sacra" della nazione fascista. Come Augusto aveva adeguato Roma, abbellendola, alla realtà dell’impero, così Mussolini cercava di fare usando il piccone. Così pure accolse Hitler, a Roma nel ’38, con abbellimenti e scenari di cartone verniciato color bronzo, e innumerevoli girotondi di carri armati (sempre gli stessi), tanto che Trilussa commentò con versi: "Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l'imbianchino, suo prossimo padrone". Conclusioni! Non ho ancora finito di leggere il libro, ma mi pare di identificare qualcun’altro nelle vesti di Augusto prima e di Mussolini poi. Di questi due sappiamo come sono andati a finire, del terzo ancora no! p.s.: Caro Carlo, recentemente hai affermato che oramai non frequenti più la chiesa, ma a ben vedere la frequenti eccome! Vedasi documentazione fotografica. Forse, senza malizia, come scriverebbe Spinosa, perché ti cedono... “l’altum sacellum”? --- A riprova di quanto dici sul novello Augusto (brianzolo) di casa nostra, Andreotti (lo ricorderai certamente) sostiene da sempre che "a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca". E' la vecchia storia dei corsi e dei ricorsi storici di cui parlava Vico. L'uomo, e l'italiano in particolare, è di memoria labile. E pertanto pronto a innamorarsi dell'uomo che, di tanto in tanto, la provvidenza gli manda. Uso la 'p' minuscola, perché non credo affatto alla Provvidenza. E men che mai a quella ipotetica che si divertirebbe a mandare in giro personaggi del genere. Quanto al 'sacellum', dirò che mi ci hanno tirato... stavo per dire 'per i ciuffi'. Ma mi rendo conto di non potermelo permettere.
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