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| Il gusto amaro dei ricordi |
| Scritto da Nonno Claudio | |||
| Lunedì 04 Gennaio 2010 22:27 | |||
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Il mio intervento sembrerebbe fuori luogo, e lo è senz'altro rispetto ai tuoi ricordi natalizi "gradevoli" richiamati dalla memoria. A proposito di "gradevolezza", per parte mia, ho altri ricordi. Proprio in questi giorni è successo dell'altro, a casa mia.
“Si può sapere dove è finita la bottiglietta dell’alcol ?”, rivolgendomi a mia moglie. Non che ne avessi necessariamente bisogno nell’immediato, ma tra tante scatolette e tubicini, forse anche scaduti, non trovavo la “bottiglietta”. L’abbondanza di farmaci, a casa, è dovuta esclusivamente al fatto che molto spesso soggiornano da noi i nostri nipotini. I quali, molto seguiti dal pediatra, hanno abbondanti libagioni medicali che, a mio parere, buona parte sono inutili e da buttare se non fossero a sostegno di case farmaceutiche, farmacisti e genitori che delegano sistematicamente la crescita dei propri figli ai predetti: una per il naso, una per la gola, una per l’orecchio, una per..., insomma, tutti per uno e uno, l’apparato corporeo, per tutti. Così loro, i genitori, sono più tranquilli. Sarà ! “Che ti è successo”, mi ha chiesto il più grande. Per risposta ho proteso il dito insanguinato, un taglietto da niente. Lui quasi rideva. “Che c’è da ridere?, gli ho chiesto. “C’è che cercavi l’alcol. Oramai non si usa più. Non sai che adesso c’è quello che non pizzica”. Già, che strano! Perchè avevo chiesto l’alcol ? Sapevo benissimo che da anni si usano altri disinfettanti; eppure quella parola mi era venuta spontanea, così come avrei potuto chiedere un altro disinfettante obsoleto: la tintura di jodio. Vuoto di memoria ? Distrazione? Non credo. Penso piuttosto che ogni generazione finisca per essere contrassegnata dai “suoi” medicinali. Io appartengo senza dubbio all’ultima, cioè a quella “dei disinfettanti che pizzicano”, o più genericamente “delle medicine sgradevoli”. Ad esempio la categoria dei lassativi e dei purganti. In caso di bisogno, i miei figli prima e i miei nipotini dopo inghiottono sorridendo una pillola dolce come un confetto. La mia generazione, invece, e ne sono certo l’ultima, i rimedi erano meno piacevoli. Nei casi più leggeri si ricorreva alla Magnesia, una polverina biancastra, niente in comune con quelle effervescenti arrivate più tardi. La “nostra” Magnesia era inerte, morta, precipitava da sola sul fondo. Già la forma ottagonale oblunga, simil cassa da morto in miniatura, ne dava un aspetto tetro. “Mescola, mescola!” mi incitava mamma, porgendomi a tazzina di caffelatte in cui, al primo sintomo di stitichezza, aveva versato la polverina magica. Altre volte invece la somministrazione avveniva anche se stavo benissimo, in base al misterioso, indiscusso principio salutistico per cui, “a ogni cambiamento di stagione i bambini andavano purgati”. Mescolavo freneticamente sperando che il sapore del caffelatte prendesse il sopravvento su quello della Magnesia. Macchè! Risultava un gusto gessoso, da prodotto chimico, che si faceva più acuto e sgradevole all’ultimo sorso, quando nella tazza restava un fondo sabbioso. Ma non finiva lì ! La Magnesia, tutto sommato, era una bibita “gradevole” in confronto al “Principe dei Purganti” ovvero l’Olio di Ricino. Per l’età che ho, essendo nato subito dopo la guerra, la somministrazione avveniva tutta in famiglia. Meglio così, eravamo la prima generazione fortunata, dopo la precedente. Descrivere il sapore dell’Olio di Ricino è difficile dirlo ancora oggi. Facilissimo invece definire la reazione che provocava: una nausea generale e violenta che mamma, impietosita, cercava di evitare aggiungendo a quel liquido denso e maleodorante (...olio di freni) qualche fetta di limone. Ma il rimedio era peggiore del male. Le diverse operazioni di... cambio d’olio al motore... non sempre avveniva pacatamente e serenamente, ma più delle volte con grande difficoltà: bocca chiusa e denti stretti. Ricordo che a casa soggiornava una aiutante di Martis, una donnona enorme come l’armadio, che prontamente provvedeva a stringermi il naso tra le dita, mentre mamma infilava svelta svelta il cucchiaione nella bocca finalmente aperta. L’effetto era sicuro al cento per cento. Ma non è ancora finita ! Nel cassetto dei ricordi ho trovato il Fegato di Merluzzo. Si sosteneva che per combattere convalescenze e debolezze, il rimedio ideale era ancora una volta l’olio. Questo risultava un po’ meno nauseabondo dell’altro e con risultati diversi. Faccio alcune considerazioni. Se le mamme e i babbi di oggi dovessero praticare ai loro figli quanto descritto sopra, il Telefono Azzurro rimarrebbe intasato di denunce e qualche giudice prenderebbe provvedimento nei confronti degli adulti, per l’insano gesto riservato a questi poveri indifesi bambini. Ecco il gusto amaro dei ricordi antichi. Auguri per il nuovo anno. Claudio con i nipotini Daniele, Flavio ed Alessandra (felicissimi di non conoscere la Magnesia e i vari oli). --- Ringraziamo per gli auguri. Che ricambiamo soprattutto a Daniele, Flavio e Alessandra. I quali, dati i tempi, non dovranno subire l'onta della Magnesie e di altri intrugli rivoltanti; ma avranno pure il loro bel da fare, una volta diventati adulti. L'eredità che la nostra generazione gli avrà lasciato non sarà di certo invidiabile. Ma, tornando a noi e ai nostri "amari" ricordi, vien da pensare che la vecchiaia e il lungo tempo trascorso hanno addolcito persino quelle orribili schifezze che erano l'olio di ricino e l'olio di fegato di merluzzo. La cui somministrazione, dici bene, richiedeva sempre l'ausilio di braccia robuste. Per contenere l'inevitabile (e comprensibile) reazione delle povere vittime. Che eravamo noi. Oggi, ahinoi!, ci resta da dire che stavamo meglio quando... stavamo peggio. Ancora auguri! (c.p.)
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Questo è un commento di "S’ultima notte ‘e s’annu"